Diritto alla salute nell' Alto Tirreno Cosentino ed apertura ospedale di Praia a Mare (Cs)

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OGGETTO: Lettera aperta - Richiesta di assistenza territoriale di tipo sanitario presso l’Alto Tirreno Cosentino ed attivazione del presidio ospedaliero di Praia a Mare (Cs) in vista dell’emergenza pandemica da Covid-19.

Gentili Presidenti, Ministri ed Onorevoli tutti,

Vi scrivo per porVi a conoscenza, qualora non lo foste, della situazione attuale in cui versa il sistema sanitario regionale calabrese, nello specifico del diritto alla salute che da anni viene negato sull’Alto Tirreno Cosentino.

A scriverVi è un trentenne calabrese, il quale ha deciso di restare nella sua terra natìa, pur consapevole dei limiti che essa riserva. Ma questo non vuole essere un dato, o un’attenuante, per affidarsi alla sorte esentandosi così dalle responsabilità che ad ogni cittadino spetterebbero. Ritengo di essere tra quei trentenni fortunati che sono riusciti ad ottenere una collocazione lavorativa affidabile ed a tempo indeterminato. Vivo in una terra scenograficamente superlativa, avvolta da quasi 850 chilometri di costa, viva di storie e testimonianze antiche da tutelare e tramandare. Di certo, conoscenze già presenti in noi italiani tutti, pertanto non vuole essere questa la motivazione che mi ha spinto ad offrirVi conoscenza di quanto segue.

 

Come anticipato in oggetto, la mia richiesta vuole essere quella d’informare le Vostre Istituzioni, affinchè possano adoperarsi, attraverso le dovute misure ed i dovuti protocolli burocratici, cosicché anche sul territorio presso il quale vivo quotidianamente venga garantito il diritto alla salute, pertanto alla fruizione della sanità pubblica. L’Alto Tirreno Cosentino, noto anche come la Riviera dei Cedri, conta una popolazione di oltre 50mila abitanti, è dislocato in piccoli comuni distesi su di un vasto territorio al quale però mancano infrastrutture efficienti e logisticamente comode, considerato che per poter beneficiare di un minimo di assistenza sanitaria garantita si devono percorrere centinaia di chilometri, affinché ci si possa sentire in qualche modo al sicuro sul piano dell’assistenza medica/chirurgica.

Qualora si facesse riferimento ad una mappa satellitare, si potrebbe cadere nell’errore di giudicare i vari territori provinciali “vicini” e rapidamente accessibili. Purtroppo, nella realtà quotidiana così non pare essere.

 

Nello specifico, si potrebbero giudicare quasi congiunti gli ospedali di Praia a Mare, di Castrovillari e di Trebisacce. Tra di essi però, partendo dalla costa tirrenica Cosentina, vi sono centinaia di chilometri percorribili esclusivamente su strade provinciali limitanti e tortuose, vista la catena montuosa del Parco Nazionale del Pollino che separa la Calabria tirrenica da quella ionica. Un patrimonio affascinante il Parco Nazionale del Pollino.

L’ospedale, in qualche modo operativo, più vicino ai nostri comuni della Riviera dei Cedri, è quello di Cetraro (Cs), il quale però avverte la mancanza di strumenti utili a poter prevenire il contagio da Covid-19, così come la carenza di tamponi indispensabili al test per il Coronavirus.

Nel Presidio ospedaliero di Praia a Mare (CS), invece, attualmente si prestano servizi limitati alla sola medicina, propriamente ricoveri parziali od a lunga degenza. Per l'emergenza urgenza si transita dal Pronto Soccorso solo per essere trasferiti presso gli spoke Paola-Cetraro o presso l'A.O. di Cosenza: questi ultimi raggiungibili esclusivamente tramite la SS18 che attraversa centri urbani, pertanto impiegando tempi che variano all’incirca da un’ora per Cetraro, ad oltre un’ora e mezza per Cosenza. Se poi, si prende come riferimento il periodo estivo ove vi è maggior affluenza turistica, dunque maggior incremento demografico, i tempi di percorrenza ovviamente vanno per prolungarsi.  

In merito all’assistenza per la pandemia da Covid-19, all’esterno della struttura di Praia a Mare è stata allestita una tenda per il triage; comprenderete bene che prestare assistenza con queste modalità operative temporanee non può definirsi certamente di supporto efficace. Gli stessi operatori, - molti facenti parte di associazioni di volontariato -, si ritrovano a fronteggiare quelle che sono le emergenze con uno spirito di improvvisazione, proprio perché ad essi non giungono i materiali idonei affinché possano in qualche modo proteggersi dalle condizioni di rischio contagio per via del Covid-19. 

La mia richiesta non vuole essere in nessun modo una stravaganza, un pretesto, bensì un‘ ulteriore testimonianza di quale sia lo stato labile in cui versa la sanità calabrese. Negli anni, sono stati numerosi gli scioperi, i sit-in, le richieste dei cittadini alle Istituzioni locali e non, ma sembra che un territorio come l’Alto Tirreno Cosentino sia estraniato da quelli che sono gli interessi morali che una Repubblica dovrebbe in qualche modo offrire e garantire. In questa occasione, purtroppo del tutto straordinaria, data l’attuale emergenza epidemiologica – nonché pandemica - da Covid-19, riversa negli abitanti della costa tirrenica calabrese uno stato di malessere psicologico, consapevoli del possibile ed imminente triste esito nell’ipotesi in cui i pochi casi da coronavirus scoperti nei giorni scorsi si dovessero diffondere in questi territori sempre più sconosciuti e martoriati, nella fattispecie carenti appunti del servizio sanitario. Una sanità che dovrebbe essere un diritto costituzionale garantito ad ogni individuo e cittadino della nostra Repubblica, ma che invece in questi territori viene vissuta come improbabile avvenimento utopistico. Non vuole essere sarcasmo: la reale percezione è questa, purtroppo.

Quanto detto, non vuole essere esclusivamente motivo di lamentela nei confronti delle Istituzioni, quanto un’occasione pronta ad evidenziare l’attuale discrepanza che ci vede cittadini protagonisti su di un palco che non abbiamo scelto di calpestare. Una sceneggiatura per pazienti allo sbando che non ci appartiene.

In passato, altri cittadini e comitati, si sono adoperati nella speranza di un riscontro in merito alla risoluzione dell’ormai perenne negazione al diritto alla salute.

Se mi rivolgo a Voi, è perché trovo fiducia nella Vostra Istituzione, nonché nelle Vostre persone. Colgo l’occasione per complimentarmi con Voi per l’attuale gestione dell‘ emergenza, nonché del governo tutto. In una situazione così fragile, delicata e deleteria, credo che ben poche personalità avrebbero saputo fronteggiare con fermezza quanto da Voi è stato applicato. Ma questi interventi di soccorso dello Stato, al momento non sembrano essere arrivati in questo territorio incolto. Sono certo, che qui, sull’Alto Tirreno Cosentino ci sia sempre più bisogno di un intervento concreto da parte delle Istituzione. La mancanza dello Stato la si avverte. Questo non lo si può in nessun modo negare.

 

In Calabria, a distanza di quasi due mesi dalle ultime elezioni regionali, si è completata la giunta solo pochi giorni addietro. La Governatrice della Regione Calabria pare abbia richiesto l’attivazione dell’esercito da dislocare lungo le strade, limitando così gli spostamenti dei cittadini all’esterno delle proprie abitazioni. Potrebbe essere una soluzione plausibile, qualora però vi fosse un supporto sanitario adeguato.

Quello che però mi chiedo, da cittadino, nel caso si dovesse propagare con intensità anche in Calabria una situazione di diffusione contagio, - come sta già accadendo -, come potremmo far fronte alla vera emergenza? Definire la situazione come un dramma credo sia riduttivo.

Può un cittadino sentirsi al sicuro, cosciente del fatto che mancano le strutture ospedaliere e sanitarie pubbliche pronte a fronteggiare le potenziali emergenze da Covid-19?

Può un cittadino sentirsi rassicurato, pur sapendo che non vi sono posti letto nelle strutture ospedaliere?

Ad oggi, essendoVi una diffusione del contagio leggermente più lenta, fortunatamente, rispetto ad altre Regioni d’Italia, chiedo se magari non sarebbe più opportuno contrastare con strategie adeguate (quali strutture ospedaliere equipaggiate delle attrezzature necessarie e riapertura dei presidi chiusi) la potenziale diffusione del Covid-19, cosicchè si possa essere in qualche modo pronti a fronteggiare quanto di più deleterio possa essere questo momento così triste e difficile?

 

In un territorio dove scarseggiano tamponi per il test da Covid-19, dove i posti letto per la terapia intensiva sono davvero risicati, dove per ricevere assistenza conviene emigrare fuori regione piuttosto che percorrere centinaia di chilometri, mi chiedo se davvero un cittadino può sentirsi protetto, al sicuro.

La consuetudine è diventata appunto quella di varcare i confini regionali ed affidarsi ad altre sanità fuori Regione. Questo crea disagi al cittadino, lasciandolo sempre più diffidente verso un sistema sanitario pubblico improvvisato, non per demerito del personale sanitario – vi sono delle eccellenze professionali anche qui -, quanto per gli strumenti e le strutture sempre meno diffuse sui territori.

Ma a dirla tutta, in questi nostri territori l’emergenza è quotidiana; lo è sempre stata, non solo adesso per il Covid-19. Esiste una grande emergenza sanitaria h24, sette giorni su sette, anche per una semplice bronchite, o per un piccolo intervento chirurgico, o per una richiesta di un’ambulanza o di un elisoccorso.

Succede che ad un incidente stradale, o malauguratamente sul lavoro, chiami il 118 nella speranza di un primo soccorso, ma serve rimanere in attesa del primo mezzo di soccorso utile a disposizione. Speri nell’aiuto dall’alto di un elisoccorso, ma quei pochi che vi sono in tutta la Regione Calabria risultano essere già impegnati in un’altra operazione di soccorso, ed allora non resta che affidarsi un po’ alla sorte, perché puntare tutto sul sistema sanitario non sembra essere consigliabile.

Probabilmente, noi calabresi, siamo la punta di uno stivale che continuerà a calciare sassi ancora per un po’ pur di farsi strada e di sopravvivere tra quella che dovrebbe essere la normalità, ma che invece lascia aperta la strada alla continua emergenza.

 

Mi scuso se quanto descritto rivela del rammarico, della rassegnazione, ma sono degli stati d’animo che probabilmente in ogni singolo cittadino residente in questo territorio si avvertono quando si discute di sanità.

Se davvero esiste un piano di rivalsa per il Sud, se davvero Vi è l’intenzione da parte delle Istituzioni di adoperarsi affinché i vari sistemi sanitari in Italia abbiano un livello verosimilmente equo, solo in quel caso si potrà parlare di un’Italia unita e solidale tra essa.

Con la speranza che l’emergenza pandemica da Covid-19 si risolva nel più breve tempo possibile e che il diritto alla salute possa tradursi in azioni tangibili anche sull’Alto Tirreno Cosentino, Vi auguro buon lavoro.

Cordiali saluti

f.to Alessandro Vignieri

Santa Domenica Talao (Cs), Lì 23 Marzo 2020