#psicologinelserviziopubblico -- La salute psicologica è un diritto di tutti!

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Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet, gli effetti psicologici, a breve e lungo termine, di una prolungata quarantena possono essere rilevanti, oltre che diffusi: ansia, depressione, fobie ed evitamento fobico, isolamento, abuso di sostanze. Che su una crisi sanitaria si innesti una crisi economica ed infine una psicopatologica è del resto cosa nota.

Solo in Italia gli anni della crisi economica hanno determinato un aumento rilevante, in termini numerici, di persone potenzialmente affette da disturbi psichici (ben 892.029 unità). Del resto secondo un’indagine Istat aspetti come la disoccupazione e la riduzione del reddito sono tra le determinanti più significative della depressione, a sua volta rilevata come la patologia psichiatrica più diffusa nella nostra penisola.

Dunque, soprattutto in tempi di crisi è un serio rischio ignorare le necessità di tutela e di cura della salute mentale. Non si tratta soltanto di garantire alla collettività un diritto universale e riconosciuto dalla nostra costituzione (il diritto alla salute). I costi dovuti all'assenza di cure dei disturbi mentali sono anche economici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità bassi livelli di accesso all'assistenza per la depressione e ansia, si traducono in una perdita economica globale di un trilione di dollari USA ogni anno. Secondo l’Ocse il costo economico totale dei disordini psichici nei 28 paesi europei è pari a più del 4% del Pil (oltre 600 miliardi di euro). Al contrario ogni dollaro americano investito in un trattamento mirato alle malattie mentali comuni porta a un ritorno di 4 dollari in salute e capacità di lavoro migliori. Secondo l'Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi gli investimenti economici in progetti ad elevato impatto psico-sociale (da quelli inerenti l’ambito scolastico a quelli inerenti le famiglie, da quelli relativi alla gestione dei processi di integrazione sociale degli immigrati a quelli relativi al supporto delle persone disabili e così via) possono generare un guadagno economico di circa 30 miliardi di euro

Eppure, in Italia siamo ancora alla "fase zero" per quel che riguarda il potenziamento dei servizi di salute mentale. Da anni lo Stato italiano investe sensibilmente meno di quanto facciano gli altri paesi leader in Europa nella salute mentale dei propri cittadini. Secondo il Mental Health Altlas 2017 (fonte Organizzazione Mondiale della Sanità) in Italia la spesa media procapite per le mental health policies equivale soltanto a 75,50 euro. In Finlandia è circa il doppio (150,13 euro) in Francia e Germania circa il quadruplo (rispettivamente 350,62 e 350,58 euro).

I servizi territoriali di salute mentale sono del tutto in sofferenza, specie per quel che riguarda il personale. Alla diminuzione significativa, registrata tra gli italiani, di percezione del benessere psicologico (fonte Istat) non è corrisposto alcun aumento di professionisti psicologi impiegati nel settore pubblico negli anni della crisi. In Italia per ogni 100.000 abitanti lavorano in media poco più di 3 psicologi nei servizi di salute mentale (per la precisione 3,80) contro i circa 48 della Francia (48,70), i 49 della Germania (49,55) e i ben 109 della Finlandia (109,49) – fonte Organizzazione Mondiale della Sanità. Solo l’1% circa degli psicoterapeuti iscritti all’Ordine degli Psicologi lavora all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Stando all'ultimo decreto del Governo attualmente in carica, il decreto “Rilancio”, nessun investimento verrà destinato all'inserimento di professionisti psicologi nei "servizi di continuità assistenziale" previsti nella fase 2 della pandemia di Covid-19. Una cosa singolare questa, considerando il fatto che l’esplicito obiettivo della continuità assistenziale sarebbe proprio quello di garantire a tutti cittadini livelli adeguati d'integrazione socio-sanitaria tra i servizi sanitari e i loro destinatari. Possiamo davvero permetterci di escludere la presa in carico del disagio psicologico, se non del franco disturbo mentale, dall'ambito dell’integrazione sociale e sanitaria tra pazienti, territorio e diritto alla tutela della propria salute?

Che gli psicologi e gli psicoterapeuti appaiano tra i grandi assenti tra le fila dei vari professionisti della sanità pubblica sono gli stessi cittadini italiani ad affermarlo. Secondo una recente ricerca dell’Istituto Piepoli il 62% degli Italiani dichiara di aver bisogno di un supporto psicologico per tornare alla normalità psicologica dopo la quarantena. Ben il 90% richiederebbe più psicologi negli ospedali, l’84% nei servizi sociali, il 79 % nell'assistenza domiciliare, il 73% in aiuto agli studenti. A proposito di quest’ultimo dato, è opportuno notare che l’Italia non prevede la figura dello psicologo scolastico in nessun ordine e grado d'istruzione, anche se tale figura è stata ampiamente riconosciuta in altri paesi avanzati del globo (Stati Uniti in primis, Francia, Spagna, Lussemburgo, Regno Unito, Portogallo, etc.).

Quindi diciamolo a chiare lettere. Ad oggi i cittadini italiani più bisognosi, ovvero quelli che durante questa imminente crisi sociale non potranno permettersi uno psicologo o uno psicoterapeuta privato, avranno pochissime probabilità di essere aiutati da un professionista impiegato presso il servizio pubblico. A quei cittadini il nostro Stato rischia di negare il diritto di accedere, senza nessuna distinzione di condizioni individuali, sociali ed economiche, alla cura della propria salute psichica (i ben noti principi di "uguaglianza", "universalità" ed "equità" delle cure a fondamento del Sistema Sanitario Nazionale). E beninteso, la cura della salute psicologica è contemplata in toto tra i livelli minimi ed essenziali di assistenza previsti dallo stato per tutti i presidi locali della sanità pubblica (DPCM 12 Gennaio 2017). 

Per questo noi chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri, Egr. Dott. Giuseppe Conte, e al Ministro della Salute, Egr. Dott. Roberto Speranza, di potenziare l’accesso alle cure e al sostegno psicologico per i cittadini, garantendo appieno i principi di universalità, uguaglianza ed equità nella tutela della salute fisica e psichica (così come stabiliti dalla legge 833 del 1978), e nel pieno rispetto della nostra Costituzione (che sancisce - art. 32 - la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e assicura cure gratuite agli indigenti).

Nella fattispecie proponiamo di:

1) di sviluppare e approntare politiche che potenzino significativamente i servizi territoriali esistenti di salute mentale e di assistenza psicologica

2) di aumentare significativamente il numero di psicologi impiegati nel Sistema Sanitario Nazionale e nel servizio pubblico onde garantire un accesso universale al sostegno psicologico, ossia estensibile a tutti coloro che lo richiedano senza distinzioni di status sociale ed economico

3) di programmare un piano sanitario che affronti seriamente il problema dell’impatto psicologico e psicopatologico dell’emergenza Covid-19 sulle fasce di popolazione più svantaggiate

4) di garantire realmente i "Livelli Essenziali di Assistenza" psicologica in tutti i settori sociali che li richiedono, partendo in primo luogo dal settore scolastico, in ogni suo ordine e grado.

I proponenti:

Dott. Daniele Morelli – Psicologo, Psicoterapeuta

Dott.ssa Graziana Marra – Psicologa 

Dott.ssa Melania Oliviero – Psicologa

Dott.ssa Isabel Canicatti -- Psicologa

Dott.ssa Francesca Rendine -- Psicologa

Dott.ssa Paola Taddei – Psicologa, Psicoterapeuta

Dott. Egidio Aniello Bove – Psicologo, Psicoterapeuta

Dott.ssa Stefania Porcu – Vice-Presidente Cooperativa Sociale Pathos

Dott.ssa Maria Grazia Flore – Psicologa, Psicoterapeuta