Rinnovo CCNL Ferrovie

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Novembre 2017.


Lettera aperta del Personale Mobile di Trenitalia a Politica e Sindacati.


Si sta discutendo del nuovo Contratto Collettivo che regolerà la nostra vita lavorativa e di conseguenza, vista la
nostra particolare turnazione, quella privata.
Con la presente siamo a scrivere ai nostri rappresentanti politici e sindacali.
Come prima cosa vorremmo, con umiltà, riportarvi al ruolo che in democrazia dovete ricoprire: quello di
rappresentanti al servizio del cittadino/lavoratore e a difesa e miglioramento dei nostri diritti.
Negli ultimi anni, con i pretesti della crisi, del mercato, dei bilanci, del debito, abbiamo assistito ad un ingiustificato,
sistematico e progressivo smantellamento delle garanzie e dei benefit che si erano ottenuti con il progresso e con
storiche conquiste.
Oggi pretendiamo che questa drammatica involuzione venga invertita: la Persona ed il Lavoratore, con il loro
benessere, debbono ritornare al centro dell'attenzione della politica e del sindacato.
Vi chiediamo con forza che ogni decisione venga presa nell'ottica di migliorare le condizioni della collettività che vi ha
eletti proprio per perseguire questo scopo. Non sarà sicuramente peggiorando il nostro orario di lavoro che vi
muoverete in questa direzione, anzi.
Come sapete da nostre precedenti iniziative siamo allo stremo delle forze e già subiamo dei ritmi ed uno stress che,
a lungo andare, nuocciono gravemente alla nostra salute (tant'è che la nostra aspettativa di vita è drasticamente
inferiore alla media nazionale e che "i pensionati provenienti dal comparto trasporti mostrano un rischio di decesso
triplicato rispetto a quelli provenienti da altri settori economici" – da un documento del MEF su base di dati INPS).
Condannarci per contratto ad un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro sarebbe, a questo punto, un crimine doloso
contro la nostra salute (in tale evenienza sono al vaglio possibili azioni da intraprendere nei confronti dei firmatari).
In un periodo di grande disoccupazione la nostra Azienda (in attivo nel 2016 di 117 milioni e con quote, di fatto,
detenute dallo Stato), per riuscire a svolgere il servizio pubblico nell'ottica del profitto, anziché dare lavoro ad un
numero congruo di lavoratori ha ricorso e ricorre all'utilizzo sistematico di lavoro straordinario, ha lesinato sulle
assunzioni e prova a far passare contratti che permettano di contenere ulteriormente il numero degli occupati.
Non ci sembra che consentirlo sia l'atteggiamento che a gran voce richiediamo a voi, politica e sindacati, i nostri
rappresentanti, coloro i quali dovrebbero volgere ogni sforzo alla nostra tutela (e a quella di tutti i cittadini).
In nessun settore la concorrenza deve essere combattuta a spese dei lavoratori né va fatta cassa sulla loro pelle.
Le persone, con le loro vite, non sono sprechi da tagliare.
Siamo stanchi ci propiniate la logica illogica, rassegnata, pessimista e perdente del "fuori si sta peggio": debbono
essere migliorate le condizioni dei cittadini/lavoratori tutti e non dobbiamo passivamente assistere ad un
appianamento dei diritti al ribasso.
Non ci lamentiamo del nostro lavoro ma del fatto che, a partire dal 2003, ci sia stato un costante e drastico
peggioramento delle condizioni contrattuali per quanto riguarda l'orario di servizio (nonostante il trend positivo dei
bilanci aziendali). Per comprendere che non siamo dei privilegiati od una casta, come l'opinione pubblica è
artatamente indotta a credere, si dovrebbe vivere in prima persona sino a 67 anni (età che, tra l'altro, è oltre la
speranza di vita della categoria) il nostro turno che attualmente prevede: fino a 10 ore giornaliere e 44 settimanali,
fino a 17 ore di lavoro nell'arco di 24 e 6 ore di riposo tra un servizio e l'altro nei "riposi fuori residenza", ritmi sonnoveglia
stravolti, notti e feste lavorate, spesso un solo giorno di riposo settimanale che non consente un sufficiente
recupero psico-fisico, irrisolte problematiche nel riuscire a prenotare e godere delle ferie, pasti ad orari fortemente
irregolari e sovente difficoltà anche solo nel fruirne; si aggiungano le problematiche relative alla sicurezza del
capotreno (che ogni giorno, da solo, interagisce con migliaia di persone e troppo spesso viene aggredito verbalmente
e fisicamente) e lo stress per il continuo sforzo d'attenzione del macchinista solo.
A noi stanno a cuore esclusivamente la nostra salute e la sicurezza dell'esercizio e sosteniamo con forza che per
essere garantite ci sia bisogno di una netta riduzione dei carichi di lavoro e, perciò, di nuove, importanti assunzioni
(delle quali beneficerebbero la categoria ma soprattutto la collettività).
Solo così lo Stato sarà espressione della volontà dei cittadini e si prenderà cura dei loro bisogni e diritti.
Solo così ci sarà quella che può essere definita una giusta evoluzione che si manifesta unicamente attraverso un
costante miglioramento della qualità di vita delle persone.
Solo così il progresso e l'innovazione saranno a servizio dell'essere umano e non dell'interesse e del profitto di pochi.
Questo è lo spirito che vi chiediamo, per il nostro contratto ed in ogni campo d'applicazione.
Distinti Saluti e buon lavoro. Lavorate per noi.


Macchinisti e Capitreno di Trenitalia.



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