No alla lotteria degli scontrini No agli sprechi delle nostre tasse

No alla lotteria degli scontrini No agli sprechi delle nostre tasse

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Game Over piccola e media impresa GOPmi ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Daniele Franco (Ministro dell'Economia e delle Finanze) e a

CONSIDERATO che
la proroga in essere dei termini d'entrata in vigore dell'obbligatorietà del registratore telematico e dell'annessa lotteria degli scontrini, scadrà il 31 12 2020

CONSAPEVOLI che
la pandemia ha creato un dissesto economico di rilevanza straordinaria e che molte aziende sono al momento soggette a restrizioni di chiusura totale

CONSAPEVOLI che
fino a quando non saranno trovate soluzioni efficaci al contenimento della curva dei contagi alternativi alla chiusura della attività o forme di cura efficaci o di prevenzione del virus

CONSAPEVOLI che
i costi per l'acquisto dei nuovi registratori o per l'adeguamento di quelli già acquistati, siano un peso insostenibile e un disincentivo, al tempo stesso, del proseguimento dell'attività

CONSAPEVOLI che
nel 2021 l'economia avrà bisogno di essere sostenuta, per non aggravare il dato allarmante della chiusura delle aziende e del drastico calo occupazionale

CONSAPEVOLI che
sia immorale prevedere premi di cui la parte debole della popolazione non potrà godere per lo scarso uso dei mezzi tecnologici o per minore capacità di spesa
che sia immorale allo stesso momento l'ipotesi di poter vincere somme ingenti quando una parte importante della popolazione nel 2020 è passata sotto la soglia di povertà


RITENIAMO ora più che mai L'ABROGAZIONE della lotteria degli scontrini, una MISURA INDISPENSABILE , come primo segnale, nella direzione di un diverso rapporto tra stato e contribuente, che non sia quello di una presunzione costante della volontà di sottrarsi alle regole del fisco, sottolineando l'importanza di un sistema fiscale semplificato al massimo, anche come INCENTIVO, in questa DELICATA FASE, alla RIPARTENZA DELLA NOSTRA ECONOMIA 

RITENIAMO che sia indispensabile,  prorogare fino al 31 12 2021 la possibilità dell'invio telematico con mezzi alternativi ai nuovi misuratori fiscali

RITENIAMO che sia doveroso prevedere l'abbattimento dei costi sulle transazioni di pagamento tramite POS di cui è prevista l'obbligatorietà e che la misura prevista del credito d'imposta del 30% sia un segnale in questa direzione ma non ancora sufficiente

Oltre alle problematiche tecniche da risolvere nella protezione dei dati sensibili,  crediamo sia amorale in questo stato di crisi, in cui solo il 65% delle attività è riuscita a riaprire e solo in pochi casi a pieno regime, prevedere premi da migliaia di euro con addirittura quello finale milionario.

Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, la copertura trovata a stento per la cassa integrazione e il ristoro alle imprese, che sono state insufficienti sia nei numeri che nelle tempistiche.

Sentiamo parlare di semplificazione, riduzione delle tasse e incentivi al mondo dell'impresa, ma le recenti analisi condotte dagli istituti di ricerca e statistica, sostanzialmente certificano nel 2020, "l'annus horribilis" da tutti i punti di vista.

In allegato qui di seguito lo studio della commissione europea che ha appurato il totale fallimento di questo tipo di normative nei paesi che le hanno attuate.

Uno studio della Commissione Europea del 2015 (“Improving VAT compliance – random awards for tax compliance”) ha analizzato i casi di Malta, Slovacchia e Portogallo. Alcuni studi forniscono poi dati importanti sull’esperienza della Romania e, soprattutto, del Portogallo, forse il caso più noto.

Se si osserva l’esperienza della Slovacchia, si può notare come l’impatto di
questa misura in termini di gettito fiscale e di recupero dell’evasione sia
generalmente piuttosto modesto. Infatti, benché la lotteria abbia effettivamente
una notevole popolarità (circa il 10% della popolazione si è registrato per
partecipare almeno una volta alla lotteria) la gran parte delle ricevute
“sorteggiabili” provengono sì dal settore del commercio, ma soprattutto dalle
grandi catene commerciali, che rilascerebbero in ogni caso gli scontrini fiscali
ai clienti.
Le prime analisi sulla Slovacchia hanno inoltre mostrato un lieve incremento
nei ricavi dichiarati da parte dei piccoli esercizi commerciali, ma tale
incremento non è attribuibile solamente alla lotteria, bensì alle diverse misure
che nello stesso tempo sono state introdotte per contrastare l’evasione.
Insomma, volendo arrivare ad un giudizio sull’esperienza slovacca, si può
affermare che la lotteria degli scontrini ha avuto un impatto molto contenuto
sul contrasto all’evasione, e comunque minore di altre (più “classiche”) misure
anti-evasive: il recupero di gettito fiscale è stato modesto, ma si è
effettivamente registrato un qualche riscontro in termini di partecipazione della
popolazione e di attenzione sul problema dell’evasione fiscale.
Ci sono altri casi, a livello internazionale, che si sono invece dimostrati
sostanzialmente un fallimento. In Argentina, ad esempio, fu introdotta una
lotteria degli scontrini che suscitò inizialmente un grande interesse e una
buona partecipazione dei cittadini, ma questo interesse scemò rapidamente e
la misura fu sostituita da un altro tipo di lotteria. Tuttavia, anche l’interesse
iniziale verso la nuova lotteria scemò velocemente, per cui queste misure
furono abbandonate.
Diverso, e molto interessante, è il caso del Portogallo, anche in
considerazione del contesto in cui la lotteria degli scontrini (Fatura da sorte,
ovverosia “ricevuta fortunata”) venne introdotta nel 2014. Infatti, nel 2013 le
autorità portoghesi, al fine di contrastare la diffusa evasione fiscale presente
nel Paese, annunciarono un cambiamento radicale nel rapporto con il
contribuente, anche per mezzo di una misura che consentiva che parte
dell’IVA assolta su determinati acquisti (servizi dei saloni di barbiere e
parrucchiere, di riparazione di autoveicoli, servizi alberghieri e di catering)
fosse rimborsata al consumatore stesso se egli avesse fatto richiesta della
ricevuta per i beni e servizi acquistati.
Tra le misure che il governo tentò di implementare vi fu anche un
provvedimento che obbligava i consumatori a fornire il proprio codice fiscale
per ogni acquisto effettuato, ma la reazione dell’opinione pubblica fu molto
negativa. Infatti, al posto del loro codice fiscale, migliaia di cittadini portoghesi
fornirono per gli acquisti quello del primo ministro o del ministro delle finanze.
Una vera e propria protesta fiscale, quindi.
La Fatura da sorte venne introdotta l’anno dopo alla luce di questi insuccessi,
ed ebbe sin da subito (aprile 2014) una significativa partecipazione da parte
della popolazione. A giudicare dai risultati ottenuti in Portogallo nel ridurre
l’evasione fiscale, sembrerebbe che tale misura abbia avuto qualche risultato
nel far emergere base imponibile. Tuttavia, dato che il governo portoghese
aveva introdotto contemporaneamente numerosi provvedimenti anti-evasione,
è difficile valutare quanta parte dell’evasione sia stata recuperata per effetto
della lotteria degli scontrini: nessuno studio ha ad oggi fornito una stima
precisa dell’impatto di tale misura sul gettito fiscale.
Un recente studio pubblicato sull’International Journal of Sociology and Social
Policy(“Please give me an invoice: VAT evasion and the Portuguese tax
lottery”, di Wilks, Cruz e Sousa) ha inoltre evidenziato che l’efficacia delle
lotterie degli scontrini e i possibili effetti collaterali non sono ancora una delle ragioni principali per richiedere la ricevuta da parte del contribuente.
Infatti, i consumatori portoghesi sembrano essere più inclini a richiedere la
ricevuta se ottengono qualche beneficio fiscale in cambio (credito d’imposta,
detrazione, rimborso di parte dell’IVA etc.), ma secondo lo studio citato si
devono comunque accompagnare altri fattori, specialmente quelli relativi al
giudizio dei cittadini sull’amministrazione dello Stato: infatti, la percezione di
come la pubblica amministrazione e la politica gestiscono e spendono le
imposte riscosse dai contribuenti influisce molto, così come il grado di
soddisfazione relativo ai servizi pubblici.
Che indicazioni possiamo trarre dalle esperienze sopra descritte? Possiamo
innanzitutto affermare che la lotteria degli scontrini non è evidentemente il
principale strumento di contrasto all’evasione fiscale, visto che nella migliore
delle ipotesi l’aumento del gettito che si avrebbe per questa misura non è
chiaro, e nella peggiore è stimato essere piuttosto contenuto.
Questo provvedimento può avere un senso più per il fatto di attirare
l’attenzione sul problema dell’evasione, promuovendo una maggiore
consapevolezza dei cittadini sull’importanza di richiedere la ricevuta, che non
per il recupero di gettito fiscale. In questa prospettiva, il giudizio può essere
positivo, anche in ragione del fatto che normalmente le lotterie degli scontrini
hanno un costo contenuto per l’Erario. Ciò a patto, come in parte ci insegna
l’esperienza argentina, di innovare periodicamente le modalità di
funzionamento per continuare a rendere la lotteria “attrattiva” nei confronti
della popolazione, altrimenti si rischia che l’effetto sia solo temporaneo e
destinato a diminuire notevolmente nel tempo.
Inoltre, è interessante notare che alcuni dei principali timori circa l’introduzione
di tali lotterie, anche comprensibili e di buon senso, sembrano in buona parte
essere superati. Ad esempio, spesso i detrattori di queste misure sostengono
che esse favoriscano un aumento dei problemi legati al gioco d’azzardo, ma
gli studi relativi al Portogallo hanno mostrato che non sembra esserci un
legame tra la propensione al gioco d’azzardo e la richiesta di una ricevuta per
partecipare alla lotteria degli scontrini. Un’altra tipica obiezione alle lotterie
degli scontrini è che queste sarebbero controproducenti perché
trasmetterebbero ai cittadini il messaggio che pagare le imposte non è un
importante dovere civico ma unicamente un semplice “gioco”; anche in tal
caso, tuttavia, non sembrano esserci dati sufficienti per formulare una
conclusione di questo tipo.
Il punto dolente evidenziato dagli studi sopra citati è in realtà un altro, specie
se consideriamo il contesto italiano: i principali fattori che spingono i
contribuenti ad adottare comportamenti anti-evasivi, quali richiedere la
ricevuta, sono da un lato la possibilità di ottenere un risparmio fiscale, e
dall’altro lato la percezione relativa a come sono spese le risorse ottenute per
mezzo delle imposte e alla qualità dei servizi pubblici.
Riguardo all’aspetto dell’incentivare il contribuente per mezzo di un risparmio
d’imposta, sicuramente introdurre un novero maggiore di detrazioni fiscali per
talune spese, magari andando ad incidere su determinati settori più
problematici in termini di “fedeltà fiscale”, potrebbe ridurre sensibilmente l’area
del sommerso. Del resto, l’esperienza italiana sulle detrazioni per le
ristrutturazioni edilizie, ad esempio, va in questo senso e ha riscosso negli
anni un buon successo presso i contribuenti.
Bisogna però osservare che queste misure sono generalmente piuttosto
costose per lo Stato, quindi i rischi e i benefici vanno valutati con attenzione.
Quello che si può sicuramente affermare è che, al contrario, le prospettate
misure per il 2020 che andrebbero a ridurre determinate detrazioni fiscali oltre
un certo reddito vanno nella direzione opposta a quanto appena descritto, e
rischiano perciò di essere controproducenti ed aumentare così l’area del
sommerso.

Riguardo al secondo aspetto, ovverosia la percezione di come sono spese le
imposte, questo sembra essere il vero problema suscettibile di minare la
“fedeltà fiscale” e il rapporto Stato-contribuente in Italia. Sarà difficile che il
contribuente italiano sia motivato nell’adottare comportamenti che riducono
l’area dell’evasione finché egli avrà la percezione (alcune volte giusta, altre
sbagliata, ma pur sempre la sua percezione soggettiva) che, ad esempio, le
sue imposte finiranno per essere sperperate, che la qualità dei servizi pubblici
sia troppo bassa, o che il sistema fiscale lo tratti in maniera ingiusta ediscriminatoria rispetto ad altre categorie di contribuenti. Per cui in sostanza il
problema principale, anche in questo caso, rimane la qualità della spesa
pubblica e l’equità del sistema fiscale, due aspetti che purtroppo sembrano
molto più difficili da riformare in Italia rispetto alla semplice introduzione di una
lotteria degli scontrini.
*Professore a contratto di Diritto Tributario presso l’Università degli studi di
Torino, Dipartimento di Management, e associato dello studio CBA

 

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