Chiediamo il prolungamento della M3 in direzione Cormano-Paderno

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Non solo Area C e Area B. Noi crediamo che a Milano esista una terza zona che non può più essere ignorata dalle Istituzioni: l’Area E.

E come Emergenza.

L’emergenza del traffico a nord della città è diventato un problema che va affrontato con urgenza, non solo per ragioni di viabilità ma soprattutto di vivibilità.

Parliamo di quel lembo di territorio schiacciato dallo snodo della A4 all’altezza di Cormano, l’arteria autostradale che collega Torino e Venezia e che è percorsa ogni giorno dal maggior numero di auto in tutta Italia. A questa si intersecano la Milano-Meda, la Tangenziale Nord e la Rho-Monza, frastagliata da innumerevoli cantieri mai chiusi.

Il risultato è che per migliaia di cittadini l’aria è irrespirabile e le strade, anche quelle periferiche, impercorribili. Ne è una prova l’ex statale dei Giovi, meglio conosciuta come Comasina: abbandonata a se stessa in attesa della riqualificazione della metrotranvia, una infrastruttura esibita dai politici ai cittadini come panacea di tutti i mali, solo perché i fondi per realizzarla sarebbero già stati stanziati. Noi ci opponiamo con forza alla logica degli sprechi e degli investimenti miopi, di chi vuole spendere meno e in fretta piuttosto che spendere meglio. La metrotranvia non può essere la soluzione. Anzi. A pochi mesi dal 2020, mentre Milano investe nelle linee suburbane, l’unica risposta possibile è la metropolitana.

Per questo chiediamo alle Istituzioni il prolungamento della M3 in direzione Cormano-Paderno Dugnano.

Spostare il capolinea significherebbe dare la chance della metropolitana a migliaia di cittadini che ora non riescono a raggiungere l’attuale fermata Comasina: scomoda, poco strategica e troppo piccola per rispondere alla richiesta di sosta delle auto dei potenziali utenti della M3.

Connettere il nord al centro di Milano vorrebbe dire creare opportunità sociali, professionali, culturali ed economiche per chi vive un territorio pieno di potenzialità ma limitato dalle sue scarse infrastrutture e dai suoi inadeguati servizi.  

Chiudere gli occhi davanti a questa emergenza non è più tollerabile: serve uno sguardo lucido, obbiettivo, visionario. Uno sguardo  rivolto al futuro, il nostro futuro.

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