Emergenza COVID: un’occasione per mettere al centro la priorità della scuola pubblica

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Il Corpo Docente ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a docenti

Dal 5 marzo, giorno in cui sono state sospese in tutta Italia le attività didattiche in presenza, le scuole di ogni ordine e grado si sono attivate al fine di non interrompere il percorso formativo e di mantenere un contatto con alunni e studenti.

LA SCUOLA NON HA MAI CHIUSO, come è accaduto per altre attività, ed è riuscita a mantenere una relazione con i gruppi-classe, mediante la didattica a distanza, in un momento drammatico per il Paese, continuando a svolgere il suo ruolo di presidio pubblico e istituzionale.

La didattica on line, funzionale nell’emergenza e per l’emergenza, non può né deve diventare una configurazione strutturale nel prossimo anno scolastico: non solo perché genera esclusioni e aumenta il rischio di dispersione scolastica; non solo perché l’attività formativa e i processi di apprendimento si nutrono di relazioni e interazioni personali, ma perché la scuola, oltre alla sua funzione culturale, svolge una irrinunciabile funzione sociale, di aggregazione, di via di uscita da condizioni familiari di disagio, di apertura e interazione con il territorio.

Di qui l’ASSOLUTA E INDEROGABILE NECESSITA’ di tornare a svolgere le lezioni in presenza. I docenti sono i professionisti esperti del mondo della scuola. Riteniamo che sia opportuno e doveroso sentire il nostro parere riguardo ai tempi e alle modalità di riattivazione della didattica in presenza. A tale scopo, avanziamo le seguenti proposte:

  • Rientrare in classe a settembre. È necessario riattivare la didattica in presenza per tutti e senza turnazioni fin dall’inizio dell’a.s. 2020/2021.
  • Ridurre il numero di studenti previsto per ogni classe. Ancora oggi gli USR prevedono gruppi classe di 27 unità, dato significativo che indica quanto i proclami di un rientro a scuola in presenza e in sicurezza a settembre siano vuoti e vani, qualora non vengano prese altre e più incisive misure, perché si configurano nuovamente classi affollate in spazi ristretti, per le quali non sarebbe garantita una effettiva tutela sanitaria.
  • Rinnovare e adeguare l’edilizia scolastica. Al fine di poter lavorare in sicurezza, in presenza, con i gruppi-classe, è necessario che le scuole abbiano a disposizione più spazi e più aule, che in un primo momento possono essere individuati in strutture già esistenti, quali teatri, cinema, aule universitarie, circoli ricreativi. È tuttavia condizione imprescindibile della volontà di rendere effettivo il diritto allo studio di centinaia di migliaia di bambini e ragazzi investire urgentemente nel settore dell’edilizia scolastica, restituendo alla collettività parte del patrimonio immobiliare pubblico (caserme, edifici pubblici in disuso...), spesso abbandonato o recuperato per fini privati e speculativi. LA SCUOLA HA BISOGNO DI SPAZI, SIA FISICI CHE SOCIALI: rendere disponibili tali spazi è una scelta politica indicativa, che segna un discrimine per le istituzioni destinate a decidere dell’uso di tale patrimonio.
  • Reperire un maggior numero di docenti. È necessario aumentare il numero di docenti che possano dedicarsi ad un numero maggiore di classi. Questa innovazione avrà sicuramente un effetto, oltre che sulla sicurezza sanitaria, anche sulla qualità della didattica, e potrà consentire più agevolmente pratiche didattiche individualizzate, a sostegno soprattutto dei bambini e dei ragazzi più fragili.
  • Mantenere la durata delle lezioni di 60 minuti, senza riduzioni orarie di nessun tipo. Le ultime riforme della scuola hanno già fortemente penalizzato l’orario scolastico, soprattutto della Scuola Secondaria di Secondo Grado, a detrimento della qualità dell’istruzione e della formazione degli studenti e delle studentesse.

I docenti che condividono l’urgenza di un cambiamento si devono attivare, affinché la scuola diventi una questione prioritaria dell’agenda politica e dei capitoli di spesa statale, affinché lo Stato renda davvero effettivo per tutti e in tutto il Paese il diritto all’istruzione “in presenza”, da qui a settembre, nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado, contrastando con forza ogni proposta di didattica a distanza oltre l’anno scolastico in corso.

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