NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

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Le associazioni come la "Casa della Donna" sono soggetti autoreferenziali, utili a se stessi, senza alcun valore aggiunto tangibile per la comunità e con un'inclinazione irresistibile a fare politica di parte. Nulla di male, ben inteso, ma tutto ciò non può e non deve essere fatto a spese del contribuente. Ancor meno se realizzato sulla scorta di un'ideologia come il femminismo contemporaneo, che non chiede più diritti, ma privilegi; non più equità ma potere a discapito di tutti; non giustizia ma vie preferenziali.

A dimostrazione di ciò, la Casa della Donna di Milano PRETENDE di occupare GRATUITAMENTE un immobile del Comune in zona Brera, in pienissimo centro (Via Marsala). Una sede di 700 metri quadri concessi a suo tempo dalla giunta di Giuliano Pisapia in comodato d'uso gratuito, in oggi scaduto. Adesso l'amministrazione comunale mette a bando l'immobile chiedendo un canone super-agevolato di 3.166 euro al mese, con uno sconto sul valore reale del 78%, ma le femministe della Casa della Donna pretendono la gratuità. Ossia di occupare l'immobile a carico dei cittadini, per farci attività di scarsa utilità e ideologicamente orientate, quando altri potrebbero usare i locali in modo molto più utile per tutta la cittadinanza.

Il Comune non ceda! Non ci sono ragioni concrete per concedere locali di tale valore senza alcuna contropartita, caricando il costo di attività inutili e settarie sulle spalle della cittadinanza. La Casa della Donna di Milano paghi il dovuto come tutte le associazioni, o lasci spazio ad attività realmente utili al tessuto sociale ed economico della città!