Dai crimini contro l’Umanità ai crimini contro la Biosfera

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Ogni giorno che passa ed ogni aspetto della nostra vita evidenzia sempre più una drammatica verità: il nostro stile di vita, le nostre abitudini, la nostra cultura che vede al centro sempre e solo l’Uomo, sebbene non riusciamo neppure più a garantire il suo l’habitat, debbono assolutamente trovare dei correttivi per evitare di andare verso una catastrofe i cui segni premonitori si fanno sempre più chiari e frequenti.

Perciò pensiamo che, tra le tante cose da fare per fermare questa folle corsa, è necessario ed urgente aggiornare le legislazioni internazionali in modo da prevedere nuovi reati che tengano conto di tale drammatica situazione. Bisogna integrare, per esempio, il reato di Crimine contro l’Umanità nel nuovo concetto di Crimine contro la Biosfera, sottolineando così l’unicità della difesa della vita di ogni essere, sia esso umano, animale e vegetale. Deve essere chiaro che danneggiare la vita animale e quella vegetale, fino a metterne a rischio la loro stessa esistenza, non può essere considerato meno grave o addirittura estraneo al danneggiare l’Umanità: è evidente ormai che tutto è collegato. Chi rende impossibile la vita degli animali, sta danneggiando anche la nostra vita e quella dei nostri figli; chi brucia le piante e gli alberi sta bruciando il nostro futuro.

Chiediamo, quindi, agli Organismi internazionali competenti, a cominciare dal Parlamento Europeo, di mettere in cantiere una legge che preveda il Crimine contro la Biosfera, al cui interno venga  inglobato l’attuale reato di Crimine contro l’Umanità, riconoscendo in tal modo l’unicità della tutela della vita di ogni essere appartenente alle diverse specie e l’impossibilità di preservare l’esistenza di una di esse a danno delle altre.

Danneggiare il patrimonio boschivo appiccando il fuoco o cementificando vaste aree verdi, contribuire alla estinzione di specie animali con la caccia indiscriminata o distruggendo il loro habitat: queste non possono più essere considerate semplicemente "pratiche scorrette" o, nella migliore delle ipotesi, "reati minori". Al punto in cui è giunto il nostro pianeta Terra, ogni atto di singoli cittadini o di Stati che non metta al primo posto il rispetto di tutti gli organismi viventi rischia di trasformarsi in un atto contro l'Umanità. L'equilibrio su cui si fonda la vita è già di per sé delicato per natura: l'opera dell'Uomo, soprattutto a partire dalla rivoluzione industriale del XIX secolo, ha reso tutto più precario ed oggi cominciamo a vederne le conseguenze concrete con il riscaldamento globale e le catastrofi che ne derivano; il clima va mutando e la vita di piante ed animali si fa sempre più difficile. Non possiamo più permetterci di agire come se il nostro pianeta sia a totale disposizione dell'Uomo: non è così, non lo è mai stato, ma se non fermiamo questa distruzione, scomparirà anche un'altra specie, quella umana! Ecco perché uccidere gli organismi viventi in un fiume equivale ad uccidere le persone che da quel fiume traggono sostentamento; devastare un bosco o una foresta significa attentare alla vita di intere comunità. Come si può pensare che provocare violente esplosioni sotterranee per poter estrarre petrolio dalle viscere della terra sia una pratica che non provoca danni? E' semplicemente folle immaginare che non vi siano conseguenze, per le specie animali che vivono nel sottosuolo nell'immediato, e per le restanti nel lungo periodo. Non basta più denunciare, lamentarsi, protestare: occorrono norme di legge adeguate alla situazione ed al rischio che corriamo tutti, piante, animali e uomini. E' evidente che tali nuove norme non possono riguardare singoli Stati perché le conseguenze delle azioni che vanno perseguite attraversano i confini e non restano circoscritte a territori limitati: è per questo che la petizione che lanciamo viene indirizzata all'Unione Europea ed alle Nazioni Unite, i gas serra non avvelenano l'area di un singolo Stato e non rispettano le frontiere, così come i ghiacciai che si sciolgono non innalzano il livello del mare circostante, ma quello degli oceani.



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