L'Hospice che non c'è più

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L’Hospice è la struttura sanitaria che accoglie le persone a fine vita, quando l’assistenza non è possibile a casa e quando non è più indicato il ricovero in ospedale.

L’Hospice deve ricordare il più possibile agli Ospiti la casa e quindi deve essere costruito secondo caratteristiche ben precise normate sia dal Ministero che dalla Regione.

Non è semplicemente una fila di camere lungo un corridoio. Ogni camera deve somigliare alla camera di casa e non alla camera di un ospedale. Devono esserci spazi confortevoli sia per i malati che per i loro familiari. L’organizzazione ed i ritmi dell’Hospice sono dettati dal comfort degli ospiti invece che dalle esigenze degli Operatori ed è anche per questo che la parte cosiddetta “alberghiera” deve essere particolarmente curata.

Tutto questo è assolutamente indispensabile per poter accompagnare al meglio il malato nel suo ultimo percorso, con dignità e senza sofferenze.

L’Hospice di Arezzo fu finanziato nel 2000 dal Ministro Rosy Bindi, ma è stato realizzato solo nel 2017 ed è diventato operativo solo nel gennaio 2018.

Nel marzo 2020, in piena crisi emotiva da pandemia, l’Hospice è stato sfrattato per far posto alla Unità Operativa di Oncologia ed è iniziata una vera e propria peregrinazione. Da allora ha già cambiato 2 sedi provvisorie e prive delle caratteristiche proprie dell’Hospice e in questi giorni si parla di spostarlo nella terza sede provvisoria e non del tutto adeguata !

A più di un anno dallo sfratto, non esiste ad oggi né un progetto concreto né una previsione di spesa per un nuovo Hospice!  
E’ del tutto evidente, che al di là delle dichiarazioni politicamente corrette, in realtà ai decisori non interessa  il fine vita e men che meno la qualità del morire. Queste cose evidentemente interessano solo al morente ed al suo contorno parentale ed amicale….ma sono tutti Cittadini invisibili e inascoltati che diventano tali proprio nel momento della loro maggiore fragilità e dell’ultima richiesta che fanno al Servizio Sanitario.

Arezzo e gli Aretini hanno dovuto aspettare 18 anni dal suo finanziamento  per avere l’Hospice e quanto dovranno ancora aspettare per tornare ad avere il diritto, riconosciuto in tutte le altre realtà toscane, a morire con dignità e senza sofferenza qualora dovesse servire l’Hospice?

E’ eticamente e socialmente  accettabile essere privati  di un servizio come l’Hospice capace di declinare il grado di civiltà di una comunità?