L'ingiustizia nel togliere un ruolo

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A nome di tante che come me stanno vivendo questo paradosso.

A tutte le insegnanti che hanno fatto sacrifici in questi anni.

Ecco la mia storia esempio fotocopia di tante altri percorsi personali vissuti da noi maestre.

Dopo 15 anni di contratti annuali e 5 anni di supplenze saltuarie,che hanno implicato sacrifici ma fatti con piacere perché volevo raggiungere l obiettivo di entrare in ruolo,finalmente a settembre 2016 ottengo la nomina. Ecco realizzato il mio sogno.         Affronto l anno di prova,partecipando ai corsi stabiliti dall'ufficio regionale scolastico,completo l iter obbligatorio sulla piattaforma INDIRE,presento progetti,elaboro diverse tesine e vengo osservata da un tutor. A luglio 2017 svolgo il colloquio finale con il comitato di valutazione ed il preside dell' Istituto che devono decidere la mia competenza e idoneità. Termina tutto bene,vengo promossa ma dopo pochi mesi i giudici della plenaria cancellano tutto,senza porsi minimamente il dubbio che tra i tanti diplomati magistrali c è persone come me che hanno competenza professionale acquisita con l esperienza pratica e non solo teorica. Tra il 2000 e il 2016 esiste un buco temporale di assenza di concorsi per l insegnamento. Chi ha tenuto in piedi la scuola italiana siamo stati noi diplomati magistrali. Perché non creare un distinguo all' interno del vasto gruppo dei DM tra chi ha l'esperienza,ed ha gia il ruolo,da coloro che hanmo poca se non minima esperienza?

Vogliamo pensare a quale danno lo stato italiano andrà incontro anche in termini di tasso di disoccupazione nonché di immagine a livello europeo se venissero licenziati migliaia di statali?(forse sarebbe la prima volta nella storia a livello mondiale)

Le mie rimostranze sono le stesse di tante altre colleghe

È il danno che né uscirà  sarà devastante non solo a livello economico ma soprattutto morale,psicologico per noi povere maestre ma anche verso i bimbi che verranno privati delle loro maestre.

 Lasciateci continuare ad insegnare con i diritti e i doveri che né implicano perché insegnare non è seguire gli obiettivi,ora chiamati competenze, ma è soprattutto andare a lavorare con passione e dedizione per formare il cittadino del futuro che non è solo cittadino italiano ma è cittadino del mondo.

Grazie dell' attenzione

Ortona Morgana,ins.te Ì.C.Serra Riccò-Genova

 

 

                                             



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