Coordinatore di Ricerca Clinica WANTED: sostieni anche tu il riconoscimento ministeriale di questa figura professionale!

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Nel corso degli ultimi decenni la ricerca clinica ha subito una profonda evoluzione in termini sia qualitativi che quantitativi. Si è passati, infatti, dalla pratica diffusa di studi osservazionali condotti su casistiche limitate a quella sempre più frequente degli studi randomizzati, o Sperimentazioni Cliniche Controllate. Basate su casistiche più ampie, raccolte spesso nell’ambito di collaborazioni tra più centri nazionali o internazionali, le Sperimentazioni Cliniche Controllate sono considerate oggi il gold standard per determinare l’efficacia di un intervento terapeutico.

Parallelamente è andata migliorando la metodologia che regola gli Studi Clinici (SC), reclamando funzioni complesse e articolate che richiedono collaborazioni multidisciplinari e interprofessionali. È così che accanto al clinico, farmacologo, statistico, farmacista, infermiere e tecnico di laboratorio o biologo, si è resa necessaria anche una figura che possa gestire il flusso di lavoro sotteso agli Studi Clinici, ponendosi come riferimento per le attività. Oggi, per le mansioni che gli sono affidate, tale figura viene riconosciuta con il termine di Coordinatore di Ricerca Clinica (CRC).

La presenza del CRC nei centri di ricerca clinica è divenuta criterio di valutazione da parte dei promotori che desiderino investire nel nostro Paese; evidenze di letteratura confermano, ad esempio, l’impatto favorevole sul numero di arruolamento di soggetti negli studi in centri in cui è presente un CRC, oltre ad una aumentata qualità sulla raccolta dei dati e maggior aderenza alle linee guida corrispondenti.

Tuttavia ad oggi, nonostante i CRC abbiano un chiaro e strategico ruolo nell’organizzazione e nella conduzione degli SC e una coscienza di categoria che li spinge a reclamare una regolamentazione per le loro attività, competenze e formazione, esiste una grave lacuna legislativa.

In altre nazioni questa figura ha ottenuto già da diversi anni il suo inquadramento professionale.

Se vogliamo contrastare la fuga di cervelli e soprattutto per non lasciare che l’Italia rimanga indietro… BISOGNA FARE QUALCOSA!!!!

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