La sanità veneta deve rimanere al Veneto

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GIÙ LE MANI DALLA SANITÀ VENETA:

FIRMA LA PETIZIONE PERCHÉ LA SANITÀ DEL VENETO RESTI AL VENETO E NON CI VENGA SOTTRATTA DA ROMA

Il sistema sanitario del Veneto ha dimostrato grande efficienza nella gestione dell’emergenza coronavirus. Grazie ai preziosi suggerimenti dell’Università di Padova il sistema sanitario regionale è riuscito a mettere in campo una strategia di contrasto alla diffusione del virus molto efficace.

Già dal 22 Febbraio il professor Crisanti, di concerto con l’Università di Padova, avevano suggerito alla Regione Veneto di adottare una strategia di contenimento sul modello coreano: tamponi a tutte le persone di rientro dalla Cina e tracciamento degli spostamenti dei positivi. E poi, a sua volta, tamponi a tutti i loro contatti.

Tali indicazioni erano in contrasto con quanto stabilito dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità che a loro volta avevano recepito le indicazioni dell’OMS. Se il Veneto avesse ascoltato le indicazioni del ministero, oggi si troverebbe in una situazione ben peggiore di quella attuale, perché è stata proprio l’adozione del ‘modello Crisanti’ a preservarci dal precipitare in una situazione simile a quella  della Lombardia.

Ciò è stato confermato anche da uno studio dell’Università di Harvard. La quale sostiene che: “l’Italia è stata travolta da uno tsunami senza precedenti ma le cifre del contagio regione per regione sono molto diverse”. Ed è sulla strategia adottata per affrontare questa emergenza che secondo l’Università di Harvard “il Veneto deve essere preso come esempio”.

Le misure sottolineate dalla prestigiosa università sono, esattamente queste:  “il ricorso massiccio ai tamponi in modo da individuare i positivi e isolarli. La ricostruzione dei loro movimenti  così da individuare le possibili persone contagiate. Il tampone ai conviventi e l’autoisolamento”. Sono state apprezzate inoltre le diagnosi fatte a casa con i test analizzati in laboratorio ed infine l’impegno profuso per tutelare le persone in prima linea.

Allora, se c’è una cosa che questa emergenza ha dimostrato è che l’autonomia funziona molto meglio del centralismo.

A ulteriore prova di questo fatto sottolineiamo alcuni numeri che fanno capire come è stata gestita la sanità dallo stato italiano negli ultimi 20 anni:

istituti di cura

Nel 1998 erano     1381

Nel 2007 calati a   1197

Nel 2017 arrivati a 1000

Posti letto

Nel 1998 erano 311.000 - 5,8/1000 abitanti

Nel 2007 erano 225.000 - 4,3/1000 abitanti

Nel 2017 rimasti 191.000 - 3,6/1000 ab

Nel frattempo non sono state finanziate sufficienti borse di studio per le specializzazioni dei laureati ed è stato introdotto il numero chiuso a medicina.

Il risultato è che ci troviamo senza medici.

In Italia i posti in terapia intensiva prima del corona virus erano 5324

In Germania sono 28.000

Strategia, calcolo, incapacità???

Questo è successo negli ultimi 20 anni in Italia, dove hanno governato un po’ tutti. 

Da aggiungere solo che nel frattempo il debito pubblico è sempre aumentato ed è arrivato a quasi 2500 miliardi di €

Allora l’idea lanciata da alcuni politici di centralizzare a Roma la sanità va combattuta con forza.

DOVREMMO METTERCI NELLE MANI DI CHI HA GESTITO IN QUESTO MODO LA SANITÀ NEGLI ULTIMI 20 ANNI?

Non se ne parla proprio

SE SEI D’ACCORDO CON ME FIRMA LA PETIZIONE: NON DOBBIAMO FARCI SOTTRARRE LA SANITÀ PER NESSUNA RAGIONE AL MONDO.