PETIZIONE CHIUSA

La FLC che fa la sua parte - Presente, innovativa, propositiva: motore di cambiamento

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LA FLC che fa la sua parte

Un sindacato presente, innovativo, propositivo: motore di cambiamento

I due anni trascorsi nell’attuazione della Legge 107/15 hanno acutizzato precarietà e diseguaglianze tra i lavoratori.

La presenza del sindacato sui posti di lavoro è stata percepita come un’opportunità per far valere i propri diritti quando violati e di esercitarli all’interno del contesto modificato dalla riforma ma si è ridotta spesso solo al ruolo assistenziale.

E’ rimasta comunque l’unica voce critica nei confronti del governo e di contrasto con le iniziative referendarie.

Non ha camminato di pari passo però un cambiamento nelle condizioni per l’azione della RSU, chiamata a contrattare proposte dirigistiche con pochissimo spazio di manovra. 

Nella docenza innanzitutto nella non contrattabilità del bonus premiale che per sua natura non può essere destinato a pioggia e non ha requisiti di uniformità nei criteri da istituzione scolastica ad istituzione scolastica. In secondo luogo l’assegnazione dei docenti alle classi ha comportato difficoltà e forzature del CCNL conseguenti al piano straordinario delle assunzioni e la successiva gestione dei trasferimenti nelle loro varie forme, che determinano sacrifici immensi sulle scelte di vita delle persone. Così come si è verificato per la discrezionalità del dirigente scolastico nell’assegnare ore a completamento di cattedra, totalmente non verificabile dalla parte sindacale,

Il personale neoassunto e quello precario –a chiamata diretta e non- è stato per quota parte di legge utilizzato in progetti di potenziamento avviati in modo faticoso e spesso non rispettosi del percorso formativo ed il bagaglio pregresso di conoscenze, ma soprattutto per le supplenze brevi a danno dei colleghi di terza fascia.

I poteri estesi della dirigenza costretta a tesaurizzare ogni risorsa, finanziaria e umana, per mantenere alte le sue stesse performances, determina situazioni in cui la macchina organizzativa delle istituzioni scolastiche non può derogare da condotte che si muovono in maniera borderline rispetto ai diritti sanciti dal CCNL.

In tutto questo mantenere alta la tutela dei lavoratori risulta arduo ma rimane imprescindibile!

In mancanza di vigilanza o in conseguenza di comportamenti poco efficaci, di interventi non rilevanti e vantaggiosi nella vita quotidiana del lavoratore, soprattutto il personale Ata, l’anello  più “debole” del sistema gestionale, ostaggio dei dirigenti con poteri così allargati, assistiamo alla progressiva tracimazione della fiducia nei nostri confronti e l’indifferenza verso le nostre iniziative quando anche la mancata condivisione è sintomo di queste insoddisfazioni.

Coloro che sottoscrivono questo “grido di allarme” vogliono essere rappresentati di più e meglio. Non possiamo lasciarli in balìa di Amministrazioni che giocando sulla creazione di staff e distribuzione di privilegi ad personam escludono a priori anche chi fosse solo potenzialmente contrastivo, secondo il “divide et impera”.

Ora come non mai occorre riaffermare libertà di discussione, di confronto, una continua circolazione di idee, il rispetto del genere e delle generazioni che non faccia avanzare assetti di potere in cui il principio di solidarietà e collaborazione vengano sacrificati all’altare di qualche euro e uno strumentale uso del “premio” per normalizzare gli organi collegiali ridotti a meri ratificatori di decisioni già prese.

Occorre stare DAVVERO al fianco dei lavoratori, soprattutto ai più deboli che non riescono in breve tempo a bloccare comportamenti di mobbing e vessazione, ma a tutti, personale docente e non docente, precari e studenti perché alcune applicazioni della Lg. 107/15 stanno modificando anche il futuro lavorativo di chi si affaccia al mondo della scuola e nel rinnovo del contratto cerca una decisa difesa dei diritti vecchi e nuovi ed il riconoscimento della professionalità.

Nodo cruciale rappresenta la contrattazione a tutti i livelli, secondo principi di democrazia ma senza derogare al principio di contrasto che un’Organizzazione sindacale come la Cgil si prefigge da sempre nel tempo. Senza se e senza ma, il tempo dello studio è finito, bisogna fare la propria parte con coraggio e senza cedimenti raccogliendo gli stimoli ed i contributi che i lavoratori stessi ci veicolano rapportandosi con noi anche attraverso la consulenza, fare una summa e tesoro dei loro rilievi, aprirsi all’ascolto attivo anche quando ci contestano.

Ciò passa secondo noi dalla conoscenza degli ambienti lavorativi, anche quelli meno visibili come l’Università, gli enti di ricerca, il sommerso dei lavori interinali; comporta la risposta tempestiva alle rivendicazioni, un lavoro attento sui conflitti, la trasparenza degli accordi; una comunicazione efficace e moderna che veicoli le istanze di tutela del lavoro che si traduce in difesa della pax sociale.

Una FLC che torni a fare la sua parte sul campo e riaffermi il proprio ruolo riconquistando la fiducia dei lavoratori, attraverso la fermezza nei comportamenti e nei principi dei suoi rappresentanti, aldilà e oltre le posizioni politiche e dell’ideologia, perché solo attraverso la proposta ed il confronto si raggiungono reali progressi.

 

 

 

 

 



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