Tuteliamo la qualità della pizza napoletana dai pericoli delle moderne farine industriali

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Le origini della pizza napoletana iniziano dal giugno del 1889 allorquando il pizzaiolo Raffaele Esposito preparò la cosiddetta pizza Margherita per Margherita di Savoia. In realtà la pizza era già parte integrante della cultura culinaria dell'epoca. Nel libro di Francesco De Bourcard, Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, pubblicato nel 1858, quando la città sarebbe stata ancora per due anni la capitale del regno delle Due Sicilie, è descritta una pizza con la mozzarella e il basilico. Il disciplinare della Vera Pizza Napoletana prevede che il principale componente della pizza sia la farina di grano tenero 00 con eventuale aggiunta di una percentuale di tipo 0. Ebbene sappiate che buona parte della pizza che mangiate è fatta con  farine industriali, prodotte con grani spesso non coltivati in Italia, e probabilmente geneticamente modificati (OGM).Inoltre ad esse vengono aggiunti i cosiddetti additivi miglioratori: si tratta di una classe ampia ed eterogenea di prodotti quali acido ascorbico, proteasi, mono e di-gliceridi degli acidi grassi (emulsionanti) e molti altri a cui potremmo essere potenzialmente intolleranti o allergici. Questi prodotti rendono l’impasto facilmente lavorabile durante la preparazione, accelerano la lievitazione portando a un notevole risparmio di tempo, favoriscono lo sviluppo regolare ed omogeneo delle alveolature durante la cottura, dando luogo a croste croccanti. Il dubbio è che vengono usati per migliorare farine di bassa qualità o a scarso contenuto di glutine, rendendole così maggiormente idonee alla lavorazione e per avere un prodotto apparentemente di qualità superiore: ad esempio una pizza con un cornicione più alto è notoriamente considerata indice di migliore qualità, ma perché lievitata meglio o perchè c'è l'azione artificiosa degli eccipienti miglioratori?.Secondo la legge vigente, l’impiego dei “miglioratori” non deve essere indicato nella lista negli ingredienti. Chiediamo come consumatori al Ministero della Salute di potere sapere se la pizza che noi mangiamo contiene queste sostanze. Inoltre chiediamo all'Associazione Verace Pizza Napoletana di tutelare il prodotto auspicando l'adozione di farine di grano antico italiano, ante rivoluzione verde di Strampelli, no OGM, molito a pietra a basso regime di giri. Questi grani da secoli coltivati nel nostro Meridione, quali la risciola, il carosello, le saragolle, e molte altre, con caratteristiche nutrizionali ed organolettiche superiori ai moderni grani OGM ad alte rese, conservano i profumi del territorio, permettono un abbattimento nell'uso dei concimi e pesticidi e hanno una migliore digeribilita' e tollerabilità per il loro profilo glutinico a cui l'uomo si è adattato, cibandosene per secoli. Infine promuoviamo la pizza fatta con la farina di grano italiano antico senza alcuna aggiunta di additivi se non quelli di Madre Natura.



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