#Covid19 e restrizioni selettive. I diritti costituzionali degli anziani.

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Egregi Destinatari,

in relazione alla pandemia in corso e alle limitazioni delle libertà personali dei cittadini, da definire per la fase a venire, e in merito all’ipotesi di prolungare le misure attuali per la sola popolazione anziana, mi rivolgo a ciascuno di Voi prendendo spunto dalle parole del Prof. Vladimiro Zagrebelsky - ex giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo -, apparse in un articolo su “La Stampa” del 14 c.m. (che per i non abbonati è rintracciabile anche qui), di cui raccomando una lettura completa.
«Ogni scelta che faranno le autorità pubbliche dovrà rispondere a criteri di ragionevolezza e proporzione, considerando che le libertà dei cittadini possono essere ristrette nella sola misura del necessario. Limitazioni irragionevoli o esorbitanti si tradurrebbero in abusi discriminatori, inammissibili nel regime delle garanzie liberali disegnato dalla Costituzione».

Chi suggerisce di applicare misure restrittive di tipo selettivo motiva tale proposta basandosi sulla maggiore mortalità per Covid-19 riscontrata nei soggetti anziani.
Comincio col contestare tale taglio argomentativo, perché la maggiore gravità del decorso infettivo accompagnata da una maggiore mortalità non è stata riscontrata nell’intero universo degli anziani ma solo in quello assai più ristretto degli anziani-con-serie-patologie-pregresse.

Che talune patologie rilevate (fonte ISS) costituiscano la causa principale della gravità dei decorsi e delle morti verificatesi, lo si deduce anche dal fatto che un analogo esito letale si è avuto in fasce d’età più giovani e addirittura in qualche bambino (Tgcom24), cosicché risulta lecito esigere una riformulazione dei rilievi effettuati nei termini che mi accingo a indicare.
“In soggetti affetti da talune patologie - tra cui in ordine decrescente ipertensione arteriosa, diabete, cardiopatia ischemica e altre malattie cardiache, insufficienza renale, demenza, cancro e obesità (stessa fonte ISS) - che sono maggiormente diffuse tra la popolazione senile, sono stati registrati un decorso particolarmente grave e una più elevata mortalità”.

Posta la questione nei termini corretti, appare evidente che, quand’anche si volesse ritenere fondata – non certo da parte nostra - la necessità di “tenere al chiuso” quella parte di popolazione che appare maggiormente soggetta al rischio di morte, quel criterio selettivo non potrebbe in nessun modo essere applicato al settore della popolazione anziana esente dalla patologie sopra indicate.

Da un articolo di Giuseppe Salvaggiulo per “la Stampa”, riporto due pareri qualificati.
Enrico Bucci, professore di biologia all' università Temple di Philadelphia, è contrario perché la probabilità di infettarsi non dipende dall' età, ma da fattori come «professione, densità di popolazione del luogo di residenza, abitudini sociali». Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia invita a «valutare con equilibrio gli effetti fisici e psichici che la quarantena sta già producendo sugli over. Se sono in buona salute, hanno un profilo di rischio inferiore a quello di un cinquantenne fumatore”, dichiara (articolo che ho trovato leggibile solo in un altro sito).

Per parte mia propongo alcune riflessioni:
1 -  va tenuta nel dovuto conto la relazione tra disturbi dell’apparato muscolo scheletrico e l’assenza di movimento negli anziani, ai quali l’attività fisica viene consigliata anche per contrastare l’osteoporosi e il rischio di fratture (Humanitas);
2 - va tenuta nel dovuto conto la relazione tra ridotta attività motoria e Alzheimer, contro la cui insorgenza l’attività fisica viene definita come la miglior medicina addirittura sul sito del governo italiano per la salute;
3 - gli anziani non contagiano più degli altri soggetti e pertanto la popolazione anziana non pone a rischio la salute pubblica più della popolazione rimanente. I maggiori diffusori del virus (a parte quei positivi consapevoli che violano le misure di contenimento previste) sono i soggetti asintomatici, più diffusi tra giovani e bambini.

Concludo, citando un altro brano del Prof. Zagrebelsky dell’articolo citato, dal quale si desume chiaramente come nemmeno quella parte di popolazione maggiormente a rischio per patologie già esistenti, che sia o non sia anziana, può essere sottoposta a un regime di restrizione della sua libertà.
«Secondo la Costituzione, la legge può limitare la libertà di circolazione per motivi di sanità. Ma si tratta della sanità pubblica, messa a rischio dalla circolazione delle persone. Invece ora si vorrebbe imporre a un gruppo di persone un comportamento prudente per se stesse, non rispetto alla sanità pubblica. Si faccia invece opera di informazione sui rischi, si offra a chi ne ha bisogno opportunità di sostegno, come si fa consigliando agli anziani il vaccino antinfluenzale. Ma non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare (magari sentendo il proprio medico)».

Io e i firmatari della presente Petizione confidiamo nel fatto che il Governo non vorrà emanare disposizioni lesive delle libertà di alcuni cittadini, che suonerebbero come irrazionali, discriminatorie e a nostro avviso anticostituzionali. Ci riserviamo però, in caso contrario, di valutare quali siano le vie percorribili, atte a difendere, dinanzi alla legge. la nostra integrità fisica e morale.

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