CHE FINE FARA’ IL REPARTO DI PEDIATRIA DELL’OSPEDALE DI COSENZA?

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CHE FINE FARA’ IL REPARTO DI PEDIATRIA DELL’OSPEDALE DI COSENZA?
L’associazione di Volontariato Marco Rendace.

Apprendiamo con sconcerto la notizia che l’Azienda ospedaliera di Cosenza ha accorpato la chirurgia pediatrica al reparto di Pediatria, in spazi condivisi con la sezione dedicata ai piccoli pazienti immunodepressi. 

 

Chi ha vissuto il calvario della malattia del proprio figlio, chi lo ha visto per mesi in un letto d’ospedale, senza più difese immunitarie a causa della chemioterapia, minacciato nella sopravvivenza dal più insignificante dei batteri - innocuo per dei bambini sani- può capire cosa significa per un piccolo ammalato oncologico condividere gli spazi di cura con chi, ad esempio, è caduto dalla bicicletta e si è rotto una gamba e può anche  permettersi il lusso di ricevere rassicuranti visite dall’esterno.

Da quel microcosmo sterile dipende la  sua sopravvivenza, soprattutto in alcuni delicati momenti della terapia e, condividerlo con chi non ha le sue stesse esigenze di cura è un rischio inaccettabile! 

 

Come si fa a non capire che, così facendo, si sta causando un grave danno ai cittadini calabresi? Che ciò indurrà un’impennata dell’emigrazione sanitaria di interi nuclei familiari verso strutture che, al contrario di quanto avviene nella nostra regione,  hanno scelto  di investire sulla ricerca e l’assistenza sanitaria per le malattie oncologiche in età pediatrica e che sono in grado di garantire più elevati livelli di sicurezza?

Noi dell’Associazione Marco Rendace non possiamo  permettere che ciò avvenga!

 

L’associazione  nasce proprio per sostenere lo sviluppo  e la capacità di cura del reparto di emato-oncologia pediatrica di Cosenza, quel reparto che per il piccolo Marco, ma non solo per lui, è stata una seconda famiglia e che lui non ha mai accettato di dover lasciare benché costretto a proseguire le sue cure in un noto centro di ricerca di Roma per il trapianto di midollo, dal quale purtroppo non ha mai più fatto ritorno proprio a causa di una brutta infezione.

 

Chiediamo con forza di invertire la rotta, di progettare interventi ad hoc per creare nuove opportunità di cura per i nostri bambini, anziché distruggere quanto di buono è stato fatto in questi anni, con enormi sacrifici, da tutto il personale del reparto.

 

In una società civile, moderna, funzionale, che si rispetti, il diritto alla salute rimane un punto fermo e solido, ancor di più se si fa riferimento alla cura del bambino. Ma ancora una volta da noi sembra che tutto giri al contrario. La decisione, infatti, nell’incomprensibile progetto di riorganizzazione degli spazi ospedalieri di pochi giorni fa, ha visto sacrificare ancora una volta il già compromesso reparto di Pediatria.

Suddetto Reparto, già sofferente  perché  costretto ad operare in ambienti dalle dimensioni ridotte,  ha visto, negli anni passati, la convivenza forzata di alcune specialistiche pediatriche: Pronto Soccorso, Onco-ematologia e Pediatria, e oggi subisce un ulteriore limitazione dettata dall’accorpamento del reparto di Chirurgia Pediatrica. Addirittura sembra si stia andando verso la chiusura definitiva del reparto di onco-ematologia.

Viene da chiedersi, come mai l’adozione di misure così restrittive per un reparto che invece necessita di più tutele, proprio perché dedicato ad una delle fasce più deboli della popolazione?

Sembra quasi un accanimento che forse segue la logica di un progetto specifico e forse deciso e voluto da altri e alti poteri che lentamente condurranno alla disgregazione di un’eccellenza della nostra Sanità locale.

Negli anni passati grazie alla professionalità del Primario del suddetto Reparto,  Dott. Domenico Sperlì e del personale medico e paramedico, sono stati raggiunti risultati di eccellenza, nella diagnosi, nella cura e nell’assistenza ai bambini e alle loro famiglie. Per quanto riguarda la cura delle patologie oncologiche, quasi 350 famiglie hanno avuto la possibilità di combattere e sperare di superare la malattia dei propri figli senza dover essere costretti obbligatoriamente ad affrontare i viaggi della speranza migrando fuori regione.

La logica imporrebbe, pertanto, il potenziamento e il miglioramento di un reparto così efficiente e punto di riferimento per tanti cittadini calabresi e, non il contrario.

Comprendere la necessità di organizzare spazi dedicati a patologie specifiche è il primo passo verso quella società civile, moderna e funzionale alla quale auspichiamo.

Se è vero che questo è un dato inconfutabile, non riusciamo a comprendere come sia possibile disperdere le competenze raggiunte grazie alla formazione nella quale si è molto investito negli anni precedenti e alla competenza raggiunta lavorando sul campo.

Competenza che viene azzerata se si pensa al ridimensionamento del personale infermieristico.

Perché rinunciare ad un’eccellenza e privarci di un servizio di vitale importanza con comprovata esperienza? Perché la Calabria viene costretta a privarsi del diritto alla salute nella propria terra, obbligando così tante famiglie ad intraprendere onerosi trasferimenti fuori regione, con aggravi non solo economici ma anche emotivi?

Sembra che tutto ciò sfugga alla più banali delle logiche umane, celando un disegno politico diverso

E’ bene che tutti prendano coscienza di ciò che sta accadendo e che ci si muova per impedire lo smantellamento di una parte della sanità calabrese.