Diritti dei pazienti incapaci di prestare consenso informato e dei loro familiari

0 hanno firmato. Arriviamo a 100.


Ultima di una serie già troppo lunga di episodi analoghi, la vicenda del piccolo Alfie, tristemente conclusa nonostante il grande miracolo di lunghi giorni di respiro attraverso i quali lo stesso Spirito Santo ha parlato a tutta la Terra, credo imponga a tutti coloro che, anche da una prospettiva laica e aconfessionale, si rispecchiano nei valori della sacralità della vita, di mobilitarsi affinché nell’ordinamento internazionale - ad incominciare da quello europeo che sembra averne particolare bisogno - alcuni diritti essenziali vengano finalmente precisati e sottratti ad ogni possibile ambiguità interpretativa oltre alle tante che minori, portatori di handicap e genitori hanno già dovuto patire in questa deriva nichilista che desta grande preoccupazione.

Ritengo infatti che anche i più smaliziati non possano non riconoscere che, in materia di fine vita, soprattutto per i minori e i disabili, è abominevole che l'ultima parola non sia lasciata ai familiari. Che lo Stato, con un giudizio discrezionale e dunque arbitrario, pretenda di sindacare quale malato non abbia interesse alle cure ovvero quale non vi abbia diritto, la sostanza non cambia e la differenza è meramente cosmetica: parlare di miglior interesse è solo la riformulazione sorridente e vellutata della medesima arroganza.

Propongo dunque un’iniziativa popolare da sottoporre alla Commissione Europea ai sensi del quarto comma dell’art.11 del Trattato sull’Unione conformemente alle modalità indicate dal regolamento 211/2011, in difesa dei diritti dei minori, dei disabili e dei loro familiari. Infatti, volendo pensare al Regno Unito, ormai incredibilmente votato a queste malvagità infanticide, consola ricordare che, in base all’art.3 dell’European Union (Withdrawal) Bill con cui il Parlamento inglese ha inteso disciplinare i rapporti giuridici che sopravvivranno alla Brexit, un'eventuale codificazione europea di questi principi di diritto sarebbe comunque destinata a mantenere efficacia oltre Manica anche dopo l’uscita ufficiale dall’Unione Europea (di cui peraltro non è ancora certa la data), fintanto che il legislatore nazionale non si ricorderà (speriamo mai) di abrogare espressamente questa normativa che auspichiamo sopraggiunga, anche col vostro aiuto, scongiurando così la possibilità per il precedente "Alfie Evans" di diventare vincolante nel sistema di common law britannico e in grado di sacrificare altri innocenti.

Mi pare sia una delle poche azioni concrete che, come Italiani, dopo la gloriosa manovra diplomatica dei giorni scorsi, possiamo fare per ingerire contro questo Saturno che macchia le croci di San Giorgio e Sant’Andrea del sangue dei figli che divora, prima che attraversi il tunnel del Canale per insanguinare anche la mariana corona di dodici stelle sul manto azzurro. Al raggiungimento del milione di firme richiesto dal regolamento europeo, ci aiuteranno senz’altro i fratelli polacchi, che tanto hanno partecipato al dolore di questi eroici genitori, i fratelli irlandesi, che proprio ora si stanno battendo contro l’aborto, e tutti gli uomini di buona volontà dispersi nei borghi di un’Europa sempre più nemica di sé stessa. 


La battaglia di Davide contro Golia può essere vinta, e così «tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché il Signore è arbitro della lotta» (1Sam 17, 47)

 

DIRITTI DEL PAZIENTE INCAPACE DI PRESTARE IL CONSENSO INFORMATO E DEI SUOI FAMILIARI

 

Art.1

Esclusione dell'accanimento terapeutico

I trattamenti, il diniego dei quali può in qualsiasi modo peggiorare la qualità della vita del paziente incapace, per legge o per condizione, di prestare il proprio consenso informato, o può comprometterne, anche indirettamente, la sopravvivenza o renderne comunque più probabile la morte, inclusi, a titolo non esaustivo, la ventilazione assistita, la nutrizione e l'idratazione, non possono mai essere interrotti o negati senza il consenso dei genitori o di chi ne fa legalmente le veci.

 

Art.2

Praesumptio iuris et de iure del best interest

È sempre considerato il miglior interesse del paziente incapace di prestare il proprio consenso informato, quello di sottoporsi a qualsivoglia trattamento, anche se meramente palliativo e anche se già valutato come futile da altri, se consta il consenso di almeno un genitore o di chi ne fa legalmente le veci, quando esso sia proposto, sotto la propria responsabilità penale e disciplinare, da un medico, da un'equipe medica o da una struttura autorizzata all'esercizio della professione medica nello Stato di cui il paziente, ovvero i genitori o chi ne fa legalmente le veci, sono cittadini o in cui hanno la residenza, oppure in altro Stato da esso legittimamente riconosciuto secondo le norme del diritto internazionale.

 

Art.3

Diritto assoluto al trattamento

Il paziente che, per legge o per condizione, non sia capace di prestare il proprio consenso informato, ha sempre diritto, se vi acconsente almeno un genitore o chi ne ha la responsabilità legale, ai trattamenti che sono nel suo migliore interesse ai sensi dell’art.2.

Nessuna Autorità di alcuno Stato può interdire al genitore o a chi ha la legale responsabilità del paziente, di sottoporlo ai trattamenti di cui all’art.2, se il costo degli stessi non è posto a carico dello Stato, dell'Ente o della struttura medica che intendono negarle o interromperle.

 

Art.4

Diritto di scelta

La scelta della struttura medica autorizzata e, se possibile, del medico o dell'equipe medica, ai quali affidare le cure del paziente incapace di prestare consenso, spetta sempre ai genitori congiuntamente, anche se ne è stata sospesa la potestà, ovvero al legale responsabile quando essi siano stati dichiarati incapaci di intendere di volere ai sensi dell'ultimo periodo dell'art.5.

La responsabilità per i rischi connessi al trasferimento del paziente, ricade, salvo patto contrario, sulla struttura medica di destinazione. 

 

Art.5

Divieto di esautorazione genitoriale ad hoc

In tutte le situazioni di cui agli articoli precedenti, qualora la potestà genitoriale sia stata sospesa, se chi ha la legale responsabilità del paziente acconsente ad interrompere le cure, ciascun genitore può nondimeno opporsi, salvo che non sia stato dichiarato incapace di intendere e di volere con sentenza passata in giudicato prima dell'atto con cui è richiesta la prosecuzione delle cure medesime.



Oggi: Matteo conta su di te

Matteo Marongiu ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "European Commission: Diritti dei pazienti incapaci di prestare il consenso informato e dei loro familiari". Unisciti con Matteo ed 58 sostenitori più oggi.