Rendere PROPORZIONALI i contributi ENPAV

Rendere PROPORZIONALI i contributi ENPAV

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Mirko Crispoldi ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a ENPAV e a

Questa petizione non è rivolta solo ai medici veterinari ma anche ad amici e parenti che, come noi, sentono e vivono insieme a noi i disagi che questa situazione di in-proporzionalità comporta.

Da svariati anni ormai il sistema previdenziale dei MEDICI VETERINARI sta aumentando sempre di più le sue PRETESE nei confronti dei suoi iscritti (e non). Una situazione che per noi giovani laureati sta diventando insostenibile, ed ecco PERCHÉ.

Attualmente, per come è strutturata la legislazione in merito, il neolaureato in medicina veterinaria, dopo aver sostenuto l'esame di stato, per svolgere la maggior parte delle attività proprie della professione ovvero quelle che vanno al di la della ricerca e della carriera universitaria, deve procedere all'iscrizione all'Ordine Professionale.

Tale iscrizione non è scindibile dall'iscrizione alla cassa professionale di previdenza sociale (ENPAV) che però pone la condizione di versare, annualmente, circa 3.000€ di contributo minimo (tra contributi soggettivi, integrativi e di maternità), INDIFFERENTEMENTE dal fatto che l'iscritto stia guadagnando o meno, ne tantomeno di QUANTO esso guadagni.

CHIEDIAMO QUINDI la cessazione di questa indiscriminata pretesa che non è conciliabile con le capacità e facoltà lavorative della maggior parte dei veterinari e che la tassazione MINIMA degli iscritti diventi PROPORZIONALE al reddito professionale annuale, in una rimodulazione per fasce di reddito, così come avviene per quasi tutte le altre casse professionali, Medici Umani inclusi, i quali ad esempio nella loro fascia più bassa, pagano un contributo minimo di circa 300€.

Tale decisione non intaccherebbe gli altri iscritti in quanto, laddove essi ritenessero opportuno, potrebbero integrare il loro trattamento previdenziale tramite la già esistente "Pensione Modulare".

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Per chi volesse approfondire il discorso, spieghiamo nel dettaglio:

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Un medico veterinario neolaureato che si iscrive all'ordine per poter effettuare un tirocinio o uno stage presso una clinica, in media riceve un rimborso spese che è pari a € zero. In altre circostanze, per svolgere tirocinio presso strutture più rinomate, è lui a dover pagare. Nella minoranza dei casi riceve un rimborso spese che pare appropriato alla sua esperienza e che va da 0 a 300€ al mese.

Posto che tale neolaureato e neoiscritto sia in regola, ovvero abbia una P.IVA, esso dovrà fatturare il proprio corrispettivo mensile e su ogni fattura emessa occorre caricare un ulteriore 2% di "contributo integrativo percentuale" che va integrata appunto ad un ulteriore 16% di "contributo soggettivo percentuale" (che aumenterà dello 0,5% all'anno fino al massino del 22% che si raggiungerà nel 2033) da calcolarsi a fine anno sul reddito dichiarato. A questo vanno aggiunti i 3000€ circa all'anno FISSI....indipendentemente che un veterinario guadagni 3.600€ l'anno o 36.000€.

Su questa base va da se che il nostro laureato che guadagna 300€ al mese dovrà a fine anno pagare 72€ + 576€ + 3000€ di tasse previdenziali, più il 5% (180€) di forfettario sul reddito per la P.IVA nel caso di regime dei minimi. 

3.600 - 3000 - 576 - 72 - 180 =  -228€

Tutto questo ammesso che il nostro giovane veterinario sia riuscito a trovare una clinica che gli abbia offerto un tirocinio remunerato.

Nella maggior parte dei casi il tirocinio non è remunerato e a fine anno ci si ritrova a dover chiedere aiuto ai propri genitori per pagare le tasse ENPAV.

Riporto il caso particolare di un collega che si è ritrovato senza possibilità di fare tirocinio a causa del COVID, quindi senza quel piccolo rimborso spese che gli consentiva di avere una piccola stanza vicino il luogo di lavoro, in seguito su richiesta ha ricevuto i sussidi previsti dalle varie leggi in merito ed ha dovuto pagare i contributi minimi, aggiungendoci del suo ed essendo costretto a ripiegare sull'aiuto dei genitori.

Cosa proponiamo in questa sede?

Ovviamente non l'abolizione dei contributi minimi, ma una loro rimodulazione sulla base del reddito derivante dall'esercizio della professione.

Chi guadagna 0 - 100 - 1000 non può pagare i contributi minimi come chi guadagna 30.000

È una situazione che va rivista, ripensata, riprogrammata anche alla luce della sempre crescente crisi economico monetaria e tendo in considerazione che la professione del medico veterinario libero professionista è sempre più difficile.

Dulcis in fundo il caro ENTE ha deciso che i neoiscritti possono beneficiare di 4 anni di "alleggerimenti" sui contributi minimi da versare all'ente, discriminando in questo sull'età dell'iscritto. Il beneficio è infatti concesso a chi ha meno di 32 anni. Passato questo periodo, che si abbia trovato un buon lavoro o no, occorre pagare la tassa piena.

PER APPROFONDIRE:

Spiegazione contributi
Previdenza Veterinaria
Sito ENPAV

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