Salviamo la carta, salviamo la parola

PETIZIONE CHIUSA

Salviamo la carta, salviamo la parola

Questa petizione aveva 33 sostenitori

www.thenakedpitcher.com ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a deputati e a

AIUTO!!! QUESTA EMERGENZA UCCIDE LA CULTURA..

Recentemente un giornale australiano è balzato agli onori delle cronache per aver pubblicato un inserto di carta igienica.

Bene, si dirà. La carta ha così tanti usi. Quello che ci preoccupa è che, a breve, potrebbe rischiare di scomparire il suo uso storico principale.  L’iniziativa di quel giornale ne è l’immagine plastica, e la cosa non era certamente prevista.

Sono Massimiliano Bellavista, scrittore, docente e blogger. Fino a qualche mese fa, con Massimo Arcangeli, stavamo lavorando ai contenuti della manifestazione “Parole in cammino. Il festival dell'italiano e delle lingue d'Italia”, che come ogni anno spinge a riflettere su tante parole dell’italiano “eticamente” sensibili, bisognose di essere riempite nuovamente di senso, di essere risemantizzate per risorgere a una nuova vita o di essere semplicemente “salvate” perché poco usate (e perciò da usare di più). La posta ora in gioco è più alta.

Il problema futuro di tanti comparti industriali, e l’editoria non fa eccezione, sarà di muoversi e di destreggiarsi tra le macerie di quel che avverrà a emergenza finita. Illuminante al riguardo l’appello di Ricardo Franco Levi, presidente dell’Aie, apparso qualche giorno fa in un’intervista sul “Corriere della Sera” e al quale non si può non rispondere. In quell’intervista i danni subiti dall’industria editoriale, essenziale in un paese che ha sempre fatto della cultura la sua bandiera, sono apparsi in tutta la loro evidenza:

«I primi dati, raccolti in base a un questionario sottoposto a 145 case editrici sul periodo compreso tra il 17 e il 20 marzo, fotografano una realtà che era finora soltanto intuibile. Sarà lunga, anche sul libro, l’onda dell’emergenza Coronavirus. In sintesi: a fine 2020 si stimano 18.600 opere in meno pubblicate (nel 2018 sono stati pubblicati 78.875 titoli); 39,3 milioni di copie in meno stampate e confezionate; 2.500 titoli in meno tradotti. Un impatto diretto e devastante che anche qui non risparmia nessuno…Con la crisi del libro il Paese rischia un danno culturale gravissimo che si ripercuoterà anche sul futuro». L’emergenza riguarda imprese piccole e grandi indistintamente: «Le prime perché hanno strutture e spalle finanziarie meno robuste, le seconde perché hanno costi e investimenti maggiori».

Una situazione di estrema gravità, ha sottolineato Levi, anche perché finora, ha aggiunto, «il mondo del libro è stato sostanzialmente dimenticato rispetto al grande impegno che è stato profuso per venire incontro alle difficoltà dell’economia italiana».

Abbiamo fatto scaturire da tutto questo una proposta. Consiste di tre linee politiche di intervento su cui invitiamo chiunque abbia a cuore la cultura a mobilitarsi, facendo sentire la sua voce e aderendo alla nostra sottoscrizione:

1.      Tutelare il libro cartaceo per evitare che una cultura che si è sedimentata in secoli e secoli di produzione, trasmissione e ricezione del sapere per via libraria si smaterializzi di botto, con danni incalcolabili. Dopo la smaterializzazione dei rapporti sociali, i cui effetti potrebbero protrarsi a lungo, ben oltre la durata dell’emergenza, potremmo assistere a una smaterializzazione della cultura libraria, che della smaterializzazione sociale potrebbe essere lo specchio fedele e brutale.

2.      Sostenere, nell’emergenza e dopo l’emergenza, il settore dell’editoria libraria, esattamente come avviene per l’industria del cinema e dello spettacolo, anche nel reperimento delle risorse necessarie per l’acquisto della carta,

3.      Riaprire immediatamente le librerie, che già navigavano per tanti versi in brutte acque, anche per favorire la circolazione del sapere (e dei singoli saperi disciplinari), quanto mai necessaria in condizioni di crisi, e per aumentare le occasioni di formazione o di semplice svago.

Bisogna continuare a leggere e a scrivere. L‘editoria libraria è un settore che in qualunque paese civile, soprattutto in situazioni d’emergenza, dovrebbe essere ritenuto strategico per la sua capacità di generare un notevole indotto, a fronte di un investimento tutto sommato contenuto rispetto alle risorse necessarie per sostenere altri comparti, e per la sua funzione di potente leva sociale e reputazionale (oltreché culturale) per un’intera collettività.

PETIZIONE CHIUSA

Questa petizione aveva 33 sostenitori