PETIZIONE CHIUSA

Per la regolamentazione delle aperture festive nel commercio

Questa petizione aveva 21 sostenitori


Con l’approssimarsi dei mesi di aprile e maggio torna d’attualità anche quest’anno, come negli ultimi, la questione delle aperture (o meglio chiusure) delle attività commerciali. Facendo salva la premessa che le aperture domenicali e festive nei comuni turistici o in particolari occasioni non si pongono come un problema, ma anzi garantiscono servizi che possiamo definire indispensabili per lo sviluppo economico del territorio, vogliamo sottoporre questo nostro contributo, provocatorio, ad una riflessione collettiva: è costituzionale il D.L. 201/2011, SalvaItalia, nella parte che ha consentito il regime di totale deregulation degli orari delle attività commerciali, rendendo possibile dal primo gennaio 2012 l’apertura 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno, domeniche e festività incluse?

Se interpretiamo lo spirito della Costituzione, che promuove l’eguaglianza di tutti i cittadini ed il diritto di tutti al lavoro secondo le proprie attitudini e scelte, questa legge risulta con Essa in contrasto .

La normativa ha instaurato un regime di fatto insostenibile, che sta portando alla scomparsa di migliaia di imprese e posti di lavoro, in contrasto con l’enunciato dell’Art.1 (L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro). Questo regime continua ad essere sostenuto in nome di presunti effetti economici positivi su consumi ed occupazione che, però, non si sono mai concretizzati, come confermato dai dati macroeconomici e da vari studi.

Oltre a questo noi riteniamo che la norma abbia arrecato un grave danno proprio al principio della concorrenza che intenderebbe invece sostenere, riducendo sensibilmente le possibilità di competere dei piccoli esercizi commerciali a solo vantaggio della grande distribuzione organizzata. Ciò in contrasto con l’art.117 della Costituzione (Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: … tutela della concorrenza). L’impatto della liberalizzazione degli orari, per quanto difficile ed oneroso per tutti gli operatori della distribuzione, è infatti meglio assorbibile dalle grandi aziende, che dispongono di indubbie maggiori potenzialità finanziarie e di risorse umane per affrontare nel medio-lungo periodo queste trasformazioni rispetto alle piccole e micro imprese.

E’ sotto gli occhi di tutti il proliferare abnorme di centri commerciali, Ipermercati, Outlet, strutture la cui apertura è stata favorita attivamente dalle Amministrazioni Comunali e Regionali, interessate più a far cassa con gli oneri di urbanizzazione che a favorire l’occupazione e che favoriscono, nei peggiori casi, il controllo clientelare dell’accesso ai nuovi posti di lavoro. La scomparsa del commercio di prossimità ha peraltro un influsso sociale molto negativo: i piccoli negozi possono rivestire un ruolo di protezione sociale, costituiscono un presidio urbano costante nel territorio e possono contribuire a rendere le strade più sicure e protette dal degrado urbano.

Aggiungiamo poi che l’idea che la chiusura di un esercizio commerciale non sia obbligatoria e che ciò garantisca maggiore concorrenza ci sembra contrastare con i più elementari principi economici. Se così fosse, perché non riorganizzare non il solo commercio, ma tutto il sistema dei servizi, anche pubblici (asili, trasporti, scuole, banche, etc.) affinché chi lavora la domenica ne possa fruire?

Assistiamo dunque impassibili ad un peggioramento delle condizioni dei lavoratori dipendenti, sottoposti a regimi lavorativi giornalieri e settimanali spesso incompatibili con la vita familiare, senza che tutto questo abbia però determinato una crescita dell'occupazione stessa, né tantomeno un miglioramento nei redditi degli stessi.

A tutto questo noi ci dobbiamo opporre. Per il futuro del commercio, dobbiamo sostenere ed incentivare non il modello finanziariamente più efficiente, ma quello più sostenibile dal punto di vista sociale e umano, per noi rappresentato dal commercio di prossimità.

Proponiamo quindi di fare un passo indietro. Consideriamo che in totale le domeniche e le festività nel corso dell’anno sono circa 60.

CHIEDIAMO

-          di regolamentare le chiusure festive e domenicali, secondo un criterio in cui l’eccezione non è la chiusura festiva, ma l’apertura;

-          un provvedimento legislativo che consenta l’apertura in queste giornate con un tetto massimo gestito dalle istituzioni territoriali in accordo con le parti sociali, ad esempio fissando in 6 domeniche su 52 e 6 festività su 12 le aperture consentite

Potrebbe essere una soluzione semplice, che avrebbe un positivo effetto di riequilibrio tra grandi aziende e piccolo commercio. Lanciamo questa proposta al Parlamento perché elabori una legge in tal senso.

 



Oggi: Claudio conta su di te

Claudio Colletti ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Deputati e Senatori della Repubblica Italiana: Per la regolamentazione delle aperture festive nel commercio". Unisciti con Claudio ed 20 sostenitori più oggi.