Kurdistan siriano: fermiamo la strage annunciata.

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La Turchia del dittatore Erdogan si prepara ad aggredire in armi il territorio e la popolazione del Kurdistan siriano: fonti giornalistiche comunicano che i bombardamenti sono già iniziati nel nord - est della Siria.

Erdogan ha già dimostrato chiaramente di quale natura sia il suo regime con una sistematica repressione del dissenso che ha colpito giornalisti e organizzazioni della società civile (provocando fra l'altro una diaspora degli intellettuali turchi).

Ora, dopo avere attivamente appoggiato l'Isis durante la guerra condotta dalla coalizione internazionale che includeva anche gli USA (l'attivista curdo Gharib Hassou ha ricordato che "ogni volta che strappiamo qualcosa all'Isis, la Turchia si vendica. Abbiamo riconquistato Taqba, a Ovest di Raqqa, e loro hanno mandato gli aerei a bombardare Qara Shouk, che è un centro fondamentale per coordinare sul campo le forze della coalizione nelle operazioni contro l'Isis. Lo stesso è successo sul Sinjar, dove ci hanno bombardato subito dopo averlo liberato"), Erdogan qualifica come "terroristi" le forze di resistenza curde, l'YPG e l'YPJ, e si prepara a un'azione di "pulizia etnica" contro quegli stessi curdi che hanno avuto un ruolo decisivo nel fermare l'espansione dell'Isis e poi nella riconquista del territorio che il Califfato islamico aveva sottoposto al suo regime omicida e fanatico, nel quale, non dimentichiamolo, erano addestrati e indottrinati i kamikaze diretti in Europa.

 


Cosa fa l'Occidente?

 


Gli USA di Trump, contro il parere di esponenti dello stesso partito repubblicano (i senatori Lindsay Graham e Marco Rubio) e - citando "La Repubblica" - "le raccomandazioni dei massimi funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato che hanno cercato di mantenere una piccola presenza di truppe nel nord-est della Siria per continuare le operazioni contro lo Stato Islamico, o Isis, e di agire come contrappeso critico in Iran e Russia", ha ordinato il ritiro delle truppe USA, di fatto dando il via libera alla crociata di Erdogan.

 


Quanto all'Europa, che grazie anche al contributo delle forze curde si è liberata dalla minaccia della più potente centrale di propaganda e addestramento di quel terrorismo integralista che ha fatto strage nelle città della Francia, della Spagna e dell'Inghilterra, non fa altro che tentare una "moral suasion" nei confronti di un regime che è facile immaginare quale peso darà a simili ammonimenti.

 


Eppure proprio l'Europa dispone di uno strumento molto potente di pressione: i paesi UE sono i maggiori partner commerciali della Turchia, che del resto da anni è in trattative per essere accolta nell'Unione.

 


Se le istituzioni non si decidono a usare questo strumento, tocca a noi cittadini fare pressione.

 

CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO IMMEDIATE SANZIONI DIPLOMATICHE ED ECONOMICHE CONTRO LA TURCHIA FINO ALLA REVOCA DEL PIANO D'INVASIONE.