Dario Di Blasi ancora alla direzione della Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto

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Alla fine dello scorso gennaio, la Fondazione Museo Civico di Rovereto ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa, un radicale cambiamento nella Rassegna Internazionale di Cinema Archeologico: in quell'occasione si disse che l’attuale direttore Dario Di Blasi aveva deciso di farsi da parte per permettere un nuovo corso nella gestione della manifestazione. E per questo “passo a lato” si esprimeva nei suoi confronti la massima gratitudine.

Per noi - comunità di professionisti che operano nel mondo dell’archeologia  - per tutti noi questo annuncio è stata una notizia particolarmente dolorosa perché Di Blasi non è semplicemente il direttore della Rassegna ma ne è stato il creatore – insieme a Franco Finotti -  nel  1990, e soprattutto, per ventisette anni, Dario Di Blasi ne è stato  il motore instancabile portando un piccolo evento locale ad essere una manifestazione che non ha eguali in Italia e all'estero per dimensione prestigio e  storia. 

Grazie alla profonda competenza e professionalità profuse con generosità, Dario Di Blasi ha stretto in questi anni un rapporto speciale di rispetto e stima presso produttori cinematografici italiani e stranieri e televisioni di tutto il mondo, che fanno un motivo d’onore partecipare con i propri film alla Rassegna di Rovereto.

Se archeologi e studiosi di fama internazionale accorrono per raccontare al pubblico della Rassegna le loro ultime ricerche sul campo, lo si deve alla serietà e al rigore di cui Dario Di Blasi ha ammantato la manifestazione, caso quasi unico in Italia e nel mondo, in cui si dimostra che archeologia non significa privilegio di pochi addetti ai lavori, ma occasione di crescita culturale per tutti.

Se oggi la Rassegna di Rovereto è chiamata a organizzare – sotto la propria egida – manifestazioni simili in molte città italiane lo si deve al suo direttore, alla sua capacità di organizzatore e di ambasciatore culturale.

Se nel mondo in questi anni sono nate Rassegne simili in Svizzera, Spagna, Croazia, Turchia, Stati Uniti lo si deve a Dario Di Blasi, perché ha saputo sviluppare un modello di evento culturale nuovo e di successo, capace di catalizzare l’interesse di un pubblico vastissimo, fatto di addetti ai lavori, studenti, appassionati.  

A fronte di questi meriti, che non sono lusinghieri complimenti da salotto, ma dati di fatto sotto gli occhi di tutti, abbiamo appreso in questi giorni dai giornali una serie di notizie che ci lasciano profondamente amareggiati: il 30 dicembre 2016, di punto in bianco, Di Blasi venne informato dalla Fondazione di una decisione importante e che soprattutto lo riguardava da vicino: il suo incarico sarebbe stato rinnovato per l’edizione 2017 e poi fine. Prendere o lasciare.  Come si faceva in tempi andati in cui la cameriera colpevole di aver infranto il servizio bello di piatti, veniva messa immediatamente alla porta. Oggi la Fondazione replica e sostiene che Di Blasi continuerà a fare il curatore (che poi - come possiamo leggere nel sito della Rassegna - si tratterà di una co-curatela, senza alcuna libertà decisionale), che ci sarà un nuovo direttore–manager per far crescere la Rassegna con altre iniziative fuori da Rovereto (non è quello che ha già fatto Di Blasi?) e renderla autonoma da un punto di vista finanziario.   

La Fondazione, in quanto ente sostenitore e organizzatore della Rassegna, ha il diritto di mettere in atto le strategie e avvalersi dei collaboratori che vuole. Ma questo diritto non la esime da doveri e responsabilità, perché la Rassegna di Rovereto è un bene culturale vivente e di tutti, che vive del rapporto con il pubblico e rinasce ogni anno grazie alla partecipazione attiva di tutti noi archeologi, storici, produttori cinematografici, registi, studiosi, giornalisti, funzionari di soprintendenza e di tutti   coloro che lavorando a vario titolo nel mondo dell’archeologia sono chiamati a intervenire con passione ed entusiasmo alla Rassegna.

La nostra partecipazione ormai trentennale ha avuto fino a oggi un punto di riferimento imprescindibile in Dario Di Blasi.

È dovere della Fondazione prendere atto che la Rassegna di Rovereto non è un festival cinematografico come tutti gli altri: per ricoprirne il ruolo di Direttore non basta avere doti manageriali. No, quel ruolo è qualcosa di molto più complesso che matura nel tempo. E il curriculum di Dario Di Blasi è qui a dimostrarlo.

È dovere della Fondazione prendere atto che essere vecchi (meglio essere vecchi che “maturi anagraficamente”) non è un limite ma una risorsa: significa un portafoglio di rapporti consolidati di fiducia e credito presso produttori cinematografici, registi, archeologi e studiosi di altre discipline.

È dovere della Fondazione prendere atto che rinunciare al credito internazionale di Dario Di Blasi significa mettere a repentaglio rapporti consolidati di collaborazione oggi in essere con istituzioni scientifiche e eventi culturali in Italia e nel mondo.

È dovere della Fondazione prendersi apertamente la responsabilità di tutto questo.



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