Giù le mani dalle mense

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Per corrispondere all’esigenza di riformare il sistema della ristorazione scolastica aretina, non più adeguato in termini di spazi, funzionalità e capacità di far fronte alle richieste dell’utenza, l’Amministrazione Comunale di Arezzo ha in progetto la realizzazione di un centro unico di cottura di stampo industriale, che andrebbe a sostituire le cucine di prossimità, attualmente presenti nelle scuole.

Tale progetto prevede la costruzione, con apporto di capitali privati, di un apposito capannone e l'affidamento in concessione ventennale della gestione del servizio di ristorazione scolastica ad una multinazionale del settore.

E’ facile comprendere l’impatto positivo di tale progetto in termini di mera contabilità, risparmio di costi e responsabilità ma è altrettanto facile riscontrare i gravi e inaccettabili rischi connessi in termini di qualità dei cibi, mancanza di controllo e cessione di sovranità pubblica, logica del profitto applicata a scapito della salute dei bambini.

Siamo estremamente preoccupati degli aspetti potenzialmente nocivi, tipici di un format industriale, legati all’utilizzo di materie prime pre-lavorate, al decadimento del potere nutrizionale dei cibi processati industrialmente, ai tempi di ristagno che intercorrono tra la fine delle operazioni di preparazione ed il trasporto ai vari plessi, all’affidamento ad un unico gestore esterno.

Chiediamo all'Amministrazione di valutare soluzioni alternative che pongano la salute dei bambini, la qualità del cibo e del servizio al centro del progetto di riqualificazione del servizio, come elemento imprescindibile per il benessere dell’individuo.

Chiediamo che la necessità di riorganizzare la ristorazione scolastica, si trasformi nell'occasione per individuare una soluzione orientata all'innovazione ed all’eccellenza, alla valorizzazione del patrimonio pubblico delle cucine scolastiche disseminate nel territorio urbano anziché alla loro dismissione.

Una soluzione che potenziando e introducendo nuove cucine di prossimità, consenta di minimizzare i tempi tra cottura e consumo, riducendo al minimo il numero dei pasti veicolati, che si basi su una solida alleanza con il territorio, privilegiando le materie prime biologiche a filiera corta, che sappia rispondere con specificità alle necessità personali, legate tanto ad allergie ed intolleranze quanto a situazioni contingenti, che promuova un’educazione alimentare per strutturare nei bambini un rapporto corretto con il cibo, che, in sintesi, difenda la sana crescita e la salute dei nostri bambini.


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