Avete dieci giorni per mettervi d'accordo e salvare l'Europa

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Dieci giorni per salvare l’Europa

Un appello da parte di comuni cittadini

La pandemia del Coronavirus ha oggi l’Europa come epicentro. Ma la risposta dell’Unione Europea è stata debole e incerta. E la sua voce, come accade sempre più spesso, è stata soffocata da quella dei suoi stati membri.

Ogni governo parla ormai sempre e soltanto ai propri cittadini: o per preconizzare livelli terribili di contaminazione, o per indurli ad accettare con disciplina misure inusitate, o per assicurare appoggio economico alle imprese e ai lavoratori in difficoltà. Ogni paese membro guarda all’Unione non come punto di riferimento, ma semplicemente per cercare di strappare alla Commissione una deroga al patto di stabilità, oppure per provare a negarla.

Altrettanto inquietante è il fatto che quasi tutti gli stati dell’Europa geografica, incluso il Regno Unito, ricorrano alla metafora della guerra per mobilitare la popolazione.

Dal suo canto, la Commissione ha finora promesso uno stanziamento per affrontare la crisi del coronavirus inferiore all’impegno di ognuno dei suoi tre stati membri di maggior peso economico.

Di fronte a ciò non si può non vedere come il già folto gruppo degli eurofobici e degli euroscettici rischi di ingrossarsi con i numeri crescenti di chi ha finora condiviso il progetto europeo ma sente crescere un senso di impotenza e disillusione.

Riteniamo che la radice di questa crisi di fiducia sia duplice. Da un lato, le istituzioni europee appaiono come i rigidi esecutori del dogma dell’austerità neoliberista. Dall’altro, la loro azione è paralizzata dagli egoismi nazionali dei paesi membri.

Sulla base di queste considerazioni giungiamo a conclusioni opposte a quelle degli euroscettici. Crediamo infatti che la costruzione europea debba essere preservata.  Occorre distinguere tra le istituzioni e le politiche.

Riteniamo che l’Unione, se vuole sopravvivere e consolidarsi, debba dedicare il suo principale impegno a sollecitare e appoggiare la cooperazione e la solidarietà tra gli stati membri.

Siamo convinti che solo su  questa base, e non sull’imposizione di obblighi di bilancio o sulla minaccia di sanzioni, si possa costruire l’unità.

Questa rivoluzione - perché di rovesciare la mentalità dell’Unione si tratta - deve e può cominciare con la risposta all’emergenza COVID-19. Bruxelles deve diventare un forum che non elabori solo risposte sul piano economico,  ma serva per mettere a confronto i successi ed i fallimenti delle prime risposte individuali alla pandemia; per attivare l’apporto di personale medico e materiale sanitario da parte dei paesi meno colpiti; per mettere assieme tutti gli sforzi atti a individuare le migliori risposte cliniche, protocolli terapeutici e vaccini.

Al contrario, nei giorni scorsi abbiamo assistito allo spaccamento dell’Europa sul fronte della risposta economica da dare al coronavirus. Tra dieci giorni l’Eurogroup dovrà presentare proposte concrete per affrontare questa situazione. Da questo passaggio decisivo deriva il titolo di questo appello: “Dieci giorni per salvare l’Europa”.

Noi, cittadini dell’Europa cui sta a cuore la nostra casa comune, ci appelliamo a tutti gli stati membri affinché cerchino di superare le loro divisioni e elevarsi al di sopra della sudditanza alla sola politica interna.

Chiediamo ad ognuno di loro di superare posizioni irragionevoli e pregiudiziali, quali,  da un lato, il rifiuto di avvalersi dei meccanismi di soccorso esistenti, e dall’altro l’opposizione a nuovi strumenti d’intervento commisurati all’entità della crisi.

Li esortiamo a cogliere la sfida dell’epidemia COVID-19 come una grande occasione per far sì che l’Unione Europea si trasformi da sede di scontro degli egoismi nazionali in forza di solidarietà e di collaborazione sincera.

Come ha detto Papa Francesco nel suo recente ma già storico discorso, nessuno si salva da solo.

Giovanni Campus

Pietro Garau

28 Marzo 2020

 

Ten Days to Save Europe

A Citizens’ Petition


Europe is now the epicentre of the Coronavirus Pandemic. But the European Union’s response has been weak and tentative. And its voice, as it has been happening more and more frequently, is being suffocated by its member states.

Each government speaks always and only to its own citizens: to predict terrible levels of contamination, or to persuade them to accept unheard of measures in a disciplined manner, or still to assure economic help to companies and workers under stress. Every member state looks at the Union not as a focus for inspiration, but simply either to extract from the Commission exceptions to the Stability Pact, or to deny them.

Equally disturbing is the fact that almost all European states, including the United Kingdom, embrace the war metaphor to mobilize their citizenries.

On its part, to face the coronavirus crisis, the Commission has so far indicated a commitment amounting to less than the individual pledges of each of its three major national economies.

With this situation in mind, there is a real risk that europhobics and eurosceptics will be joined by the growing numbers of those who have shared the European project but sense a growing feeling of impotence and disillusionment.

We think that the source of this crisis is twofold. On one hand, European institutions appear as the unmovable implementers of the neoliberal austerity dogma. On the other hand, their action is paralyzed by the national egotism of their member states.

However, we differ radically from eurosceptics, as we believe that the European edifice should be preserved. We must separate institutions from policies.

We hold that the Union, if it wants to survive and consolidate, must concentrate its efforts on soliciting and supporting cooperation and solidarity among its member states.

We are convinced that unity can be founded only on such a premise, and not on the imposition of budgeting constraints or the threat of sanctions.

This revolution – because we are dealing with turning the Union’s mentality upside down – must and can begin with a response to the COVID-19 emergency. Bruxelles must become a forum not only for economic decisions, but also for activating medical and health support on the part of the less affected member states and for uniting all efforts to develop the best clinical responses, including therapeutic protocols and vaccines.

Instead, over the last few days we have witnessed a European rift exclusively focused on the economic response to the coronavirus. But in ten days, the Eurogroup will have to present concrete proposals to face the situation. It is this decisive passage that inspired this petition’s heading: “Ten Days to Save Europe”.

We, citizens of Europe who care about our common house, appeal to all member states to try and overcome their divisions and elevate themselves above subservience to domestic politics.

We ask each of them to abandon unreasonable and prejudged positions such as, on one hand, the refusal to make use of existing relief mechanisms; or on the other, the opposition to consider new means of intervention commensurate to the scale of the crisis.

We exhort them to seize the COVID-10 epidemic challenge as a great opportunity to transform the European Union from a confrontational arena between selfish national positions into a force for solidarity and sincere co-operation.

As Pope Francis recently said, nobody can be saved by oneself.

Giovanni Campus

Pietro Garau

 


 
 
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