DERMOPIGMENTAZIONE: più sicurezza per il cittadino senza sacrificare posti di lavoro

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Alla Ministra Giulia Grillo – Ministero della Salute

Al Ministro e Vicepremier Luigi Di Maio – Ministero del Lavoro

 

P.c.  Dott. Claudio D’Amario - Direttore Generale

        Dott. Pasqualino Rossi - Direttore dell’Ufficio 4

        Dott.ssa Aurelia Fonda - Referente/Responsabile dell’Istruttoria

 

Oggetto:  Nota Circolare sui tatuaggi con finalità medica; chiarimenti in merito alla pigmentazione dell’areola-capezzolo

 

 

Dermopigmentazione del complesso areola-capezzolo: più sicurezza per il cittadino senza sacrificare migliaia posti di lavoro.

 

 

Spettabili Ministri

In data 15 Maggio 2019 è stata emessa dal Ministero della Salute una “Nota circolare sui tatuaggi con finalità medica; chiarimenti in merito alla pigmentazione dell’areola- capezzolo".

http://www.salute.gov.it/portale/lea/dettaglioNotizieLea.jsp?lingua=italiano&id=3744&fbclid=IwAR3JJIZXiPqMzKsAy9YHGb_XtwvWL_CoiIEQ_HVSV8kAfw0f6yYyRRjzZ2w 

 

La circolare ha creato un allarme diffuso all’interno di tutto il settore del benessere e nello specifico della dermopigmentazione.

Comprendiamo i motivi che possano aver spinto il Ministero a inviare tale documento ma, come operatori e specialisti del settore, dissentiamo su alcuni punti fondamentali che vorremmo esporre chiedendo di discutere con chi, al Ministero ne ha competenza.

 

La nota recita:

Il tatuaggio con finalità̀ medica è eseguito su persone che hanno subito modifiche nell’aspetto cutaneo quali esito di traumi, interventi chirurgici o patologie

Vorremmo evidenziare che il tatuaggio, più correttamente detto dermopigmentazione, eseguito come camouflage d’inestetismi quale la ricolorazione del complesso areola-capezzolo, non ha finalità medica, non presta le cure opportune, non è una terapia bensì è solo un intervento estetico e artistico attraverso il quale, grazie ad un effetto ottico, propone un’immagine di areola e capezzolo, tridimensionale, pur non influenzandone in alcun modo i volumi. Inoltre si sceglie di intervenire esclusivamente quando la pelle e la patologia risultano completamente guarite, sia per ottenere un buon risultato cromatico sia perché è controproducente, in termini di sicurezza, operare quando la patologia è in atto, indipendentemente da chi e dove si esegue il trattamento.

Consiste nell’introduzione di inchiostro nel derma al fine di coprire alterazioni della pigmentazione cutanea e di ripristinare l’aspetto di una cute sana, anche come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva”.

La dermopigmentazione non ripristina l’aspetto di una cute sana, bensì è eseguito esclusivamente su cute sana e su soggetti che, su suggerimento dei medici curanti, possono sottoporsi al trattamento. Non può essere altrimenti. Inoltre il colore si deposita nella parte più superficiale del derma, nel rispetto della pelle da trattare.

Tra i tatuaggi con finalità medica rientra il tatuaggio del complesso areola-capezzolo, che è inserito nei Livelli essenziali di assistenza (LEA allegato 4, codice 86.02.3 “tatuaggio per pigmentazione del complesso areola –capezzolo”)

Ben venga la consapevolezza che una donna, al termine di un lungo e doloroso percorso di cura e guarigione, possa usufruire di questo servizio, capace di ridonare la forza di accettare ciò che le è successo dandole il coraggio di guardarsi allo specchio senza disagio. Ben venga che il Servizio Sanitario Nazionale offra questo trattamento in LEA, ciò non toglie che la persona possa essere libera di sottoporsi al servizio di un operatore abilitato, anche se non facente parte del personale sanitario. Molte donne preferiscono pagare e affidarsi a estetiste esperte, aventi alle spalle una seria formazione, competenti a livello artistico, tecnico e un’esperienza tale da garantire un risultato ottimale.

La scrivente Direzione Generale, a seguito di specifiche richieste formulate da alcune regioni, previo parere dell’Ufficio Legislativo sentita altresì̀ la Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale…” 

Ci chiediamo: fra tutti quelli ascoltati, sono presenti specialisti del settore che conoscono in profondità la materia? Oltre alla segnalazione di ALCUNE regioni, non è previsto anche l’ascolto delle associazioni di categoria per conoscere la situazione sul territorio nazionale prima di emanare una nota che toglie a centinaia di operatori la possibilità di offrire, la maggior parte delle volte gratuitamente, un servizio che migliora la qualità della vita a migliaia di persone che hanno già sofferto tanto? E’ stato, prima d’ora, stimato quanto risparmi il Servizio Sanitario Nazionale grazie all’operato di questi volontari?

La prestazione “pigmentazione dell’areola - capezzolo” deve essere eseguita esclusivamente da chi eserciti una professione sanitaria, in ambulatorio accreditato o autorizzato a seconda che venga o non venga eseguita a carico del Servizio Sanitario Nazionale: non può̀ essere eseguita in strutture non sanitarie e da personale non sanitario”.

La dermopigmentazione su soggetto sano, cioè guarito da una patologia, è un trattamento estetico e artistico, da sempre eseguito da operatori abilitati secondo le Linee guida del Ministero della Sanità per l’esecuzione di procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza (Circolare 05.02.1998 n.2.9/156 e successive) e dalla legge 1/90 con relativa scheda 23 allegata. Il personale sanitario si occupa, e ci auguriamo continui a farlo, di casi clinici, della salute del cittadino e non di camouflage, di trucco odecorazioni artistiche.

Da ciò̀ consegue che attività̀ formative, in tali ambiti, non possono essere rivolte agli operatori che svolgono le attività̀ previste dalla legge 1/1990 per la figura artigianale dell’estetista, bensì̀ esclusivamente ai professionisti sanitari, tramite specifici corsi di formazione da istituire presso i Dipartimenti e le Facoltà̀ di Medicina e Chirurgia degli Atenei”.

E di tutti gli operatori del settore che fino ad ora hanno speso infinite risorse economiche e di tempo per dedicarsi a quest’attività cosa ne facciamo? E a tutte quelle donne che attendono di riavere una loro immagine ricostituita cosa andiamo a raccontare? Dovremo disdire tutti gli appuntamenti in attesa che il personale sanitario, non solo impari la tecnica, non solo impari a disegnare, non solo acquisisca un senso artistico (se ciò è possibile) ma soprattutto che abbia nell’immediato quell’esperienza trentennale che ora noi offriamo? Perché medicalizzare un servizio prettamente estetico? L’estetista è la figura professionale incaricata per tale trattamento, grazie alla legge 1/90 e all’allegata scheda 23 che parla di dermografo e dermopigmentazione, ignorare una legge di Stato è un abuso al quale ci opponiamo decisamente.

Se i Ministeri competenti ritengono che gli operatori del settore non siano sufficientemente preparati in termini di sicurezza non è forse più saggio richiedere una formazione approfondita e uniforme su tutto il territorio nazionale? Non è forse più saggio sollecitare gli organi di controllo affinché non ci sia improvvisazione e abusivismo, invece di danneggiare chi rispetta le regole e, in cuor suo,approfondisce a proprie spese la propria preparazione? A nostro avviso la sicurezza non si ottiene solo affidando un servizio alla sanità, che, come dimostrano infiniti casi, non sempre la garantisce. La sicurezza si ottiene offrendo formazione e assistenza a chi svolge quest’attività da anni, giorno per giorno, con passione e devozione, e soprattuttogiorno per giorno PER SCELTA!

Chiediamo quindi ai Ministeri competenti di prestare ascolto alle nostre ragioni, offrendoci la possibilità di dialogare ricercando insieme soluzioni che volgano al rispetto e alla sicurezza dei cittadini tutti.

 

ATEC Associazione Tatuaggio Estetico Correttivo

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