Allargare a 300 cm per senso di marcia le bike lane sulle vie consolari di Roma

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Il ciclista romano si sposta ogni giorno senza far rumore, non inquina e occupa pochissimo spazio. Tutto questo rischiando di essere investito da un'automobile.

A Roma i progetti per la costruzione delle piste ciclabili e bike lane su Via Nomentana, Via Prenestina e Via Tuscolana sono in fase di progetto esecutivo grazie a un'Amministrazione finalmente convinta della necessità di una mobilità sostenibile.

Il problema è che questi progetti prevedono piste troppo strette.

Il 16 novembre 2017 sono state rivelate alcune immagini dei progetti, con questo video: https://www.facebook.com/enricostefanoportavoce/videos/vb.329215930533782/1351635801625118/?type=2&theater

Si capisce che i progetti prevedono le seguenti larghezze:

  • Via Nomentana: pista di 250 cm a doppio senso di marcia
  • Via Prenestina: bike lane di 150 cm a senso unico di marcia
  • Via Tuscolana: bike lane di 150 cm a senso unico di marcia + cordoli

Queste misure rispettano le larghezze MINIME previste dall'Art. 7 del Decreto Ministeriale 557/99: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2000/09/26/000G0315/sg

Ma tali larghezze, che andrebbero bene su strade strette, non sono affatto proporzionate alla grande larghezza delle consolari in questione, che consentirebbero ben altra dimensione.

Di conseguenza lasciano troppo spazio alla mobilità e al parcheggio automobilistico, non incoraggiando i cittadini a sperimentare la bicicletta.

Inoltre 150 cm sono insufficienti per consentire un sorpasso in sicurezza né possono ospitare cargo bike e altri velocipedi.

Tutto ciò avrà due risultati:

  1. i ciclisti che usano la bicicletta quotidianamente dovranno in alcuni casi evitare le nuove piste per non dover stare in fila indiana, mettendo ancora a rischio la propria incolumità
  2. gli automobilisti non saranno incentivati ad abbandonare la macchina in favore della bicicletta, con tutto ciò che ne consegue a livello di mancata riduzione dell'inquinamento, che ormai è arrivato a livelli di emergenza, di traffico, tempo perso e occupazione dello spazio

Per migliorare il progetto, è sufficiente allargare le piste a 300 cm di larghezza per ogni senso di marcia. Questo è sicuramente possibile per gran parte delle Vie Prenestina e Tuscolana, se necessario togliendo spazio alle auto in sosta.

Secondo l'Art. 50 del Decreto Legislativo 285/92: i velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.
Va da sé che basterebbe un velocipede di larghezza massima per impedire completamente il sorpasso di ogni altra bicicletta.
http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=normativa&o=vd&id=1&id_dett=52

Con 300 cm, invece, potrebbero transitare tranquillamente tutti i tipi di velocipede.

Solo in questo modo si manderebbe un messaggio chiaro e coraggioso a chi ogni giorno deve scegliere come raggiungere il proprio posto di lavoro: la bicicletta abbinata al trasporto pubblico è il mezzo più sano per la collettività.

Solo in questo modo si darebbe alla bicicletta la dignità che merita e ai ciclisti il premio per la loro tenacia.

Solo in questo modo quelle vie consolari sarebbero consolari anche per le biciclette.

Se non viene dato alle biciclette uno spazio adeguato nemmeno dove la strada lo permette, allora la bici resterà un mezzo per pochissimi, le biciclette elettriche e altri velocipedi non si diffonderanno e la rivoluzione sostenibile della mobilità non avverrà.



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