UNA RIVOLUZIONE PACIFICA E LEGALE. UNA NORMA COSTITUZIONALE PER SMONTARE LA CASTA!

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“1. Chiunque a partire dall'entrata in vigore della presente disposizione ha svolto per oltre un quinquennio (settennato?), anche per periodi non consecutivi e cumulativamente tra di loro, mandati elettivi pubblici e/o incarichi di amministrazione o controllo, apicali e/o dirigenziali e comunque di esponente di vertice, in organi costituzionali, pubbliche amministrazioni centrali e territoriali, enti, istituzioni e società pubbliche o a controllo pubblico, agenzie dello Stato e autorità di vigilanza, di controllo e di garanzia, enti, società e persone giuridiche private in genere che hanno ricevuto contributi e/o finanziamenti pubblici o aiuti di stato in qualsiasi forma, fatto salvo il regime ‘de minimis’, ovvero interventi e/o salvataggi da parte dello Stato o con pubblico danaro o con procedure disposte da leggi speciali, nonché enti, imprese e società operanti in attività e settori economici costituzionalmente tutelati e/o sottoposti a legislazione speciale e/o costituenti interesse nazionale ovvero nei quali lo Stato o suoi organi e/o soggetti pubblici hanno diritto alla nomina di esponenti aziendali, perde l'elettorato passivo ovvero l'eleggibilità e/o la possibilità di nuova nomina anche in organismi diversi da quelli di estrazione. 2. L’esistenza di una sola delle condizioni previste dalla presente disposizione costituisce in ogni caso motivo di nullità dell’elezione e/o della nomina. 3. Con legge dello Stato, da promulgarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente disposizione, sono emanate le norme di attuazione della presente disposizione e limitati i casi di 'prorogatio'. In caso di mancata promulgazione entro il termine, le Camere sono sciolte e si procede a nuove elezioni, con conseguente reiterazione del termine dei sei mesi. 4. Gli organi costituzionali chiamati ad esprimersi in ordine all'applicazione della presente disposizione deliberano con le maggioranze previste senza tenere conto, ai fini della costituzione e della partecipazione al voto, dei rispettivi membri che si trovano in conflitto di interessi in quanto rientranti in una delle condizioni previste dalla presente disposizione. 5. La violazione della presente disposizione comporta, e salvo che il fatto non costituisca reato, la confisca dei beni e l'avocazione dei profitti indebitamente ottenuti.”

Questo è lo schema di testo per una proposta di legge di revisione costituzionale di iniziativa popolare (o magari anche di iniziativa parlamentare), da sottoporre anche a referendum confermativo, di introduzione di una nuova norma – disposizione aggiunta - tra le Disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica italiana.

Quale destino per il nostro Paese? La minaccia, anzi la prospettiva che si annuncia vede l’Italia avviata senza ritorno al declino morale e culturale, al default finanziario ed economico, alla macelleria sociale e generazionale. La proposta è la via per una rivoluzione pacifica, partecipata, non violenta, libertaria e rispettosa dei diritti e della dignità di tutti i cittadini italiani verso un rinnovamento effettivo, efficace ed immediato della classe dirigente pubblica, politica ed economica, italiana. Una rivoluzione da perseguire attraverso l’applicazione legale e legalitaria dello strumento delle liste di proscrizione (ineleggibilità), dell’avocazione dei profitti di regime e della confisca dei beni.

Contro l’occupazione del potere, la degenerazione della casta, i politici di professione, i manager di regime, lo strapotere dei superburocrati, le ‘porte girevoli’ negli incarichi, le rendite di posizione, gli arricchimenti ingiustificati e l’accaparramento di benefici, per favorire un vero ricambio generazionale, antropologico, della classe dirigente, che attinge dal nuovo capitale umano della società civile e premia il merito e l’impegno civico.



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