Ponte Morandi: nuove politiche su lavoro e infrastrutture e migliore qualità della vita

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In Italia siamo 29 milioni di pendolari. Il 14 agosto 2018 sono crollati Genova 200 metri del ponte Morandi. Tutti noi abbiamo capito come la vita di ognuno dipenda dal fato e da piccoli dettagli rispetto ai quali non possiamo che ritenerci tristemente impotenti. Viviamo in un società che, illudendoci che nuove tecnologie, web, app,ecc. siano al nostro servizio, ci obbliga sempre di più a produrre ricchezza per pochi, a farci ritagliare spazi di tempo da dedicare a noi stessi. Chiediamo al governo iniziative utili al miglioramento della qualità della vita, che riteniamo prioritario, per esempio attraverso serie politiche di telelavoro e di redistribuzione della forza lavoro che consentano la riduzione dei tempi dedicati al pendolarismo.

Egrr. Sigg. Ministri Luigi Di Maio, Danilo Toninelli

Egrr. Sigg. Ministri del Governo

con il crollo a Genova di quei 200 metri del ponte Morandi, il 14 agosto non sono tragicamente mancate solo le vite di 43 persone, una parte di affetti dei loro familiari, un pezzo di tranquillità per sopravvissuti e sfollati. Con quel crollo ci sono anche venute meno alcune certezze. Per esempio in molti non avevamo mai pensato, sino ad allora, quanto la vita di ognuno di noi possa dipendere dal fato e da piccoli dettagli rispetto ai quali non possiamo che ritenerci tristemente impotenti.

Spesso, rivedendo infatti sui giornali o sui social i volti di quelle 43 persone che stavano magari già pensando alla tradizionale grigliata del giorno dopo con parenti e amici, non possiamo infatti non pensare a chi quella mattina, grazie magari a un semaforo rosso o alla difficoltà di uscire da un parcheggio per colpa di qualcun altro che aveva messo male la macchina davanti alla sua, è arrivato “tardi” sul ponte e si è salvato o chi, indeciso se proseguire tutto di un botto o fermarsi per un caffè all’autogrill, ha scelto la seconda ipotesi e stava transitando sul ponte un istante prima del camion del Basko.

Stiamo vivendo nell’era del “tempo reale”, del web, si sviluppano continuamente sistemi informativi e app per poter ridurre i “tempi morti” così da poter produrre di più e aumentare il PIL, diminuire il più possibile lo spread tra Btp e Bund per non far crescere il debito pubblico perché se aumenta lo spread, e quindi il rischio percepito sull’economia italiana, lo Stato dovrà  emettere dei nuovi Btp con un tasso di rendimento più alto se vuole che qualcuno li compri, e se lo Stato ne aumenta il rendimento aumenta il peso sulle proprie casse e di conseguenza cresce il debito pubblico del nostro Paese e quindi, e quindi, e quindi….

E quindi ci siamo dimenticati, Sigg. Ministri, che “il tempo è denaro” non significa che dobbiamo impiegare tutto il nostro tempo per produrre ricchezza, ci siamo dimenticati che può, anzi deve esserci anche del tempo da dedicare a noi stessi, alla qualità della nostra vita, a quella vita che dal 14 agosto abbiamo capito quanto sia effimera.

E molto più semplicemente il 14 agosto è anche caduto un pezzo di storia per molte persone, per tutte quelle persone che per anni, tutti i giorni, hanno attraversato quel ponte, chi da Est verso Ovest, chi da Ovest verso Est per recarsi al lavoro: operai, impiegati, medici, insegnanti, ……. chi per andare a scuola, all’università, chi al mare o in vacanza.

I dati statistici dicono che in Italia ci sono più o meno 29 milioni di persone che ogni giorno, in treno, in auto, in moto o con qualche altro mezzo di trasporto si muovono per andare a lavorare, persone che da Torino vanno a Milano, persone che contemporaneamente da Milano vanno a Torino a fare lo stesso lavoro di quelli che da Torino vanno a Milano. Persone che passano 2, 3, 4 ore del loro tempo in coda sulle tangenziali di Milano o sul raccordo anulare, nelle “code a tratti tra Barberino e Ronco Bilaccio”, ai caselli della Salerno-Reggio Calabria, dell’A1, A2, A3, A21, A26………

Nell’ipotesi che questi 29 milioni di persone mediamente impieghino 1 ora al giorno (probabilmente di più) del loro tempo per 220 giorni all’anno (escluso quindi sabati, festività, ferie, malattia, ecc.) per spostarsi dal luogo dove abitano all’ufficio, in fabbrica, a scuola, in ospedale, ecc. e per tornare, scopriamo che ogni anno in Italia si sprecano 6.380 milioni di ore in pendolarismo che corrispondono al tempo di aspettativa di vita di, più o meno, di 8.560 donne o 8.760 uomini.

In questi giorni abbiamo nuovamente assistito ad un incremento del dibattito sulle grandi opere, gronde, alta velocità o terzo valico che siano, si è riaccesa la discussione su privatizzazione o pubblicizzazione dei servizi, sulla revoca o meno delle concessioni, su come rendere più efficace il sistema delle infrastrutture, se crearne di nuove  o potenziare quelle esistenti per poter soddisfare la sempre più crescente necessità di trasporto.

E’ proprio questo il punto. E se anziché trovare le medicine per curare il paziente, tra l’altro via via sempre più grave, cominciassimo a pensare di limitare le cause della malattia? Se provassimo ad utilizzare il web, i sistemi informatici, le app per promuovere serie politiche di telelavoro?

E se la sfida, la prossima grande opera, tra l’altro a costo zero Egr. Sig. Ministro del Lavoro, fosse una puntuale mappatura di questi 29 milioni che rappresentano più o meno metà degli italiani (lattanti, pensionati, indigenti, ecc. compresi) ed una azione di ricollocazione sul territorio, magari a partire dagli uffici pubblici, dagli insegnanti, medici, infermieri e perché no baristi, contabili, segretarie………? E non sarebbe anche una buona opportunità, Sig. Ministro delle infrastrutture e trasporti, per limitare l’esigenza di nuovi investimenti liberando risorse da dedicare alla manutenzione ed all’ammodernamento di quelle esistenti?

Chiediamo ai Sigg. Ministri e al Governo di valutare attentamente queste proposte nella consapevolezza che è possibile, anzi doveroso, sfruttare le nuove tecnologie per migliorare la qualità della vita (che riteniamo prioritaria) e che qualità della vita e produttività (che alcuni ritengono invece fondamentale) non necessariamente sono antitetiche ma possano tranquillamente coesistere. Se proprio fosse necessario dover fare una scelta, NOI SIAMO indiscutibilmente per PRIVILEGIARE LA QUALITA' DELLA VITA!

 



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