PATRICK LIBERO! STOP ACCORDI CON L'EGITTO!

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Facciamo presente che questa petizione, ab origine, nasce come una raccolta firme dal vivo, ed il risultato conseguito prima dell'emergenza sanitaria è di 900 firme. 
Riteniamo sia necessario e doveroso proseguire la raccolta effettuata online, date le circostanze emergenziali.
Il Covid-19 non fermerà nè ci distrarrà dalle nostre richieste,ossia la cessazione di ogni accordo con l'Egitto, imprescindibili per raggiungere il risultato sperato: la liberazione di Patrick! 

In qualità di studentesse e studenti dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna ci sembra doveroso:

Denunciare l’accaduto del 7 febbraio 2020, giorno in cui il nostro collega Patrick George Zaki è stato arrestato all’aeroporto de Il Cairo e trattenuto per 24 ore senza poter comunicare ed avere contatti con l’esterno. Come riportato dal legale di Zaki, il giovane ricercatore, rinchiuso nella procura di al-Mansura, ha subito minacce, pestaggi e torture, tra le quali l’elettroshock.

Ancora una volta si tratta di un arresto di regime: Patrick è un attivista per i diritti umani, ricercatore per l’EgyptianInitiative for Personal Rights e attualmente studente del Master GEMMA sugli Studi di Genere e delle Donne all’Università di Bologna. Le accuse che hanno portato al suo arresto sono diffusione di notizie false, manifestazione non autorizzata e attività sovversive volte al rovesciamento del governo del generale al-Sisi.

Richiedere l’interruzione di qualsiasi accordo accademico con le università de Il Cairo, al fine di fare pressione sulle istituzioni egiziane per l’immediato rilascio del nostro collega Patrick. Una dura presa di posizione da parte dell’Università di Bologna è necessaria e ciò che ci spinge ancor di più a rivendicarla è sapere che dietro gli accordi accademici dell’Unibo non vi sono progetti di sviluppo, ma progetti economici volti a favorire a Eni l’accesso alle riserve energetiche egiziane. Risale infatti a tre anni fa, nell’ambito del G7 dell’Ambiente (dall’esito fallimentare) svoltosi a Bologna la firma dell'accordo tra l'Università di Bologna ed ENI: la "partnership strategica" vede l'università impegnata in progetti di ricerca e sperimentazione per lo sviluppo dello Zohr. (fonte: https://magazine.unibo.it/archivio/2018/10/24/eni-e-universita-di-bologna-i-risultati-del-primo-anno-di-collaborazione

Richiedere l’interruzione di ogni accordo economico e commerciale con l’Egitto in modo tale da fare pressione sul governo affinché rilasci Patrick e venga aperta una indagine indipendente per tutte e tutti coloro che si trovano ingiustamente all’interno delle carceri del regime come era stato richiesto a suo tempo per i fatti riguardanti Giulio Regeni.

Richiedere il ritiro dell’ambasciatore italiano da Il Cairo. In opposizione a quanto sostiene il ministro degli affari esteri Di Maio, riteniamo, anche in relazione a ciò che è stata e a ciò che è la vicenda Regeni, che il governo italiano debba prendere una posizione radicale e decisa per la liberazione di Patrick Zaki e per le gravi violazioni dei diritti umani che vengono perpetuate ormai da anni, mettendo da parte gli interessi economici e commerciali.

Richiedere l’inserimento dell’Egitto nella lista dei paesi non sicuri. Sin dall’ascesa al potere di al-Sisi in Egitto si è scatenata una violenta repressione verso manifestanti, giornalisti-e, oppositori e oppositrici politici-he, avvocati-e e attivisti-e per i diritti umani attraverso fermi e perquisizioni, arresti sommari e torture. Inoltre, come riporta il direttore della ONG Eirp, a causa del monopolio dei media da parte del governo egiziano, la popolazione non è sufficientemente informata riguardo i fatti.

 

Di fronte al completo shock e clamore provato in Italia alla notizia di questo ingiustificato arresto, il Ministero dell’Interno egiziano non ha esitato un secondo a dare la sua fredda risposta: si tratta di un ragazzo di nazionalità egiziana, arrestato in esecuzione di un mandato di cattura emesso dalla procura generale e questo basta affinché il governo dichiari la sua totale supremazia giuridica su tale vicenda, chiedendo all’Italia di starne fuori.

“Patrick sta resistendo all’ingiusta detenzione, agli interrogatori e alle torture, aggrappandosi alla sua determinazione nel voler continuare a studiare”, viene riportato le parole dalla sorella dopo la visita in carcere, facendo appello alla solidarietà di compagne e compagni, all’azione del governo italiano e dell’Unione Europea, avendo fiducia che non lo abbandonino. “Chiedete alle persone di continuare a supportare la mia causa, perché è l’unico modo per proteggermi”.

Non sarà sufficiente mostrare solidarietà limitando l’azione ad un monitoraggio e ad una mera denuncia del fatto, reclamando il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e vantando i valori che contraddistinguono l’Università di Bologna.

Tenendo sempre a mente ciò che il regime egiziano attua tutti i giorni nei confronti di tutti e tutte coloro che si oppongono alla visione imposta dallo stesso e tenendo sempre viva la memoria riguardo i fatti accaduti 4 anni fa, questa volta non aspetteremo che tale violenza si trasformi in un altro caso Regeni. La libertà di espressione e di opinione ed il diritto allo studio non devono essere violati. Per questo facciamo appello alla realtà accademica bolognese, a tutti gli studenti e a tutte le studentesse: riteniamo che sia fondamentale un’azione concertata da parte del corpo studentesco e docente, di tutto il personale accademico e del governo italiano affinché si ponga fine a questa vicenda e si impedisca una volta per tutte che queste violazioni continuino nell’indifferenza nazionale ed internazionale.

All’UNIBO diciamo: interrompete le attività in Egitto e fate pressione affinché Eni e il Governo italiano facciano lo stesso.

Al Rettore Ubertini che nei giorni scorsi ha dichiarato, “tagliare i rapporti con l’Egitto? Ora servono ponti”, e a Di Maio che ha dichiarato che non si può prescindere dalla presenza dell’ambasciatore italiano in Egitto per tutelare i diritti umani, chiediamo di fare qualcosa in più: colpire il regime di Al Sisi(che tiene nelle proprie carceri migliaia e migliaia di detenuti politici oltre Patrick) dove si sente più minacciato, ovvero nel portafoglio.

I ponti che che vanno costruiti sono quelli con il popolo che lotta per la propria libertà, non con gli apparati di Stato e le aziende complici della dittatura.

Vogliamo Patrick libero subito!