Si alla memoria. Il ripristino del cannone alla originale postazione del fronte

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Le  nostre valli Trentine erano terra di confine dell'Impero Austro Ungarico. Il fronte occidentale correva sulle creste delle nostre montagne che  sono state teatro del primo conflitto Mondiale. Anni di sofferenza per i nostri nonni costretti a combattere al fronte orientale con la Russia. Le donne dovevano supplire a tutti i lavori  dei loro uomini andati alla Guerra. Storie di stenti e di dolore trasportando a spalle i materiali per la costruzione delle linee di difesa. E' passato un secolo dalla fine di quei tempi sofferti. In cima alle montagne sono rimaste le opere di difesa e in paese la testimonianza straordinaria del Cimitero monumentale. Dodici anni fa la nostra Provincia iniziava  un'operazione di recupero delle opere più significative rimaste a testimoniare i tragici eventi. Alla testata della Val Breguzzo avrebbe dovuto essere ripristinato in batteria il grosso cannone calibro 120 mm che con immani fatiche avevano trasportato fino a quota 2850m. La nostra sezione SAT aveva preparato copia fedele della bocca da fuoco che originariamente era di bronzo. Per il suo valore di lega metallica preziosa,  a fine guerra era stata fatta a pezzi e portata a valle come tutti i materiali riutilizzabili. Quindi ovviamente l'affusto necessitava di nuova bocca da fuoco (se pure non originale ma fedelmente riprodotta). Ad un certo punto però, le operazioni di recupero sono state interrotte. L'autorizzazione al completamento del cannone, negata con la motivazione che stavamo creando un falso. In realtà è stata solo una decisione politica per non incorrere in proteste da parte di gruppi che non condividono il ripristino di manufatti in quota. Noi non intendiamo creare falsi ma ripristinare al luogo di origine durante il conflitto, il grosso cannone in memoria di una guerra tragica che prima di essere combattuta tra soldati, era un conflitto quotidiano con la natura. Luoghi ora meta di escursionisti, che salgono fin lassù proprio per vedere e meditare sulla pazzia degli uomini che avevano trasformato con la guerra, le bellezze più alte del nostro territorio.


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