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gia' 2 9 3 5 sostenitori! RICONOSCERE LA PROFESSIONE SANITARIA DEL MUSICOTERAPISTA ANCHE IN ITALIA ; se si intende riformare e non soltanto parlare..............

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10205900677548875&set=gm.10152800987345474&type=1&theater    ( copia incolla clikka)

 

PRIMA COSA :- PRENDITI 5 MINUTI PER LEGGERE

LO SAI CHE LA CORTE COSTITUZIONALE HA SENTENZIATO CHE IL MUSICOTERAPISTA QUANDO SARA' RICONOSCIUTO  DOVRA' ESSERE UNA PROFESSIONE SANITARIA (ANNULLANDO LA LEGGE DELLA REGIONE CAMPANIA)?

 

LO SAI CHE IL MINISTERO DELLA SALUTE  LO HA COMUNICATO NEL 1997  ED ANCHE SUCCESSIVAMENTE IN UNA RISPOSTA AD INTERROGAZIONE PARLAMENTARE?

 

LO SAI CHE IN PARLAMENTO C'E' UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE DI FATTO DECLASSA I MUSICOTERAPISTI PERMETTENDO CON POCHE ORE A LAUREATI IN VARIE FACOLTA'  DI OTTENERE UN ATTESTATO NELLA NOSTRA COMPLESSA  DISCIPLINA  ?

https://docs.google.com/file/d/0B2LbDyhUH7WMTXN0a19YMnE4XzJYSTZxRURuUmEzVFZEaE5n/edit    

 

LO SAI CHE LE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI PRIVATE DI MUSICOTERAPISTI NON SONO STATA RITENUTE IDONEE PER QUANTO RIGUARDA LA LEGGE 206 DEL 2007 PER I MOTIVI CHE PUOI LEGGERE QUI?

http://www.unaleggeperledisciplinebionaturali.it/documenti/verbale_conferenza%20servizi_stabilisce_naturopatia_non_rientra_legge4.pdf

 

 

LO SAI CHE LE ASSOCIAZIONI PRIVATE PROFESSIONALI DI MUSICOTERAPIA NON SONO ISCRITTE NEGLI ELENCHI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ( LEGGE 4)  IN QUANTO LA MATERIA E' CONSIDERATA SANITARIA?

 

 

 

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/assistenza/domande-frequenti/2029843-faq-disposizioni-in-materia-di-professioni-non-organizzate-in-ordini-o-collegi

 

 

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/Associazioni_professionali_Errori_pi%C3%B9_frequenti_nov2014.pdf

 

 

Lo sai che il 7 febbraio 2013 la conferenza Stato-Regioni ha approvato un provvedimento in cui viene ribadito che le attività di cura, diagnosi, prevenzione, assistenza e riabilitazione sono riservate alle professioni sanitarie poste sotto la vigilanza del Ministero della Salute;[5] tali attività sono pertanto precluse ai soggetti di cui alla legge 4 gennaio 2013.[6]  ?

 

 

Conosci la legge 4 CHE NON VALE PER I MUSICOTERAPISTI ma solo per le professioni senza diagnosi , prevenzione , riabilitazione e terapia?

Informati leggendo questo link:-

 

ESSENZIALE LEGGERE



  Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi - Domande frequenti (FAQ) Mercoledì, 18 Dicembre 2013 Domande più frequenti sulla legge n. 4/2013

 

PREMESSA

Il mondo della qualità è un mondo prevalentemente volontario. In quest’ottica, la qualificazione della professione, come di ogni altra attività economica, non è basata solo su norme cogenti come nel caso degli Ordini professionali ma anche su strumenti (certificazioni, marchi, attestati etc.) di carattere volontario, a volte anche con controllo pubblico ma più spesso lasciati all’autoregolamentazione dei privati.

Maggiori informazioni sono disponibili nella sezione sui marchi di qualità dei servizi.

Si ritiene opportuno esaminare i singoli articoli della legge, per chiarire i principali dubbi emersi dai primi mesi di applicazione.

 

(ART. 1)
La legge n.4/2013 ha modificato il quadro giuridico in materia di attività professionali?

NO, la legge n.4/2013 non ha modificato la legislazione in materia di attività professionali riservate.
In altre parole, ciò che era regolamentato da altre leggi resta regolamentato, mentre ciò che era libero resta libero. Ciò è reso evidente, da un lato, dal comma 2 dell’art.1, che esclude varie attività riservate, sia dal successivo comma 5, che afferma che l’esercizio della professione, come identificato dal comma precedente, è libero.

(ART.2) Le associazioni professionali possono avere anche finalità diverse da quelle previste dall’art.2, comma 1?

SI’, purché siano compatibili con il ruolo di associazione professionale e di rappresentanza dei professionisti iscritti.

Quali requisiti devono avere le associazioni professionali?

(per entrare nell’elenco previsto dall’art.2, comma 7)
I requisiti sono stabiliti dai commi 1,2,3 e 4 dell’art.2.
In particolare:

  • Comma 1 :“Le associazioni devono avere natura privatistica, essere fondate su base volonta¬ria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati e ga¬rantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza”.
  • Comma 2 : “Gli statuti e le clausole associative delle associazioni professionali devono garantire la trasparenza delle at¬tività e degli assetti associativi, la dialettica democratica tra gli associati, l'osservanza dei principi deontologici, nonché una struttura organizzativa e tecnico-scientifi¬ca adeguata all'effettivo raggiungimento delle finalità dell'associazione”.
  • Comma 3 : “Le associazioni professionali devono promuovere anche at¬traverso specifiche iniziative, la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta ai sensi dell'art. 27-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, devono vigilare sulla con¬dotta professionale degli associati stabilendo le san¬zioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazio¬ni del medesimo codice”.
  • Comma 4 : “Le associazioni devono promuovere forme di garanzia a tu¬tela dell'utente, tra cui l'attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore, presso il quale i committenti delle prestazioni professionali possano rivol¬gersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti, ai sensi dell'art. 27-ter del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, nonché ot¬tenere informazioni relative all'attività professionale in generale e agli standard qualitativi da esse richiesti agli iscritti”.

Cosa è vietato alle associazioni professionali?

La risposta è contenuta nel comma 5 : “Alle associazioni sono vietati l'adozione e l'uso di denominazioni professionali relative a professioni orga¬nizzate in ordini o collegi”.

I professionisti iscritti alle associazioni possono esercitare anche attività professionali riservate?

Ai sensi del comma 6 dell’art.2 della legge, ai professionisti anche se iscritti alle associazioni di cui al presente articolo, non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale. Quindi i professionisti, iscritti o meno alle associazioni, possono esercitare anche attività riservate a patto che dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l’iscrizione al relativo albo professionale.

L’iscrizione di una associazione nell’elenco di cui al comma 7 costituisce “riconoscimento” dell’associazione stessa?

NO, l’elenco ha una finalità esclusivamente informativa e non un valore di graduatoria o di rilascio di giudizi di affidabilità da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

I professionisti non iscritti ad alcuna associazione o iscritti ad associazioni non inserite nell’elenco possono continuare la loro attività?

SI’, l’unico obbligo introdotto dalla legge, all’art.1, comma 3, è quello di fare riferimento, nei rapporti  scritti con il cliente, agli estremi della legge stessa.

(ART.3) Le forme aggregative riguardano solo le associazioni iscritte nell’elenco di cui all’art.2, comma 7?

NO, il riferimento va inteso rispetto all’intero articolo 2, di cui il comma 7 è solo una componente non necessaria.

(ART.4) Quali sono gli “elementi informativi” che le associazioni e le loro forme aggregative devono pubblicare sul proprio sito web?

Gli elementi sono chiaramente definiti dall’art.5. In particolare essi sono definiti dal comma 1, per le associazioni che non intendono autorizzare i propri associati ad usare il riferimento all’iscrizione all’associazione quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi.
Viceversa, per le associazioni che intendono offrire tale opportunità ai propri iscritti, sono previsti ulteriori requisiti previsti dall’art.5, comma 2.

(ARTT. 6-9) Le norme tecniche elaborate dall’UNI sono obbligatorie?

NO, esse costituiscono solo dei principi e criteri generali che disciplinano l’esercizio autoregolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione.

Come si può partecipare alla redazione delle norme tecniche da parte dell’UNI?

Sia i rappresentanti delle parti interessate, sia i singoli cittadini possono partecipare alla redazione delle norme nella fase dell’inchiesta pubblica finale, esprimendosi sul progetto di norma preparato dal gruppo di lavoro dell’UNI. In più i rappresentanti delle parti interessate possono prendere contatto con l’UNI sia per promuovere la redazione di una nuova norma, sia per chiedere di essere inseriti nel gruppo di lavoro delegato alla redazione, e nella fase di “inchiesta pubblica preliminare”. Per maggiori dettagli si può consultare il sito dell’UNI: www.uni.com

(ART.9) La certificazione di conformità del singolo professionista alla norma UNI è collegata all’appartenenza ad una associazione?

NO, entrambe costituiscono una libera scelta del professionista e possono coesistere o meno nella stessa persona. Resta libera la facoltà, da parte di una associazione professionale, di richiedere quale requisito aggiuntivo per i propri iscritti la certificazione ad una norma tecnica UNI, ove esistente.

Essa potrebbe anche essere utilizzata quale marchio/attestato di qualità dei servizi nel senso descritto dall’art.4, comma 1, secondo periodo, stante il collegamento con l’art.81 del Decreto legislativo n. 59/2010, che fa espresso riferimento al sistema di accreditamento di cui al Regolamento europeo n.765/2008.

 

 



Ecco perche' vogliamo la musicoterapia come professione sanitaria!!!

 

 

ALLORA RIFLETTIAMO:-

 

 ma prima fermiamoci un secondo:_

 

Terzo piano centro di riabilitazione

I nostri ragazzi
non hanno parole
per esprimere felicita' e tristezza
e come i bambini
sentono il calore
delle nostre mani
e di sguardi veri

le parole non lo sanno dire

I nostri ragazzi
sentono gli odori
vedono i colori
dl nostro sudore
cantano i silenzi
piangono al clamore
si avvicinano
per ascoltare il cuore

le parole non lo sanno dire

I nostri ragazzi
sono come antenne
e capiscono
le nostre ansie
vedono paure
ed ingenuita'
e tremano se c'e' l'amore

le parole non lo sanno dire.

 

 

 

 bene , ora procediamo

 

A P P E L L O    P E R    I L     R I C O N O S C I M E N T O

 

DELLA FIGURA PROFESSIONALE SANITARIA DEL MUSICTHERAPIST

 

 

 

 

 

ALLE FORZE POLITICHE E SOCIALI, AI PARLAMENTARI,

 

ALLE AUTORITÀ RESPONSABILI COINVOLTE NELLA DEFINIZIONE DELLE NUOVE FIGURE PROFESSIONALI SANITARIE E SOCIOSANITARIE.

 

 

 

 

 

Chiediamo di sottoscrivere questo appello a tutti coloro che hanno fatto della Musicoterapia la loro professione, a tutti gli altri professionisti che come noi credono che la Musicoterapia debba avere un proprio spazio riconosciuto all’interno delle istituzioni e delle strutture sanitarie e socio assistenziali, a tutti coloro che si avvalgono della Musicoterapia, per sé o per i propri familiari, a tutti coloro che desiderano sostenerci in questo difficile percorso che ha alle spalle anni di formazione, di esperienza e di pratica professionale e come obiettivo ha il riconoscimento della nostra figura professionale all’interno delle istituzioni nelle quali è, di fatto, presente come pratica riabilitativa, terapeutica e preventiva.

 

 

 

 

 

E' risaputo che l'articolo 6, comma 3, del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, ha riservato al Ministro della Salute il compito di individuare le figure professionali, con i relativi profili, che operano nel comparto sanitario.

 

Fino ad oggi sono state individuate, con Decreti ministeriali aventi natura regolamentare, ventidue figure professionali, per le quali sono stati definiti anche gli ordinamenti didattici dei relativi corsi di laurea triennale (Decreto Ministeriale 2 aprile 2001, "Determinazione delle classi delle lauree specialistiche universitarie delle professioni sanitarie").

 

 

 

Allo stato attuale, le professioni sanitarie ricomprese nell'area della riabilitazione di cui al Decreto Ministeriale 29 marzo 2001 "Definizione delle figure professionali di cui all'art. 6, comma 3, del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, da includere nelle fattispecie previste dagli articoli 1, 2, 3 e 4 della Legge 10 agosto 2000, n. 251 (art. 6, comma 1, L. n. 251/2000)", sono complessivamente otto.

 

In particolare alcune di queste, quali il terapista occupazionale, il tecnico della riabilitazione psichiatrica, il terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, l'educatore professionale ed il logopedista, appaiono al momento le più idonee, dopo un adeguato percorso formativo, sia per competenze previste dai rispettivi profili professionali sia per i contenuti dei percorsi formativi universitari, per l'applicazione, nei loro specifici progetti riabilitativi, delle tecniche ritenute terapeuticamente più efficaci e - tra queste - anche la musicoterapia. (Lettera 4 luglio 2005 Ministero della Salute Ufficio Legislativo, Ufficio Rapporti con il Parlamento LEG/F.1.a.b.2/2134 Oggetto Interrogazione Parlamentare, Risposta n. 4-08647).

 

Talune associazioni spesso non riportando il percorso necessario per le professioni sanitarie (complesso è anche quello delle socio-sanitarie) possono disorientare i colleghi illudendo che sia sufficiente un passaggio parlamentare per il tanto agognato riconoscimento .

 


I sottoscritti considerano essenziale nel panorama educativo, riabilitativo e terapeutico la presenza della figura del musictherapist e sollecitano le autorità preposte alla elaborazione di norme certe per la sua diffusione e sviluppo, nella tutela della professione e dell'utenza, auspicando l'approfondimento reale dell'esistente, monitorando le realtà operative di eccellenza già presenti in strutture sanitarie pubbliche, in centri privati anche convenzionati, nelle cooperative sociosanitarie attive nei servizi psichiatrici, centri diurni, case famiglia, comunità terapeutiche, strutture private, non limitando le audizioni ed il depistage al solo mondo associativo, e prevedendo norme transitorie atte a capitalizzare l'immenso bagaglio scientifico accumulato da quanti faticosamente sono di fatto già inseriti professionalmente nel mercato del lavoro (a volte non iscritti ad alcuna associazione privata).

 

Facciamo pertanto appello a non disperdere la ricerca applicata in musicoterapia, le migliaia e migliaia di ore di attività operativa svolta dagli operatori, rammentando che una professione non parte da una associazione o dalla legge, ma emerge e si sviluppa sulla base di una necessità di benessere, sociale e sanitaria e soltanto successivamente viene riconosciuta dalla norma. Tale riconoscimento non può in alcun modo cancellare ed umiliare il pionierato che è riuscito sul campo ad operare inserendosi, spesso con ridotti compensi e diritti, nei servizi esistenti ed impostando la ricerca scientifica quotidiana privata.

 

 

 

I firmatari del presente documento sollecitano infine tutte le realtà operative (e cioè non solamente di studio teorico) dei musictherapists italiani a formare un tavolo comune per il quale si fanno garanti superpartes, al fine di realizzare una voce coordinata atta a comunicare efficacemente nelle molteplici audizioni che saranno necessarie nel rapporto con le istituzioni e le autorità preposte alla verifica dei parametri della disciplina e della professione.

 


Corre l'obbligo di rammentare che la sezione II del Consiglio Superiore di Sanità, nel lontano 22-1-97, ha ritenuto di porre una limitazione netta al riconoscimento di figure definite espressioni di medicine "non convenzionali" o "alternative" (cfr. lettera 3-10-97 900.6/Quesito/7409, Segreteria particolare del Ministro, Sede, a firma del Dirigente Generale Dott. Raffaele D'Ari ), i firmatari ritengono maturi i tempi per una rivisitazione del parere del C.S.S anche e sopratutto per i mutamenti scientifici applicativi sviluppatisi internazionalmente nell'ultimo decennio.

 

 PERTANTO CHIEDIAMO

 

 alle forze politiche e sociali, ai parlamentari, a tutte le autorità preposte alla verifica dei parametri professionali inerenti al Disegno di Legge Governativo sulle Professioni, di approfondire con noi la possibilità del riconoscimento della figura del musictherapist, coerentemente all'orientamento internazionale.

 

Chiediamo altresì di valutare insieme ogni proposta eventuale di accorpamento con altre professioni, integrando le vostre audizioni con le associazioni private e con centrali formative.

 

Chiediamo infine che vengano elaborate corrette norme transitorie che sanino il preesistente, garantendo tutti coloro che faticosamente sono riusciti a costruire la professione del musictherapist inserendosi di fatto nel mercato del lavoro, nei centri di riabilitazione, nella costellazione sociosanitaria del nostro paese. A questo riguardo, in vista del riconoscimento della nostra figura professionale e della definizione, in sede istituzionale, dei criteri per l’accesso al Registro e l’esercizio della professione, alleghiamo una nostra proposta di norme transitorie nata dalla riflessione in merito alla opportunità che la ricerca musicoterapica realizzata spontaneamente in tante strutture non vada persa ma venga stimolata e sostenuta da oculate politiche di sviluppo delle scienze educative, riabilitative e terapeutiche.

 

 

 

Si chiede di diffondere il presente appello ai professionisti, alle associazioni, alle associazioni professionali, alle scuole di formazione, alle associazioni di volontariato, alle associazioni del mondo della diversabilità, alle altre figure professionali del settore educativo-riabilitativo e terapeutico, ai sindacati, ai partiti politici, ai comitati di settore, alle strutture, alle cooperative sociosanitarie, culturali, del benessere, al modo della scuola, ai genitori, agli studenti, ai corsisti, ai musicisti, a tutto il mondo della prevenzione, alle persone interessate.

 

 

 

 

INFINE CI PERMETTIAMO DI PROPORRE UN'ALTRA SOLUZIONE POSSIBILE:-

 

PROPOSTA DEL PRESIDENTE DI MUSICOTERAPIADEMOCRATICA

AL MINISTRO DELLA SALUTE 

 

PROPOSTA DI ATTIVAZIONE DELL’AREA DELLE PROFESSIONI SOCIOSANITARIE

 

 

L’approvazione della legge 3270/12  ( ORA LEGGE 4/2013) delle c.d. professioni non regolamentate fa emergere la necessità di una riflessione su quelle professioni che pur non avendo alcuna regolamentazione operano di fatto e di diritto all’interno sia dei servizi e presidi sociosanitari che in quelli sanitari, nel pubblico e nel privato, anche se non rientrano nei requisiti minimi richiesti per l’autorizzazione e l’accreditamento.

 

La ratio della legge ricordata prevedrà una metodologia di riconoscimento della professione autoreferenziale ed autogestito antitetico rispetto a quella utilizzata per le professioni sanitarie che prevede norme di riconoscimento e di accreditamento di tipo pubblicistico nella forma e nella sostanza a tutela dei cittadini.

 

Per evitare che possano operare nel SSN, generalmente inteso, comunque professioni che avranno una legittimazione diversa da quelle sanitarie si potrebbe far rientrare il loro riconoscimento, almeno di quelle che contribuiscono direttamente all’attuazione del diritto alla salute, nelle modalità previste per le professioni sociosanitarie, modalità non utilizzata affatto sinora, nonostante la loro alta validità.

 

Nel ricordare che con le integrazioni previste dall’art.. 3 del d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229, il d.lgs. 502/92 all’art.. 3-septies legifera sull’ Integrazione sociosanitaria definendo le prestazioni sociosanitarie tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione, nonché all’art.3 octies è prevista l’Area delle professioni sociosanitarie; detto articolo prevede inoltre che con:

 

1: Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la Solidarietà sociale e con il Ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentito il Consiglio superiore di Sanità e la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, è disciplinata l'istituzione all'interno del Servizio sanitario nazionale, dell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria e sono individuate le relative discipline della dirigenza sanitaria.

2. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la Solidarietà sociale, sentito il Ministro per l'Università e la ricerca scientifica e tecnologica e acquisito il parere del Consiglio superiore di Sanità, sono integrate le tabelle dei servizi e delle specializzazioni equipollenti previste per l'accesso alla dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale, in relazione all'istituzione dell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria.

3. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la Solidarietà sociale, sono individuati, sulla base di parametri e criteri generali definiti dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, i profili professionali dell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria.

4. Le figure professionali di livello non dirigenziale operanti nell’area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, da formare con corsi di diploma universitario, sono individuate con regolamento del Ministro della sanità, di concerto con i Ministri dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica e per la Solidarietà sociale, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; i relativi ordinamenti didattici sono definiti dagli atenei, ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 sulla base di criteri generali determinati con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, emanato di concerto con gli altri Ministri interessati, tenendo conto dell’esigenza di una formazione interdisciplinare, adeguata alle competenze delineate nei profili professionali e attuata con la collaborazione di più facoltà universitarie.

5. Le figure professionali operanti nell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, da formare in corsi a cura delle regioni, sono individuate con regolamento del Ministro della sanità di concerto con il Ministro per la Solidarietà sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; con lo stesso decreto sono definiti i relativi ordinamenti didattici.

 

A tutt’oggi questa area non è stata istituita, nonostante la giusta intuizione del legislatore in un settore, quale quello sociosanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico e quello epidemiologico e nonostante che la mutata denominazione del nome del Ministero da “della Sanità” a della Salute abbia espanso la mission del Dicastero in un spettro di intervento e di competenza che va oltre la concezione di ambito sanitario in senso stretto ma che, invece, sia aderente al concetto di salute, proprio dell’OMS e del diritto sancito dall’art.32 della Costituzione Repubblicana.

 

E’ bene ricordare , altresì, che l’unica figura istituita in aderenza a tale area sia l’operatore sociosanitario mentre l’attivazione di quest’area delle professioni sociosanitarie potrebbe sia rivedere le criticità di alcuni profili, quali il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e di quello nel sociale o l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.

 

Ma l’attivazione di quest’area potrebbe offrire una legittimazione più adeguata a quelle professioni non riconosciute ancora nel SSN, in particolare nell’area dell’integrazione sociosanitaria, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dal musicoterapista.

 

Per quanto sopra esposto sarebbe opportuno che la competente Direzione Generale del Ministero attivasse tutte le necessarie procedure per dar corso all’attuazione dell’area sociosanitaria ad elevata integrazione sanitaria .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IPOTESI NORME TRANSITORIE

 

Avere compiuto un percorso di lavoro subordinato, parasubordinato, con contratto Co.Co.Co, con contratto Co.Co.Pro come "musicoterapista” o “musicoterapeuta " in strutture pubbliche e/o private, in coordinamento con l'equipe psico-medico-pedagogica, per un periodo minimo di anni 5 e per almeno 90 giorni per ogni anno curriculare.

 

 

Avere conseguito un diploma al termine di corsi nazionali o esteri di musicoterapia comprensivi di un minimo di 300 ore, 12 esami curriculari, tesi di diploma discussa, tirocinio documentato.

 

 

Avere conseguito una laurea in medicina, psicologia, una laurea di terapie, una laurea in materie umanistiche con tesi in musicoterapia unitamente a:

avere frequentato un minimo di 100 ore di seminari formativi di musicoterapia;

avere svolto una attività applicativa di musicoterapia in strutture pubbliche o private, in coordinamento con l'equipe psico-medico-pedagogica, per un minimo di 50 ore.

 

 

Avere conseguito un diploma presso un conservatorio musicale statale unitamente a:

avere effettuato almeno 200 ore di formazione in musicoterapia seminariale e

avere svolto una attività applicativa di musicoterapia in strutture pubbliche o private in coordinamento con l'equipe psico-medico-pedagogica per almeno 100 ore.

 

 

Avere effettuato attività scientifica esperienziale con un minimo di n. 5 pubblicazioni unitamente a:

avere svolto attività applicativa di musicoterapia per almeno 100 ore in strutture pubbliche e private, in coordinamento con l'equipe psico-medico-pedagocica e

avere effettuato un percorso formativo personale seminariale in musicoterapia di almeno 200 ore.

 

 

Aver accumulato negli anni attività di musicoterapia applicata in strutture pubbliche e private per un ammontare minimo di 500 ore in coordinamento con l'equipe psico-medico-pedagogica e avere accumulato un monte ore formativo in musicoterapia di almeno 200 ore.

 

 

Appartenere ad un registro di musicoterapisti con indicazione statutaria unica sulla musicoterapia da almeno due anni.

 

 

 

 


Non staccate la spina alla musicoterapia (da “il sole 24 ore” del 28-2-2012)

In ambito educativo , riabilitativo e terapeutico gli operatori vivono il progresso delle tecniche e delle metodologie e gradualmente nuove discipline vengono proposte ed utilizzate negli ambulatori , nelle case famiglia , nei centri diurni , nelle cooperative , nei centri di riabilitazione , nelle residenze assistite. Nel tempo abbiamo visto susseguirsi operatori di fisioterapia , psicomotricita’ , terapia occupazionale , tecnici della riabilitazione psichiatrica e psicosociale , educatori professionali , tecnici per la neuro e psicomotricita’ per l’eta’ evolutiva , etc. Queste tecniche hanno concretamente rispecchiato il continuo procedere della ricerca scientifica e l’hanno rappresentata nei reparti , nelle palestre , nelle realta’ operative. Prendiamo ad esempio la musicoterapia ; i dati Cnel del 2003 riportavano un censimento di 12 associazioni per un totale di 865 iscritti ed una proiezione di 5000 unita’ operative a livello nazionale , probabilmente lievitato con gli anni. I musicoterapisti sono specializzati in una disciplina emergente molto diffusa a livello internazionale e naturalmente non regolamentata come tutte le nuove tecniche. Essi intervengono in molteplici situazioni e la loro utilizzazione avviene in modo originale attraverso forme contrattuali le piu’ originali ed atipiche. Nel percorso educativo e riabilitativo è possibile intervenire attraverso la musicoterapia con pazienti privi di parola, con potenzialità esclusive in ambito non verbale, con gravi problematiche di ordine psicologico e relazionale. A tali pazienti non possiamo offrire solo il tradizionale lettino terapeutico o il classico tavolo di lavoro, essendo spesso persone non collaboranti, a volte aggressive ed autolesioniste; e’ necessario invece intervenire con tecniche appropriate finalizzate ad innescare essenziali dialoghi comunicativi non verbali. La musicoterapia è infatti una modalità d’approccio sensoriale che utilizza l’elemento sonoro con finalità terapeutiche e preventive per intervenire su un certo numero di disagi fisici, psicologici e psicopatologici. In questo particolare ambito, l’obiettivo terapeutico deve essere distinto da un risultato propriamente musicale. Un percorso attraverso il quale si accudisce un individuo o un contesto collettivo, attraverso la stimolazione delle sue capacità creative, per trovare nuove sintesi dei suoi modelli interpretativi del mondo, non può non essere considerato anche “terapeutico”. Ma questo termine non ha necessariamente in questo caso un’accezione solo “clinica”; vuole semplicemente sottolineare quanto il benessere del soggetto passi anche per un’armonizzazione delle sue maniere di comunicare con il mondo esterno e di autopercepirsi non solo secondo codici verbali, ma anche corporei. Molti luoghi comuni descrivono infatti il corpo come un’area di esclusiva pertinenza medica o biologica, senza tenere conto che molte recenti ricerche dimostrano quanto anche il corpo si esprima secondo codici culturali e quanto, molto spesso, si conviva inconsapevolmente con diversi e tra loro conflittuali schemi di relazione corporea, anch’essi culturalmente definiti. In trent’anni e piu’ sono entrate a far parte dei servizi sociosanitari , collateralmente a quanto accaduto in tutta la comunita’ europea ed internazionale , alcune queste nuove attivita’ riabilitative di ricerca. Cio’ e’ stato frutto dell’intuizione (che ha anticipato spesso la ricerca ufficiale) e del protagonismo positivo
di imprenditori sociali , laici e religiosi ,sensibili allo sviluppo dell’educazione , della riabilitazione e della terapia.
Tali attivita’ per prime stanno per essere eliminate nella fase di rimodulazione conseguente ai piani di rientro economici imposti alle regioni in deficit sanitario ; parliamo anche di altre tecniche riabilitative e terapeutiche che rappresentano acqua pura per la comunicazione di soggetti gravi , a volte , autolesionisti , e conseguentemente per le loro famiglie (tecniche artistiche , espressive ,etc).
Nel complesso quadro in atto e’ essenziale a nostro avviso continuare a sostenere l’espressione e la comunicazione di tanti nostri concittadini facendo in modo che tali attivita’ non vengano eliminate ne’ ridotte dai centri convenzionati , prevedendo purtroppo i decreti attuativi l’inesistenza delle figure non regolamentate (che pur lavorando da una vita si troverebbero esclusi tra gli esclusi) . Cio’ significa che il nostro paese rischia di gettare con l’acqua sporca anche il bambino , e cioe’ razionalizzando la spesa e realizzando il taglio lineare annullerebbe di fatto la ricerca educativa , riabilitativa e terapeutica , allontanandoci definitivamente dalla ricerca nel settore , che di fatto viene realizzata dai centri convenzionati con l’assunzione delle figure professionali innovative.( e questo proprio adesso che lo sviluppo della fisica quantica e vibrazionista a livello internazionale delinea concretamente la possibilita’ di misurare e verificare l’influenza delle onde sonore sulle cellule viventi , facendo coniugare finalmente la musicoterapia classica con la fisica vibrazionista) . Nell’epoca dello sviluppo di questa disciplina quindi , a causa dei tagli lineari , si eliminano dai centri educativi , riabilitativi e terapeutici le figure professionali dei musicoterapisti e simili , con il rischio concreto di fermare la ricerca e lo sviluppo delle tecniche conseguenti  ; cio’ comporta il blocco di fatto dello studio e dello sviluppo delle metodologie e delle strategie operative , con la conseguente ripetitivita’ delle attivita’ tradizionali , sempre piu’ burocratizzate e ritualizzate a fini amministrativi e formali. Le conseguenze di questo dato sono di un rientro , si , ma un “rientro” in una situazione pseudomanicomiale ( non tradizionale ma apparentemente funzionale) nella quale al posto dell’educazione , della riabilitazione e della terapia troveremo domani automatismi costruiti esclusivamente sulla base del risparmio economico. I processi educativi , riabilitativi e terapeutici , una volta distaccati dallo studio e dalla ricerca condivisa ed interdisciplinare , globale e complessa , lentamente perderanno efficacia rischiando di innescare una diffusa perdita di entusiasmo da parte degli operatori sempre piu’ bloccati e demotivati da criteri organizzativi coordinati , sempre piu’ spesso , da figure di tipo contabile . Ecco un esempio limpido del danno che compie un taglio lineare e della necessita’ , invece , della individuazione caso per caso di sprechi e spese ingiustificate.   Rolando Proietti Mancini Presidente del Comitato Nazionale di Musicoterapia Democratica   http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2006&numero=424

 

 

 

INFO SULLA LEGGE 4 DEL 2013

La legge 4  del 2013 ( sulle professioni non regolamentate )  crea disorientamento e sconcerto tra i professionisti aderenti al Conaps e che attendono , come da impegno di tutte le forze politiche  , il compimento del percorso istituzionale con la realizzazione dell'Ordine Professionale , come la Costituzione esige.
Nel contempo , pur chiarendo che la legge stessa non vale per le professioni sanitarie , essa potrebbe  permettere ad associazioni professionali private  di accreditarsi ambiguamente nel settore  attraverso  marchingegni e trucchetti semantici  e forme  di misurazione e certificazione non sanitarie. In sostanza attraverso le parole benessere , disagio , prevenzione , integrazione , etc. , si arriva a tentare di fare in modo che talune nuove emergenti  professioni terapeutiche non necessiterebbero del riconoscimento previsto dalla legge 43 per le professioni sanitarie e dei controlli del Ministero della Salute , del Consiglio Superiore di Sanità , etc. , bensi' esclusivamente di bollini delle autorita' addette allo sviluppo economico e produttivo.
Di fatto , secondo la legge approvata , per realizzare una professione "terapeutica" ( contrariamente a cio' che dice la costituzione e la legge 43 )  potrebbe essere possibile realizzare una associazione professionale privata verificata non dal Ministero della Salute ( cfr. il testo della legge 4) ; bastera' non autodefinirsi formalmente professione sanitaria ( ma ad es. pedagogica) ed ottenere la certificazione non sanitaria  richiesta.
Certamente cio' vale per i liberi professionisti in quanto chi opera come dipendente in centri psico-medico-pedagogici (essendo sottoposto quotidianamente alla verifica delle Asl e della gerarchia sanitaria prevista) e' direttamente sotto la responsabilita' e la supervisione del medico e delle strutture sanitarie competenti.
La legge , con intenzioni positive  , pone a rischio la qualita' delle terapie , cosa delicatissima per la salute pubblica  . creando aree di ambiguita' a danno dell'utenza  disagiata e disorientando coloro che anelano il riconoscimento regolare della professione sanitaria.

La confusione potrebbe invadere un settore cosi' delicato , perche'  di fatto per dribblare la normativa potrebbe accadere che alcune associazioni  , che nei convegni e nei corsi illustrano le  valenze terapeutiche  delle proprie tecniche  ,   di fronte alla possibilita' di una scorciatoia non esitino a  modificarsi geneticamente in altri ambiti   parlando genericamente di benessere , pedagogia , integrazione , etc. , in una sorta di trasformismo obbligatorio.

A questo punto ritengo che la legge 4  sulle  professioni non regolamentate sia  da perfezionare  per quanto concerne la sponda che potrebbe concedere ad alcune  associazioni professionali autoreferenziali , permettendo  atteggiamenti ambigui al fine di evitare la legge 43 ed i controlli del Ministero della Salute per una materia cosi' delicata ; in sostanza tale legge potrebbe sospingere indirettamente alla non applicazione della legge ( 43 )   , bensi' a percorrere scorciatoie potenzialmente  pericolose per l'utenza e la qualita' dei servizi.
 
Rolando P. Mancini
PRESIDENTE MUSICOTERAPIA DEMOCRATICA

 

 

 

 

 

P.S.  RIFLESSIONE EPISTEMOLOGICA E SOCIALE

 

   Per ragioni storiche, Culturali e sociali molto complesse che possono in parte riferirsi alla crisi dei modelli prevalenti, molto si è diffuso il ricorso alle cosiddette pratiche terapeutiche “alternative”. Senza voler entrare nel dettaglio di questi problemi, va da sé che, oggi, vi è un bisogno diffuso di visioni complessive che un tecnicismo non sempre umanizzante appare non soddisfare.   La musicoterapia , pur sicuramente collocandosi in una visione olistica dell’essere umano ,non e’ collocabile nell’ambito delle pratiche mediche “alternative” per le seguenti ragioni:   a) “Alternativo” vuol dire letteralmente “al posto di qualcos’altro” e la musicoterapia non si pone in antitesi ad alcun tipo di intervento medico o risocializzante o psicoeducativo   b) Essa nel momento in cui non si colloca nell’ambito del ristretto intervento terapeutico non puo’ essere considerata una pratica medica alternativa   c) Nei corsi di formazione per musicoterapisti non autoreferenziali  vengono date informazioni sulla  l’Antropologia Culturale, la Sociologia, la Psicologia Sociale e di Comunità, la Psicologia dello Sviluppo  edaltre discipline prevalentemente dal punto di vista storico; questo non per fornire competenze in queste aree ma per inquadrare, nell’ottica ermeneutica, la musicoterapia tra le discipline umanistiche.    d) Nel momento in cui la prassi musicoterapica ha sempre lavorato avendo la massima disponibilità ad essere testata e valutata secondo metodiche condivise dalla Comunità scientifica (esistono molti studi rigorosi pubblicati in questo ambito) questa prassi si colloca del tutto nell’alveo delle metodiche potenzialmente “ufficiali”    PERCHE’ LA REGOLAMENTAZIONE DI QUESTO SETTORE E’ NECESSARIA E URGENTE    Nella maggior parte dei luoghi e dei dispositivi deputati alla costruzione del senso di appartenenza alla Comunità come le scuole o anche negli spazi della cura, della riabilitazione e della socializzazione dell’handicap fisico, psichico e sociale troviamo operatori che con la più varia qualifica pongono in atto degli interventi che prevedano l’uso sistematico di quelle che solitamente nella nostra Cultura definiamo musica e che non hanno come scopo principale la formazione tecnica (finalità ovviamente lecitissima per una progetto scolastico, accademico o di acquisizione di competenze finalizzate all’inserimento lavorativo o anche semplicemente per il piacere di accrescere il proprio saper fare) ma si pongono invece, in maniera esplicita, come interventi francamente “terapeutici” finalizzati al miglioramento delle relazioni e ad una migliore modulazione del proprio mondo emozionale.   In particolare non è  difficile trovare una scuola, un centro diurno o una Comunità terapeutica che non abbia un laboratorio espressivo in cui si realizzino procedure riferibili alla musica con la finalità di creare un migliore clima relazionale.   A fronte di questa enorme diffusione di metodologie musicoterapiche così evidentemente importanti nella pratica sociale e clinica, se si verifica la formazione nello specifico settore degli operatori che realizzano questi interventi si scopre che nella maggior parte dei casi non vi è stata alcuna formazione specifica nel campo.   Sono ben pochi gli operatori infatti che abbiano frequentato dei corsi approfonditi che formino all’uso della musica nel settore dello sviluppo della capacità relazionale tout court o del franco disagio.   E’ ovvio infatti che per condurre un gruppo di bambini delle elementari “normodotati” come anche di utenti affetti da schizofrenia o da altre forme di handicap tramite forme espressive sonore, quando lo scopo principale non è rappresentato dall’addestramento tecnico ma la consapevolezza di sé stesso all’interno di un sistema di relazioni, avere una formazione come musicista o come psicoterapeuta non rappresenta una condizione né necessaria né sufficiente in sé e per sé, ma occorra altresì una specifica preparazione sull’uso della musicoterapia in quel determinato contesto.   Vorremmo fare riferimento non solo alle situazioni in cui queste metodiche trovano un’utilizzazione di livello in qualche modo non adeguato ma anche alle molte situazioni in cui queste metodiche, pur essendo acclarata la loro utilità, vengono ancora poco sfruttate in tutte le loro potenzialità.   Queste considerazioni valgono non soltanto per le situazioni precedentemente descritte ma altresì per quei contesti particolarmente impegnativi anche per gli operatori e che riguardano soggetti affetti da patologie croniche o in fase terminale.   La figura professionale del musicoterapista non e’ quindi necessariamente rappresentata da tecnici del settore musicale e neanche da terapeuti o terapisti nell’accezione tradizionale (medici, psicologi, fisioterapisti,etc.).    Nel campo della musicoterapia si è consolidata un’esperienza anche in queste situazioni difficili per le quali la possibilità di esperienze comunque di benessere rappresenta un intervento di particolare spessore da parte dioperatori specifici che abbiano alle spalle un periodo formativo adeguato, un altrettanto adeguato tirocinio e siano vincolati ad un costante aggiornamento.    Come è del resto comprensibile , vista la pressoché totale assenza di un quadro legislativo generale, nei paraggi di queste realtà di grande spessore assistiamo all’organizzazione di una pletora di Corsi che rilasciano improbabili Diplomi dopo folgoranti iter formativi in alcuni casi anche di solo poche decine di ore, mentre, solo per fare un esempio, nessuna delle realtà formative che possiamo considerare credibili nel settore rilasciano alcun attestato di formazione prima di almeno tre anni di regolare iter intrapreso e solo dopo aver acquisito almeno un Diploma di Scuola Media Superiore.   Ci troviamo pertanto in questa situazione paradossale, e cioè che l’insieme di metodiche più diffuse in campo riabilitativo e risocializzante (i cui operatori sono peraltro spesso quelli più a contatto con l’utenza) (è anche il meno regolamentato) siano quelle meno regolamentate e quello in cui, allo stato attuale, vi è più confusione tra chi opera seriamente e che ha fatto dell’ approssimazione  il suo sistema di riferimento.   Pertanto, da come si evince da questo sia pur sommario inquadramento, lo spazio che nella stragrande maggioranza dei casi rappresenta il dispositivo quantitativamente più attivo nella socializzazione e nella risocializzazione dell’handicap è anche quello a cui le Istituzioni Pubbliche attualmente richiedono meno serietà e rigore.   Non diversa è la situazione in ambito educativo, capitando spesso che, ad esempio nelle scuole, ci si affidi ad improbabili operatori “animatori” di interventi di mediazione culturale o di stimolazione della comunicazione tra scolari e studenti, senza che questi operatori abbiano alcuna formazione sulla gestione delle emozioni e delle complessità relazionali che si attivano nei gruppi.   Da molti anni operatori qualificati nel settore della cura e della promozione umana nella sua accezione più ampia (e quindi non solo riabilitativo e risocializzante ma anche dell’educazione allo stare bene con sé stesso e con gli altri) hanno messo a punto un insieme di metodiche di intervento sul disagio, partendo dall’idea che la musica rappresenti da sempre un medium per la risoluzione dei più svariati conflitti (non solo tra soggetti ma anche interpersonali).   Questo processo di crescita, avvenuto peraltro anche grazie al continuo confronto con esperti di ambito internazionale, ha portato alla sistematizzazione di metodologie di intervento che, come abbiamo prima sottolineato, non sono da considerarsi “alternative” alle metodologie attualmente codificate da Leggi dello Stato per la semplice ragione che  in questi anni sono stati raccolti dati verificabili e pubblicati in molte riviste scientifiche sull’efficacia della musicoterapia.   Questo insieme di metodiche non vanno considerate nemmeno però necessariamente “mediche” o “psicoterapeutiche” perché possono essere utilizzate anche per semplici fini di stimolazione delle capacità creative e di socializzazione dell’individuo e perché, in caso di loro utilizzo in ambito clinico necessitano di una diagnosi e di una prescrizione che comunque deve restare di pertinenza di un operatore sanitario che abbia la qualifica adeguata e possono pertanto realizzarsi in questo ambito solo all’interno di un progetto multidisciplinare e multiprofessionale.   Sono queste le ragioni per le quali la musicoterapia  si pone in un’area di confine fortemente caratterizzata dalla dimensione Culturale ma soprattutto Ambientale e che ha come fine principale il benessere individuale e collettivo visto come necessità di appartenenza ad un sano ecosistema relazionale.    Per essere più precisi e facendo degli esempi concreti, dovremmo chiederci: un adeguato intervento di musicoterapia in una Scuola o in un ambiente lavorativo, quanto fa risparmiare alla collettività in termini di minor disagio e di minore emarginazione a medio e a lungo termine e per questo anche in termini di spesa pubblica?   Esistono molti studi che dimostrano che quando si crea un ambiente di lavoro vissuto come più accogliente, diminuiscono, ad esempio fenomeni come l’assenteismo, per non parlare dei vantaggi nella prevenzione del burn out.   Per questa ragione tra le finalità della musicoterapia vi è anche la ricerca, intesa sia come valutazione del miglioramento della qualità della vita ma anche, appunto, in termini di risparmio dei costi sociali misurabili anche economicamente, a medio e a lungo termine .   Questa riflessione , in linea con la proposta sociosanitaria , si propone fondamentalmente di intercettare e valorizzare fenomeni “reali”, attivi e radicati nelle nostre società ormai da molti decenni.    In tutta quell’area geopolitica che siamo abituati a definire come “mondo occidentale” e non solo, da vari decenni e per complesse ragioni sociali, culturali ed economiche, si stanno diffondendo dei metodi di aiuto, sostegno, prevenzione del disagio e consolidamento del benessere, definibili all’interno di una complessa e dinamica costellazione.   I principali  punti di questa costellazione di metodi possono essere definiti come:   1.      un superamento della dicotomia mente-corpo
2.      un occuparsi non solo della persona francamente malata ma anche della persona “sana”, con finalità peraltro non solo preventive ma anche di consolidamento del “benessere” che viene sempre più inteso sia come diritto individuale che come dovere sociale  tanto che si è aperto un dibattito mondiale sull’inserimento del livello di benessere  degli individui nello stesso PIL.   3.      un considerare con particolare attenzione la dimensione culturale del soggetto, ritenendola un aspetto fondativo e non secondario per la persona e presupponendo l’idea che ognuno di noi è costantemente in relazione dinamica con più modelli culturali   4.      un considerare sempre come punto di partenza una visione ecologica del soggetto, ovvero una visione sia unitaria che molteplice, la quale non possa prescindere anche dal sistema complesso di relazioni in cui la persona vive   5.      il considerare necessario per migliorare la qualità della vita delle persone, fare leva soprattutto sulle risorse e competenze proprie del soggetto nella loro accezione più ampia e, in questo ambito, il ritenere la creatività come una caratteristica universale delle persone e dei gruppi, non di esclusivo appannaggio di pochi privilegiati “artisti”.   6.      un porsi costantemente in ambiti interdisciplinari e, in particolare, quando queste metodiche vengano applicate in campo clinico, considerare come necessaria la collaborazione con figure professionali come quelle del medico o dello psicologo    Tali metodiche di aiuto e di sostegno, a volte vengono sommariamente definite “non convenzionali”, “olistiche” o addirittura “alternative”.   Questi termini, sia pure di uso frequente, non fanno giustizia dello spessore scientifico degli operatori qualificati del settore.   Tra l’altro ingenerano un equivoco, ipotizzando una collocazione di queste metodiche in un’area “altra”, lontana ad esempio dalle possibilità di verifica rigorosa e di collocazione in ambiti metodologici consolidati.    Nel nostro paese, come peraltro anche in tutta Europa, assistiamo ad un costante aumento della domanda in questo variegato settore, senza che a questa diffusione corrisponda un quadro normativo giuridico che definisca e delimiti queste varie aree metodologiche, i criteri formativi che le riguardino, le regole deontologiche che siano alla base del loro operato.    Questa crescita, anche disordinata, ha fatto sì che:   1.      Prima di tutto manchi, almeno in alcuni casi, una diffusa tutela dell’utenza. Sia nei servizi pubblici che in contesti privati non è raro che a praticare queste discipline siano persone che non abbiamo alle spalle un adeguato iter formativo.   2.      I professionisti qualificati del settore, dovendo a volte tollerare la concorrenza di operatori dall’incerta qualificazione a cui nessuno può vietare, allo stato attuale, di fregiarsi delle loro stesse competenze, assistono al costante svilimento della loro disciplina, con grave rischio anche per i livelli occupazionali nel settore.   In una situazione di questa complessità chiediamo alle forze politiche di elaborare un progetto che, prima di tutto definisca con precisione queste discipline, per limitare fenomeni confusivi di eccessiva sovrapposizione di aree metodologiche ormai consolidate, con la finalità di facilitare l’orientamento e la scelta da parte dell’utenza.   Oltre a ciò, nel quadro della tutela dell’utenza, proponiamo vengano istituiti dei Registri Regionali dei professionisti del settore, facilmente consultabili, ad esempio, via internet.   A questi elenchi, ognuno specifico per ogni determinata disciplina, potranno accedere solo i professionisti in grado di dimostrare, grazie ad un’attenta valutazione delle loro competenze, di rientrare nei requisiti stabiliti dalla legge, come, in particolare, l’aver percorso un adeguato iter formativo.   Nel momento dell’inserimento di queste nuove professionalità in un preciso quadro normativo e giuridico, va specificato che le loro peculiarità ne richiedono la collocazione nel settore sociosanitario (cfr proposta ), poiché le professionalità in questione non possono essere considerate di specifico né tantomeno esclusivo ambito medico o psicologico.   Questa scelta è ovviamente legata alla natura complessa e interdisciplinare di queste professionalità e al loro costante riferirsi alla complessità dell’ecosistema relazionale, culturale e sociale del soggetto.   Come ulteriore argomento a favore della nostra proposta di inserimento di queste discipline in ambito sociosanitario, sottolineiamo anche la crescente tendenza alla diffusione di un particolare aspetto (n)della più recente visione del benessere individuale e collettivo : in particolare, oggi, il benessere non viene considerato solamente come un diritto, ma anche come un dovere del soggetto e della collettività.   Nel momento in cui le nostre società confermano la scelta di modelli di welfare, non è più possibile ragionare sulla malattia escludendo il problema dei costi sociali, umani ed economici delle patologie.   Prevenire le disabilità a qualunque livello, determina una inevitabile ricaduta positiva a tutti questi i livelli, per l’appunto sociali, umani ed economici.   La salute e il benessere non appartengono più solo all’individuo (ammesso e non concesso che mai siano appartenuti esclusivamente alla sfera individuale) e devono dunque trovare posto nel discorso sulla collettività nel suo insieme.   In altri termini, la collocazione di queste discipline nel settore sociosanitario risponde alla sempre più diffusa e radicata visione del benessere e della salute come doveri sociali, sia della collettività nei confronti del singolo sia del singolo verso la collettività.   Solo per fare un esempio specifico, pensiamo al problema degli anziani non autosufficienti. L’aumento dell’età media non sempre corrisponde infatti ad un reale benessere per tutto l’arco della vita.   Diffondere dei programmi di prevenzione delle disabilità legate alla senescenza potrebbe, nel quadro di un’adeguata programmazione, corrispondere a degli enormi risparmi economici da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Oltre, ovviamente, a ridimensionare significativamente le sofferenze e i disagi degli anziani stessi e delle loro famiglie.       Facciamo appello alle forze politiche perché varino un progetto legislativo sociosanitario che, oltre a definire con precisione le varie identità professionali, riconosca alcuni parametri generali inerenti l’iter formativo, la deontologia professionale, l’aggiornamento permanente e le forme associative professionali in questo settore.       In particolare, riteniamo che esistano dei requisiti minimi per definire un professionista in questo ambito:       1.      Avere una identità professionale ben definita, riferibile ad uno dei profili descritti in questa stessa proposta , in grado di rientrare in precisi ambiti che ne permettano la certificazione delle competenze secondo criteri ormai consolidati sia nel nostro paese che nel resto d’Europa   2.      Avere alle spalle un iter formativo previsto dalla prassi  conteggiando le esperienze lavorative coerenti come attivita’ formativa.   La norma dovrà anche prevedere pertanto sia i criteri per la valutazione delle competenze sia le caratteristiche richieste ad un corso di formazione che intenda dare la possibilità di accedere agli elenchi dei Professionisti.   In particolare, per non disperdere il grande patrimonio che si è andato a costituire soprattutto nel settore del privato sociale, riteniamo che potrebbe essere indagato il terreno del riconoscimento collaterale all’universita’ delle Scuole di Formazione private convenzionate che rispondano ad alcuni criteri: la dimostrabilità di una lunga esperienza nel settore specifico; un corpo docente costituito da professionisti di comprovabile esperienza sul campo applicativo  nello specifico settore.   Riteniamo necessario che la norma di riordino nel settore preveda precise norme per tutelare nei casi previsti la continuità delle realtà formative già consolidate nel nostro paese onde evitare, per l’appunto, la dispersione del patrimonio culturale e scientifico non autoreferenziale.   Proponiamo pertanto che vengano istituiti degli elenchi regionali anche delle realtà formative private convenzionate eventuali , a cui possano accedere strutture sia pubbliche che private oltre alle universita’ , fatti salvi i requisiti identificati dal quadro normativo.   La proposta sociosanitaria, non istituendo di fatto alcun tipo di nuovo ed esclusivo ordine professionale (con il relativo e significativo onere a carico dello Stato), rappresenta inoltre un passo per l’alleggerimento delle spese inerenti le professioni da parte dello Stato ( e quindi del cittadino).        Considerazioni conclusive    La musicoterapia  si pone come disciplina matura dal punto di vista della metodologia ed in grado di fornire operatori competenti. A tutti conviene conviene  che  gli operatori di discipline “sorelle” si strutturino in modo  scientifico e  che le Istituzioni costituiscano dei Registri, ognuno comprendente gli operatori di una determinata disciplina (ove ne venga verificata l’affidabilità), per difendere l’utenza  da dannose approssimazioni .    Possiamo concludere semplificando che e’ generalmente noto , nello specifico , che il neonato entra a far parte di un ecosistema , anche sonoro , e lo modifica (e ne viene modificato ) profondamente ; egli tende a realizzare un processo di complementarieta’ anche e soprattutto con l’ambiente sonoro , attraverso un meccanismo interattivo che definisce i confini della reciproca compatibilita’.Considerando negativamente lo stato dell’ecosistema sonoro metropolitano , si puo’ affermare che occorra una particolare capacita’ esplorativa e comunicativa ed una modificabilita’ ed adattabilita’ dei propri ritmi e scelte comportamentali , che non sono spontanee in generale ma che possono essere apprese con l’esperienza, soprattutto se guidati dall’interazione con persone esperte e professionalmente preparate. Se cio’ vale per il bambino normodotato a maggior ragione vale per il disabile, il quale ha problemi (sensori sporchi) nell’esplorare e gestire l’ecosistema. Scopo dell’operatore e’ quello di incrementare la variabilita’ e modificabilita’ adattiva sonora , attraverso la modulazione mirata delle perturbazioni presenti nella nicchia ecologica sonora (inizialmente nel dialogo sonoro).Fondamentale e’ l’esplorazione del confine tra limiti e possibilita’ sonore , facilitando l’individuo a produrre variabilita’ , autorganizzazione , riflessione , confronto , commento verbale e non verbale dell’esperienza stessa.In questo particolare aspetto quindi educare e riabilitare (apprendimento in condizioni patologiche ) musicalmente e’ un processo con una base epistemologica comune :- significa consentire all’individuo , con o senza danno delle funzioni di comunicazione parametrica sonora , di continuare a costruire la propria identita’ sonora caratteristica , a variare i parametri sonori ed a costruire significato musicale , utilizzando la voce e gli strumenti musicali.    Generalmente la musicoterapia ( confinata dal non riconoscimento)  è un trattamento lungo, costoso, faticoso , quindi è necessaria una grande responsabilità per capire se quello che si offre e che si chiede in un determinato momento a quello specifico paziente è buono ed economico ,. La musicoterapia è rimasta trattamento di élite e questo ha comportato affanno e conflittualita’ dell’offerta, favorita anche dalla grande massa di musicoterapeuti  che spesso non trovano lavoro al termine del l

Letter to
ministero salute saverio proia (ministero salute)
Deputata Daniela Sbrollini
Vice Presidente Commissione Affari Sociali Camera Deputati Daniela Sbrollini
and 10 others
Camera Deputati Ileana Piazzoni
Senato della Repubblica PRESIDENTE COMMISSIONE IGIENE E SANITA' SENATO
VARGIU PIERPAOLO PRESIDENTE COMMISSIONE AFFARI SOCIALI CAMERA
Sede:-Segreteria del Ministro della Salute Ministro della Salute
Comitato Nazionale Musicoterapia Democratica MtDem
Ministero Salute Saverio Proia
CGIL Gianluca Mezzadri
Direzioni Professioni Sanitarie Ministero Salute
Direzione professioni sanitarie Ministero Salute
Sottosegreteria di Stato al Ministro della Salute Vito De Filippo
AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE IGIENE E SANITA' DEL SENATO

AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI DELLA CAMERA

AL MINISTRO DELLA SALUTE