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Petitioning Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia and 2 others
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Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia
Consolato della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia
Consolato della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia

Iran: gravissime persecuzioni su esponenti della comunità bahá'í. Poniamo fine a questa infamia.

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.» (primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani)


Letter to
Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia
Consolato della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia
Consolato della Repubblica Islamica dell'Iran, in Italia
Si fa appello alla Repubblica Islamica dell’Iran perché essa metta fine alle violazioni dei diritti umani perpetrate contro i bahá’í dell’Iran, violazioni che sono andate intensificandosi negli ultimi mesi e perché garantisca loro tutti i diritti e le libertà civili previste nella Dichiarazione universale dei diritti umani, nella Convenzione internazionale sui diritti politici e civili e nella Convenzione internazionale sui diritti sociali ed economici, dei quali l’Iran è firmatario. È con grande preoccupazione che siamo ora testimoni di evidenti sforzi da parte del governo iraniano volti alla privazione dei diritti umani fondamentali dei bahá’í dell’Iran. Temiamo inoltre che, visti i più recenti sviluppi, l’Iran stia preparandosi ad esacerbare ulteriormente le violazioni dei diritti umani dei i bahá’í. Fra gli ultimi eventi recenti vi sono anche i seguenti:
 Arresti arbitrari. Il 14 gennaio 2009, le autorità hanno arrestato cinque bahá’í di Teheran: i signori Jinous Sobhani, Shahrokh Taef, Didar Raoufi, Payam Aghsani e Aziz Samandari. Dopo questi arresti, il 1 febbraio 2009, sono stati arrestati due bahá’í di Mashhad e uno di Teheran, il signor Nima Haghar e, sempre a Teheran, le autorità hanno fatto irruzione in otto case bahá’í. Questi arresti vanno ad aggiungersi non solo ai molti altri effettuati in numerose città dell’Iran ma anche a quelli dei sette eminenti bahá’í arrestati nel 2008 e tuttora detenuti in carcere nonostante le richieste di rilascio da parte delle Nazioni Unite, di sei vincitori del premio Nobel per la Pace e di varie organizzazioni per i diritti umani.
 Attacchi contro case bahá’í. Le autorità hanno fatto irruzione nelle case di famiglie bahá’í per arrestarne i membri e/o confiscarne i beni, come fotografie, libri e computer. Uno sviluppo sconcertante del problema ha visto la recente divulgazione di una lista di 31 pagine contenente i nomi, le professioni e gli indirizzi dell’abitazione e del posto di lavoro di molti bahá’í di Shiraz. La lista contiene inoltre diverse citazioni contro i bahá’í di membri dell’alto clero, fra cui l’Ayatollah Khomeini, e potrebbe portare a numerosi aggressioni contro le persone elencate.
 La negazione dell’accesso all’istruzione. È dal 1979 che il governo iraniano continua a bandire gli studenti bahá’í da tutte le istituzioni di studi superiori, l’accesso alle quali è un diritto umano universale riconosciuto, e ha anche imposto restrizioni alle lezioni private a domicilio per coloro ai quali è negato accedere alle istituzioni scolastiche pubbliche.
 Campagne intimidatorie. Queste includono l’accanimento contro gli studenti bahá’í, campagne mediatiche, seminari e simposi pubblici contro i bahá’í sponsorizzati dal governo, la distribuzione di CD a contenuto anti-bahá’í in molte scuole del paese e la persecuzione di coloro che tentano di aiutare i bahá’í, come il premio Nobel Shirin Ebadi.
 Lo strangolamento economico e finanziario della comunità bahá’í. Negli ultimi decenni, il governo iraniano ha licenziato tutti gli impiegati pubblici e ha confiscato abitazioni, attività commerciali, beni finanziari e altre proprietà in uno sforzo sistematico di distruggere la comunità bahá’í dal punto di vista economico e finanziario.
 Attacchi e profanazioni di cimiteri bahá’í.Diversi cimiteri bahá’í a Qaimshahr, Yazd, Najafabad e in altre località sono stati ripetutamente profanati e poi completamente distrutti.
Vorremmo qui esprimere la nostra solidarietà nei confronti dei bahá’í e dei membri di tutte le altre comunità religiose che non godono dei diritti e delle libertà in Iran.