Firma per un dialogo PD - M5S per politiche sociali!

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Siamo elettori e elettrici del centrosinistra, in questa o in altre tornate elettorali, iscritti ed ex-iscritti, militanti e non, e siamo stanchi di vivere in un Paese dove la destra è sempre al governo.

Chiediamo che il PD e gli altri partiti del centrosinistra si aprano alla possibilità di un patto di governo con il Movimento 5 Stelle basato sui temi comuni ai loro programmi elettorali, dal welfare alla giustizia, dall’informazione all’ambiente.

Il centrosinistra ha perso perché non è stato capace d’interpretare il malessere profondo che percorre l’Italia; non si è mostrato sufficientemente vicino alle periferie geografiche e sociali che patiscono gli effetti della crisi economica e di una disuguaglianza crescente.

Il risultato mostra un Partito Democratico arroccato nei quartieri ricchi delle grandi città, e in pochi territori dove persiste il vecchio radicamento. Se il PD non è capace di uscire dalla sua sindrome di autoreferenzialità e dalla disattenzione verso le fasce sociali più svantaggiate il suo risultato potrà solo peggiorare.

Certo, un dialogo con il M5S potrebbe non essere facile, visti i trascorsi e le diverse anime che esistono al suo interno; tuttavia, opporsi a priori a questa possibilità potrebbe portare instabilità e ritorno alle urne con un partito frammentato e senza guida e un risultato uguale o peggiore dell’attuale. O, ancora peggio, potrebbe portare la Lega di Salvini al governo del Paese.

L’idea che questi scenari possano aiutare il PD a recuperare qualche punto percentuale non ha reale fondamento e perseguirli significa non volere il bene dell’Italia. Dare spazio a chi gioca a fomentare la xenofobia e il razzismo, ad un governo irresponsabile per la finanza pubblica, per l’Italia in Europa e per la sua tenuta democratica non aiuterà il PD a uscire dalla sua impasse.

Negli ultimi anni la percentuale di persone a rischio povertà è salita al 20,6% molto sopra la media europea e i trasferimenti sociali sono tra i meno efficaci d’Europa nell’arginare il fenomeno.

Abbiamo il tasso di laureati più basso d’Europa (22,4%) e la dispersione scolastica tra le peggiori (13,8%).

In alcune Regioni il livello d’inquinamento è il più alto del continente.

La giustizia non funziona, non vi è certezza della pena e i reati dei colletti bianchi finiscono spesso in prescrizione. L’Italia è considerato tra i Paesi più corrotti d’Europa ma ha solo 228 persone in carcere per corruzione, lo 0,6% del totale della popolazione carceraria.

L’informazione televisiva è concentrata in poche mani, alcuni canali televisivi istigano all’odio razziale in prima serata e distorcono il dibattito pubblico.

Questi problemi possono essere affrontati in questa legislatura. Basta andare oltre la retorica da campagna elettorale per notare che il reddito di cittadinanza del M5S ha molti tratti in comune con il reddito d’inclusione che il PD propone di potenziare. L’attenzione verso la green economy è condivisa in entrambi i programmi, così come le proposte per l’edilizia scolastica, il dissesto idrogeologico, l’efficienza energetica e l’adeguamento sismico.

Potenziare le borse di studio per permettere l’accesso all’Università anche a chi non può permetterselo, l’aumento dei finanziamenti alla sanità pubblica, gli interventi a sostegno di chi non è autosufficiente, la digitalizzazione della pubblica amministrazione sono altri elementi in comune.

Un dialogo con il M5S, senza il ricatto della destra, permetterebbe finalmente di riformare il sistema giudiziario, accorciare i tempi dei processi e assicurare la certezza della pena, a partire dai reati dei colletti bianchi. Un accordo senza la destra permetterebbe di promuovere una lotta alla mafia senza compromessi, di regolamentare il sistema d’informazione, eliminando posizioni dominanti nel mercato pubblicitario e altri conflitti d’interessi.

L’ammorbidimento dei 5stelle sull’Europa è una palla da cogliere al balzo per sviluppare un discorso più elaborato, che sconfessi l’austerità “stupida” del fiscal compact e promuova un rinnovamento e una democratizzazione dell’UE, con l’elezione diretta del presidente ed Eurobond che finanzino un budget comune per risolvere  le storture di un sistema politico incompiuto. Un’apertura, potrebbe contribuire a contrastare le spinte anti-immigrazione che pure esistono all’interno del M5S.

Rifiutarsi di dialogare, significa venire meno alla propria responsabilità verso il Paese. Significa dimenticare che buona parte dei voti del M5S sono voti che erano del centrosinistra, e sono stati espressi da persone con sensibilità e valori che appartengono a una stessa matrice culturale. Significa ignorare il fatto che una legge elettorale proporzionale obbliga i partiti al compromesso per rispondere al volere della maggioranza degli elettori.

La chiusura ad ogni confronto darebbe l’immagine di un partito rancoroso, che antepone la propria sopravvivenza al bene del Paese. Perché 5 anni fa il compromesso era possibile con il PDL e ora non è possibile con il Movimento 5 Stelle?

Se il centrosinistra ha un futuro e può risollevarsi da questa sconfitta, è solo mettendosi in gioco e partecipando alla definizione dell’agenda, con le sue idee e le sue proposte, libero dal ricatto della destra e rimettendo al centro il proprio carattere riformista e progressista.

Chiediamo quindi con forza che il PD si faccia carico delle sue responsabilità e si apra al dialogo con il M5S, interpretando tale apertura come un’opportunità per riaffermare la propria identità di sinistra dopo anni di compromessi con Berlusconi, Alfano, Verdini e tutti gli altri.



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