PETIZIONE CHIUSA

Oggetto: petizione ai sensi dell’Art. 50 della Costituzione Italiana e dell’Art. 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, a favore della trasparenza nel rapporto confessione-fedele/socio.

Questa petizione aveva 94 sostenitori


Preg.mo Presidente della Camera dei deputati On. Laura Boldrini
Nel corso della nostra attività associativa quale Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici (O.N.A.P.), ci siamo occupati, approfondendolo, di un elemento nel rapporto tra confessioni o culti diversi dal cattolico, dotati di Ente esponenziale con personalità giuridica (dualità questa che sottolineiamo particolarmente con la presente petizione) e fedeli//soci, che intendiamo ora sottoporre all’attenzione delle istituzioni. Si tratta dello sbilanciamento che una informazione parziale, frammentata o nulla, offerta dall’Ente confessionale su se stesso al singolo aderente, rispetto agli elementi tecnico-giuridici che lo costituiscono nell’ordinamento statale, determina nelle molteplici fasi della vita associativa e specialmente nei confronti dei diritti costituzionali convolti quale quello di esercitare la propria libertà religiosa, la quale “deve poter far valere erga omnes” (Corte Costituzionale n.122 del 1970).
Come è stabilito dalla Costituzione, la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità (Art. 2 Costituzione), così come la pari dignità sociale (Art. 3 Costituzione).
Accade che il momento di verifica della effettiva natura giuridica del rapporto Ente confessionale e fedele/socio, con l’evidenziarsi delle sfere distinte di competenza Confessione/Stato e delle rispettive autorità che governano gli ambiti di giurisdizione Stato/Confessione, sia rappresentato dal procedimento disciplinare interno o dalla espulsione del singolo e ciò ponga in luce, la grave carenza informazionale che caratterizza il rapporto confessione, Ente esponenziale, fedele/socio, rispetto alla configurazione giuridica di questi soggetti (Confessione, Ente confessionale, singolo fedele/socio e autorità statale), carenza a danno del diritto di libertà religiosa quale diritto soggettivo perfetto o assoluto, azionabile in un contesto in cui la scelta dell’individuo di appartenere ad una confessione è espressione di convinzione, di fede, in rapporto allo sviluppo della sua personalità. L’individuo accerta così, nel momento di crisi, lo stato di inconsapevolezza in cui si versava nel periodo di appartenenza alla Confessione (ciò sin dalle prime fasi della stessa adesione) rispetto al proprio status giuridico di fedele/socio e di non essersi potuto avvalere degli strumenti che l’ordinamento prevede a sua tutela quale cittadino a pregiudizio della sua posizione giuridica.
Scoprirà allora, forse, che era titolare di diritti stabiliti dall’ordinamento come quello contenuto nella sentenza tribunale Roma del 4 settembre 1996 n. 11236 a proposito dell’Art. 24 c.c. terzo comma che così recitando “L’esclusione d’un associato non può essere deliberata dall’assemblea che per gravi motivi; l’associato può ricorrere all’autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione”; “…fa riferimento ad una esigenza di certezza che la deliberazione medesima sia portata a conoscenza dell’associato, onde tale riferimento deve ritenersi raggiunto soltanto ove lo stesso associato abbia avuto comunque comunicazione dell’intera deliberazione (Cassazione 3 agosto 1961 n. 1881)”.
Accade anche che l’Ente confessionale agisca con provvedimenti disciplinari domestici avverso al singolo soggetto indesiderato, non assicurando trasparenza documentale e certezza, non producendo allo stesso alcunché di riscontrabile, certificato, realizzando così uno svantaggio competitivo per il singolo pressoché insuperabile in giudizio, come in qualsiasi altra sede, rendendo sostanzialmente non credibili o inefficaci rimostranze di qualsiasi tipo, compreso il ricorso al giudice civile. È nota la imbattibilità della parte confessionale nei contrasti giudiziari avverso ai singoli, nei limitati casi in cui ciò si è verificato. Oltre ad ogni altra considerazione sottolineiamo, di nuovo, il pregiudizio che questa modalità operativa reca al diritto soggettivo di professare la propria fede in forma associata, funzionalmente allo sviluppo della propria personalità.
In tutto ciò il profilo degli effetti civili coinvolti e prodotti da queste scelte operative posti in essere dall’Ente esponenziale viene generalmente trascurato; non sembra che alcuno dia reale peso a quanto questi effetti influenzino poi l’esistenza della persona, la sua qualità di vita, in seguito al provvedimento Confessionale in riferimento al contesto sociale in cui esprime la sua esistenza.
Giovanni Guzzetta, nel saggio “Considerazione dei rapporti tra libertà di associazione, potere delle confessioni religiose acattoliche e diritti dei fedeli alla tutela giurisdizionale”, in Diritto e Società, 1-1999, CEDAM, Padova pagg. 77-78, osserva: “Sembra allora di poter dire che proprio la peculiare funzione garantistica (della libertà religiosa dei singoli), ascritta al riconoscimento dell’autonomia confessionale, consenta di giustificare la possibilità di una tutela delle singole posizioni soggettive derivanti dallo status di fedele (in quanto rilevante per lo Stato), sia nei confronti di terzi ed in particolare dei pubblici poteri, e nei confronti degli stessi organi confessionali”. La nota n. 167 del testo di Guzzetta cita un lavoro di Guazzarotti “Libertà religiosa individuale” e osserva “riferendosi agli ‘effetti civili’ di tali atti potrebbero infatti ledere la posizione riconosciuta dallo Stato al singolo in forza del suo status religioso. Ed proprio in relazione a tale ‘riflesso’ che si giustificherebbe un sindacato degli atti interni alla confessione. L’Autore cioè ritiene che la legittimità dell’espulsione possa essere apprezzata in sede giurisdizionale solo in quanto presupposto alle conseguenze menzionate”.
Siamo della opinione che l’intera problematica esposta ed in particolare l’aspetto degli ‘effetti civili’ debba ottenere maggior rilievo in una materia dove l’attuale legislazione non pare produrre vigilanza adeguata e puntuale a tutela del singolo cittadino, nonostante la vigenza di:
1) Legge 24 giugno 1929 n. 1159 Disposizioni sull’esercizio dei culti ammessi dallo Stato;
2) R.D. 28 febbraio 1930 n. 289 – Norme per l’attuazione della legge 1159/29;
3) D.lgs 8 giugno 2001 n. 231 – Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche;
In considerazione di quanto sopra proponiamo:
1) Che ogni singolo cittadino determinatosi ad aderire a una formazione Confessionale dotata di Ente esponenziale con personalità giuridica sia preliminarmente fornito di una dotazione documentale standard a valere come ‘prospetto informativo’ (come in uso in altre materie sensibili) dettagliato rispetto a:
A) Natura giuridica dell’Ente confessionale nel quale verrà ad essere inserito e con quale status egli vi comparirà;
B) Quali i doveri e i diritti sanciti per lo status acquisito in considerazione dell’ordinamento statale e degli effetti civili derivabili;
C) Quali le procedure dettagliate in caso di percorso disciplinare a suo carico a tutela degli effetti civili eventualmente implicati;
D) Prescrizione documentale da prodursi a cura dell’Ente all’esito del procedimento disciplinare ai sensi e per gli effetti dell’Art. 24 c.c. terzo comma.
2) Che qualsiasi richiesta o atto intercorra nel rapporto associativo suscettibile di riflessi civili sia documentato o documentabile a tutela del singolo, come dello stesso Ente, in ogni sede.
3) Che sia istituito un presidio di controllo riferito specificatamente alla correttezza degli atti amministrativi nel rapporto associazione/socio sulla linea di quanto previsto nel D.lgs 8 giugno 2001 n. 291 sulla legalità e trasparenza delle procedure adottate.
Osserviamo, benché noto, che la problematica in cui si inserisce la presente proposta così articolata riguarda direttamente centinaia di migliaia di soggetti, qualche milione riferito alle famiglie degli stessi ed ai rapporti amicali e per esposizione l’intera società italiana, stante la singolarità della materia ed il suo rapporto così speciale con la libertà individuale e di trascendenza da richiedere un trattamento distinto anche in un ordinamento come l’attuale informato alla laicità dello Stato; ciò detto per aderire al requisito ‘comuni necessità’ richiesto dal richiamato Art. 50 della Costituzione.
Confidiamo, quale Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici (O.N.A.P.), che Vorrà dare corretto ed adeguato seguito alla presente ai sensi di legge. E comunque, in ogni caso, lo scrivente Osservatorio si rende disponibile ad ogni eventuale ed opportuno chiarimento in merito alle superiori richieste.

Distinti saluti
Presidente O.N.A.P.
Dr.ssa Patrizia Santovecchi



Oggi: Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici conta su di te

Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici O.N.A.P. ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Dr.ssa Laura Boldrini: Oggetto: petizione ai sensi dell’Art. 50 della Costituzione Italiana e dell’Art. 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, a favore della trasparenza nel rapporto confessione-fedele/socio.". Unisciti con Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici ed 93 sostenitori più oggi.