Libri beni essenziali. E le biblioteche?

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Nel Dpcm del 3 novembre si legge un'importante novità: tra gli esercizi commerciali che potranno restare aperti anche nelle cosiddette zone rosse, rientrano le librerie. 

Sempre nello stesso Decreto emerge però un altro aspetto, in evidente contrapposizione con questa nuova denominazione dei libri, quali beni essenziali: le biblioteche pubbliche (incluse sotto la dicitura “altri luoghi della cultura”) resteranno chiuse fino al 3 dicembre, senza distinzione tra regioni rosse o gialle.

Sorge spontaneo chiedersi il motivo dietro a questa decisione. Forse perché non generano profitto economico? Appare essere un controsenso che l'oggetto libro sia considerato bene essenziale solo in virtù di una sua commercializzazione.

Il diritto alla lettura appartiene a tutti, non solo a chi possiede una disponibilità economica. Oltre al prestito dei libri, le biblioteche svolgono la funzione fondamentale di garantire l'accesso all'informazione, la possibilità di utilizzare una buona connessione internet, nonché l'inclusione sociale e il compito di colmare la povertà educativa. 

Condividiamo le parole espresse da Rosa Maiello con il comunicato AIB - Associazione Italiana Biblioteche del 5 novembre, chiedendo al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini di "consentire l’apertura al pubblico delle sedi delle biblioteche su tutto il territorio nazionale, almeno perché possano effettuare il prestito bibliotecario dei libri".