NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA CONTRO LA SIRIA

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Dal 2011 è in corso una guerra di aggressione contro la Repubblica Araba di Siria, uno stato sovrano riconosciuto come tale dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, ad opera dell’Occidente, in particolare da parte degli Stati Uniti, non già per il carattere antidemocratico del regime di Assad, ma per via del suo appoggio alla causa del popolo palestinese e alla sua politica estera filo-iraniana e filo-russa.

Nella terra dove circa 7000 anni fa l’uomo iniziò a scrivere, sono 273.520 le persone morte dall’inizio delle ostilità. Secondo le stime fornite dalle Nazioni Unite le vittime civili ammonterebbero a 79.585 unità di cui 13.694 sarebbero i bambini e 8.823 le donne senza contare i milioni di sfollati. Insomma una catastrofe umanitaria che ha pochi precedenti nella storia recente.

Al fine di abbattere il governo  siriano, Washington e i suoi alleati europei non hanno esitato a fornire ingenti quantità di armi e denaro, attraverso le petromonarchie del Golfo, a gruppi jihadisti che si sono resi responsabili di eccidi efferati contro minoranze etniche e religiose come i curdi, gli assiri, i cristiani, gli alawiti, gli ismailiti e i drusi. Il piano messo in atto dalla Casa Bianca tuttavia è fallito a causa dell’intervento militare russo in Siria. Intervento non certo disinteressato, ma motivato da ben precisi interessi geopolitici. Mosca infatti, vuole tenere al potere Assad perché se lui cadesse non solo perderebbe la sua unica base navale estera ma i fondamentalisti islamici che oggi stanno mettendo a ferro e fuoco la Siria rivolgerebbero le loro attenzioni verso l’Asia Centrale ed il Caucaso del Nord, da dove sarebbero in grado di rappresentare una minaccia verso la Russia.

L’amministrazione statunitense nell’intento di giustificare l’ennesimo «intervento umanitario» contro un paese che si ostina a non piegarsi ai suoi interessi geopolitici, ha accusato il regime di Assad – senza fornire alcuna prova – di aver utilizzato armi chimiche contro i civili a Douma un centro abitato nel governatorato del Rif di Damasco. Un’accusa tanto più risibile se si pensa che già nel 2014 il governo siriano ha completato il disarmo del proprio arsenale chimico sotto il controllo internazionale.

Nonostante ciò nella notte del 14 Marzo il presidente Donald Trump ha avviato una serie di attacchi missilistici contro la Siria all’interno di un’operazione coordinata con Francia e Regno Unito.

In conformità con l’articolo 11 della Costituzione secondo cui: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» chiediamo che il governo italiano si astenga dall’intervenire in un futuro scenario bellico e che si rifiuti di mettere a disposizione il nostro territorio come base per raid aerei contro la Repubblica Araba di Siria.



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