BASTA CIRCHI NEL CANAVESE (TO)

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L’opinione pubblica, la scienza, la politica e l’etica si sono fermamente dichiarati contrari all’utilizzo di animali nei circhi.

*Più del 75% degli Italiani si ritene contrario agli spettacoli di animali nei circhi (sondaggio nazionale EURISPES).

*Nel 2015 la Federazione dei Veterinari Europei (FVE), di cui fa parte la Federazione Italiana degli Ordini dei Veterinari (FNOVI), ha pubblicato una dichiarazione che chiede l’abolizione dell’utilizzo degli animali selvatici-esotici nei circhi indipendentemente se questi ultimi siano nati in cattività o siano stati catturati in natura, poiché in nessun modo i bisogni etologici degli animali possono essere soddisfatti in un circo.

*Più di 650 psicologi e psicoterapeuti italiani hanno sostenuto una dichiarazione che sottolinea il carattere diseducativo, nei confronti dei bambini, degli spettacoli circensi con animali, così come numerosi autorevoli esperti internazionali nel campo dell’etologia e dell’ecologia sostengono la citata dichiarazione della Federazione dei Veterinari Europei.

*l’Italia è l’unico Paese in Europa che devolve finanziamenti statali ai circhi con animali, dell’ammontare di circa 3 milioni di euro all’anno (rif.anno 2013, Fondo Unico Per lo Spettacolo - FUS)

*Lo scorso ottobre è stata approvata una legge che provvederà al graduale superamento degli animali nei circhi, i cui decreti attuativi si stanno redigendo in questi mesi.

Come Associazione Scientifica di Etologia ed Educazione Ambientale (ETICOSCIENZA), chiediamo ai Comuni del Canavese e di Venaria di seguire la strada di tantissimi altri importanti comuni italiani (Milano, Cagliari, Alessandria, Fiumicino, Giaveno, Cesena, Lucca e molti altri), di 23 paesi nel mondo e 18 Nazioni Europee che hanno vitato ai circhi di far esibire gli animali nel loro suolo pubblico.
Chiediamo quindi di preferire altre attività circensi e di spettacoli che non comprendano l’utilizzo di animali e di essere, quindi, promotori di una sensibilità e di un’attenzione al benessere animale che mira al progresso, in linea con gli altri paesi Europei.

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Qualsiasi spettacolo o attività che prevede l’uso di animali selvatici deve necessariamente fare i conti con il rispetto del benessere animale. L’egoismo e la visione antropocentrica di tutto ciò che ci circonda sovrastano inesorabilmente anche ogni minimo accorgimento sulle condizioni psico-fisiche degli animali impiegati nelle varie attività umane.

Esistono infatti alcune realtà dove c’è un oggettivo maltrattamento e abuso degli animali, ma in molti altri casi gli individui sono tenuti in buona salute, al meglio delle possibilità di chi li gestisce. Non ci sono torture, né fruste, né evidenti violenze fisiche sugli animali. Le condizioni sanitarie vengono rispettate, i controlli di tipo veterinario sono periodici e gli animali sono seguiti costantemente, con passione e dedizione. In questi casi il vero problema si pone proprio perché non vi sono mancanze sanitarie evidenti, ma bisogna avere una visione d’insieme e cercare di approfondire meglio la questione. Di fronte alle immagini di un circo con animali molto spesso i “non addetti ai lavori” che, per loro libertà di pensiero, credono che le attività svolte vadano contro il rispetto degli animali sono solamente preoccupati delle condizioni sanitarie degli stessi animali. A quel punto, quando le strutture che tendenzialmente sono più attente al benessere animale decidono di aprire le porte e dimostrano che gli animali stanno bene fisicamente e che hanno “amore”, allora la questione si chiude ed automaticamente tutto è risolto.

Quando però l’occhio di chi si preoccupa di questa tematica non è di un cittadino qualunque ma è quello di un professionista, che si è formato e che con criterio scientifico cerca di trovare delle risposte, allora le cose cambiano. Il fatto che gli animali stiano bene di salute dovrebbe essere scontato. Se così non fosse, a prescindere che si sia a favore o contro gli spettacoli con animali, sarebbe oggettivamente un fatto da condannare.

Il buono stato di salute fisica non basta. Nelle attività come quelle del circo il problema è prima di tutto etico ed etologico. Gli animali detenuti e utilizzati sono selvatici – appartenenti ad una specie selvatica, il cui singolo individuo è stato addomesticato e ammaestrato, ma che mantengono una genetica, un’evoluzione, una tassonomia, una filogenesi e un’etologia identica ai loro conspecifici in Natura.
I loro bisogni non cambiano – il leone del circo è geneticamente identico ad un leone della Savana, per questo è profondamente sbagliato, tra le tante cose, obbligarlo all’interazione con l’Uomo, con cui naturalmente non avrebbe il benché minimo contatto.
Questo ci fa comprendere quanto il circo sia innaturale e scientificamente sbagliato.

I numeri che divertono così tanto il pubblico costringono gli animali a ore di innaturale addestramento sono causa di stress e sofferenza.Tutte le specie di animali selvatici costrette a vivere nei circhi patiscono la mancanza di libertà, nella maggior parte dei casi, infatti, vengono portati fuori dalle gabbie o dai box solo in occasione degli spettacoli che ne prevedono esibizione.
Già il solo trasporto tra una località e l’altra è di per sé innaturale e stressante. Lo è per un Umano seduto sul sedile posteriore di un’auto. Immaginiamo per un leone africano, un elefante indiano o una zebra – in un camion.

Questi animali, in natura, si sposterebbero nel raggio di centinaia di chilometri in cerca di cibo e di un posto sicuro in cui ripararsi, il non poter godere di spazi aperti in cui correre e da esplorare, è fonte di inimmaginabile sofferenza, così come il non poter mettere in atto comportamenti basilari del loro repertorio comportamentale specie-specifico.

L’idea che un animale venga al mondo con il solo scopo di essere addomesticato (quindi privato della sua selvaticità), addestrato e usato per eseguire ordini ed esercizi imposti dall’Uomo (normalmente questi animali non eseguirebbero quei comportamenti) è eticamente sbagliata ed inaccettabile. In secondo luogo vi è un problema di tipo etologico, in quanto questi animali non possono espletare il loro repertorio comportamentale specie-specifico (etogramma), le loro libertà decisionali sono limitate (non possono scegliersi un partner, non posso cambiare luogo in cui vivere, non possono scegliere il loro gruppo sociale, non possono scegliere cosa mangiare, ecc) e non potranno mai raggiungere una perfetta condizione di benessere totale (welbeing) visto che la loro vita naturale è alterata fin dalla nascita. Questi sono costretti in gabbia per tutta la vita e privati della possibilità di sviluppare e appagare bisogni e desideri istintivi. 

In terzo luogo il problema è collegato alla salute e alla sicurezza umana, in quanto si tratta pur sempre di animali appartenenti a specie selvatiche e quindi mantengono sempre una certa pericolosità verso l’Uomo (come dimostrato da diversi casi di attacchi successi in circhi, zoo e strutture turistiche). I circhi si presentano come attrattiva, luoghi originali e allegri. Qui vi è un forte problema educativo, poiché i bambini vengono abituati ad un’idea distorta della Natura dove sembra essere normale che un animale di quel tipo venga cresciuto lontano dal suo ambiente naturale, abituato a vivere/“lavorare” con gli umani e a venir usato per scopi ludici.

Se pensiamo che questi luoghi possano insegnare qualcosa, di certo è una lezione pericolosa. Insegnano che gli umani hanno il diritto di ridurre in schiavitù gli animali, e rinforza l’idea per la quale questi hanno il solo scopo di esserci utili. Non insegnano certamente il rispetto per gli altri individui, e la vita. Queste attrazioni non insegnano ai bambini le caratteristiche naturali degli animali, al contrario, fornisce un'immagine distorta, proprio come questi non dovrebbero vivere. Se vogliamo instillare nei bambini valori quali il rispetto per gli altri, dovremmo iniziare da non visitare luoghi in cui gli animali sono schiavi e prigionieri.

Per tutti questi motivi, quando si pensa a spettacoli che fanno uso di animali la questione che riguarda la salute fisica andrebbe superata e dovrebbe essere data quasi per scontata (il maltrattamento di animali è, a prescindere, un atto criminale), per lo meno nella maggior parte delle strutture italiane. Ci sono tanti altri fattori da considerare e sui quali bisogna riflettere e chi crede che il problema ruoti solo intorno allo stato di salute commette un grave errore di superficialità.



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