Riapriamo in sicurezza tutte le scuole della provincia di Sondrio: la scuola è prioritaria

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Pas Valtellina ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a uspso@postacert.istruzione.it e a

Siamo a dodici mesi dalla prima chiusura delle scuole nel 2020 e ormai conosciamo bene i danni che questa situazione ha provocato. 

Senza negare in alcun modo la gravità della pandemia in atto, non può non manifestarsi profonda preoccupazione per la sistematica reiterazione di misure anti-Covid che continuano a sacrificare il diritto all’istruzione dei nostri ragazzi, compromettendone altresì la salute psicologica e le capacità relazionali.

Al di là di frasi di stile inerenti l’importanza dell’istruzione, della rilevanza costituzionale della stessa e della sua priorità, sono stati calpestati i pilastri costituzionali della scuola e si sono ignorati i principi sovranazionali relativi all’istruzione ed alla sua funzione sociale.

La sospensione della didattica in presenza per i servizi educativi e dei cicli inferiori (nidi, infanzia, primaria, secondaria inferiore) è una misura che compromette le vite dei più piccoli e dei loro familiari. I bambini non sono in grado di gestire in autonomia la didattica a distanza, sia da un punto di vista organizzativo sia sul piano emotivo. 

Per quanto riguarda i ragazzi e gli adolescenti, la loro salute e il loro benessere è fortemente dipendente dalla possibilità di vivere in spazi dove incontrano altre persone e socializzare. Chiuderli in casa significa non coglierne i bisogni fondamentali, non rispettarne le esigenze evolutive (alto è il grido di allarme degli studiosi sul disagio psicologico e comportamentale dei giovani).

Insegnanti e dirigenti scolastici vedono i loro sforzi, per mantenere la didattica in presenza, rimessi di continuo in discussione e vanificati. 

Le conseguenze della chiusura, di ogni ordine e grado di scuola, si riversano ancora una volta sulle famiglie: tutte condividono le stesse difficoltà, ma sappiamo che sono quelle più fragili – sul piano sociale, economico, culturale – a pagare di più. Inoltre, per far fronte alla situazione, molti fanno ricorso ai nonni, proprio quella categoria considerata fragile e a rischio.

L’esperienza di dodici mesi ci ha indicato che la chiusura delle scuole ha un impatto violento sull’intero tessuto sociale, e mette a repentaglio la salute intesa così come l’OMS la definisce sin dagli anni Cinquanta: “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”.

Siamo pertanto a chiedere:

-       La ripresa della didattica in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, anche in forme e modalità nuove (orari scaglionati, didattica al 50/75%...) con criteri di sicurezza affidabili, alla luce del rischio di contagio da Coronavirus ad oggi stimato in misura inferiore all’1% nella popolazione degli studenti. (rif. pubblicazione di Gandini S. E altri su Lancet Regional Health – Europe' del 26/03/2021)

-       La formazione di classi, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, composte da non più di 20-22 alunni, e non più di 20 nel caso vi siano persone con disabilità e neuro-diversità fisiche e psichiche, perché tutti possano avere la formazione di cui hanno bisogno. Una didattica di qualità, inclusiva e laboratoriale, non si può realizzare con 27, 30 o 33 studenti.

-       La possibilità che le fonti normative, anche primarie, possano stabilire differenze tra territori disomogenei della stessa zona. Nello specifico la Valtellina, zona di confine, poco densamente popolata, non si può assimilare a grandi aree urbane quali i grossi capoluoghi di Provincia e Regione.

"La costruzione di una robusta e avanzata democrazia attraverso la scuola è la sfida politico-educativa da raccogliere. [...]

La scuola, in una democrazia, o è di tutti o non è di nessuno"

(C. Foà, M. Saudino-Cambiamo la scuola - Eris edizioni 2021)

 

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