Presidente Oliverio la invitiamo a fare la sua parte per Riace

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Lettera aperta al Presidente della Giunta regionale della Calabria su Riace

Egregio sig. Presidente,

il suo interesse per la vicenda che riguarda Riace e il progetto di accoglienza e integrazione dei migranti ivi attuato è noto e testimoniato dalle sue prese di posizione pubbliche nonché dalla sua partecipazione a numerose iniziative a sostegno di quellameravigliosa esperienza.

E’ di questi giorni la notizia della volontà del Ministero dell’Interno di interrompere i finanziamenti ai progetti messi in campo nel centro della Jonica, ai quali si deve un modello guardato con ammirazione in Italia e nel mondo intero per la sua peculiarità, che è quella di mettere insieme l’accoglienza e l’integrazione dei migranti con la contemporanea e contestuale rinascita di una realtà che, come tante altre nella regione Calabria, è stata colpita da anni dallo spopolamento e dalla desertificazione sociale ed economica.

Io, come certamente anche lei, sono convinto che lasciare perire l’esperienza di Riace, portata avanti tra l’altro in un territorio ad alta intensità ‘ndranghetistica come la Locride, rappresenti una iattura da ogni punto di vista, nonché un colpo mortale per l’orgoglio di tutti quei calabresi onesti che hanno potuto mostrarsi al mondo per le loro qualità messe in vetrina nella loro stessa Terra.

In quest’ottica, è altamente significativa l’iniziativa assunta da padre Zanotelli tesa a suscitare una mobilitazione nazionale e internazionale dalla quale attingere le risorse finanziarie per assicurare continuità all’esperienza di Riace, ciò in assenza del contributo governativo.

Io credo, tuttavia, che questa prova di altissima umanità, già sperimentata con successo nel recente passato, non possa non essere affiancata da un contestuale intervento della Regione Calabria, la quale non può restare indietro rispetto a un cimento che tanto sta a cuore ai calabresi. Tale intervento può essere attuato utilizzando uno strumento, la legge regionale n. 18 del 2009, che come il modello Riace coniuga la solidarietà, praticata mediante l’accoglienza, con un possibile e sostenibile sviluppo del territorio.

Questa legge, infatti, “sostiene con prioritàinterventi … in favore di comunità interessateda un crescente spopolamento o chepresentano situazioni di particolaresofferenza socio-economico che intendanointraprendere percorsi di riqualificazione e dirilancio socio-economico e culturale collegatiall’accoglienza dei richiedenti asilo, deirifugiati, e dei titolari di misure di protezionesussidiaria e umanitaria” finanziando in prima istanza “progetti che valorizzino leproduzioni artigianali, le competenze e le tradizioni locali, ovvero che prevedano formedi commercio equo e solidale, di turismoresponsabile e programmi di economiasolidale e cooperativa”. In ultimo, il legislatore del 2009 si è anche preoccupato di non trasformare il finanziamento pubblico nel purtroppo usuale metodo per assicurare un reddito fine a sé stesso; egli ha infatti previsto una diminuzione dei sussidi dal primo al secondo triennio di elargizione, per far sì che i progetti siano avviati e sviluppati nella consapevolezza di dover imparare a camminare sulle proprie gambe, assicurando un’occupazione stabile ai lavoratori.

Sig. Presidente,

questa è un’opportunità da offrire alla popolazione calabrese per mettere in opera un sistema di sviluppo dai fini nobili e pratici allo stesso tempo; per dare dignità a chi nel nostro Paese cerca condizioni di vita migliori rispetto a quelle dei luoghi di provenienza, e dignità a chi è nato e cresciuto in Calabria ma senza lavoro è destinato alla sopravvivenza o all’emigrazione.

Questo, dunque, è un appello che nasce sull’onda dell’emergenza di Riace, ma vuole avere un respiro più ampio, giacché, come è stato detto e ripetuto tante volte, Riace è un modello da esportare, e non un’esperienza negativa da stroncare; attraverso il suo impegno, esso può essere esportato in primo luogo in tante parti del territorio calabrese cui è necessario dare nuova linfa per un futuro fatto di lavoro per i nostri conterranei e di solidarietà per chi ha bisogno.



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