Verso il Congresso provinciale PD di Padova

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Idee e proposte per il PD di Padova.


1. LA SITUAZIONE ATTUALE
2. IL PARTITO UTILE
3. IL PARTITO DEGLI ISCRITTI
4. L'ORGANIZZAZIONE POLITICA
5. IL PARTITO TRASPARENTE
6. GLI ORGANISMI DIRIGENTI
7. IL RAPPORTO CON GLI ELETTI
8. LA FORMAZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE
9. IL PARTITO DI PARTE
10. L'ASSETTO ORGANIZZATIVO: MIGLIORARE LA GESTIONE DEL PARTITO

Questo documento è un contributo per il dibattito congressuale, aperto alla sottoscrizione degli iscritti che si riconoscono nelle idee raccolte in questi mesi tra gli iscritti nei Circoli del Partito Democratico, per il Congresso Provinciale PD. Il documento è la base per approfondire, anche attraverso ulteriori contributi, le questioni che riguardano la vita del PD nella nostra provincia con l'obiettivo di migliorare la nostra comunità e i suoi strumenti.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Il Partito Democratico della provincia di Padova è in pessime condizioni: calo degli iscritti, perdita di voti, chiusura dei circoli in molti Comuni, poca iniziativa politica, organismi dirigenti spesso incapaci di scelte decisive e condivise, subalternità nei processi decisionali, situazione economica e debitoria disastrosa. La prossima segreteria provinciale è chiamata ad un impegno straordinario, in discontinuità rispetto a quanto avvenuto fin ora: ricostruire la presenza del PD in ogni territorio a partire dai circoli e dai votanti alle primarie, ripensare le modalità di lavoro e di partecipazione alla comunità dei democratici, ridefinire una struttura organizzativa snella ma efficiente.

IL PARTITO UTILE
Il Partito deve promuovere iniziativa politica ed organizzare i cittadini, per contribuire a rendere la società più giusta ed equilibrata. Per questo dovremo saper cogliere le istanze dei cittadini ed individuare risposte capaci di migliorare le condizioni di vita delle persone. In questi anni il PD della provincia di Padova non sempre ha lavorato con questi obiettivi. Non è stato un "partito utile". Spesso non ha intercettato le esigenze dei cittadini ed ha allontanando iscritti ed elettori. Basta guardare i numeri: i voti del PD in provincia si riducono progressivamente, così come i Comuni a guida PD, e tra gli iscritti si fatica a raggiungere il numero legale negli appuntamenti qualificanti della vita democratica. Già nel corso degli ultimi due anni molte componenti diverse per sensibilità e posizione nel PD hanno lanciato diversi allarmi in questo senso. Ora è il momento di prendere atto, con franchezza, della difficoltà in cui versa il nostro Partito e di ricostruire un PD finalmente utile agli iscritti e ai cittadini. Per farlo dobbiamo recuperare il rigore politico ed organizzativo e tornare a fare davvero il partito, a partire dai fondamentali e senza guardare indietro, ma trovando, con l'approfondimento e lo studio, modalità capaci di corrispondere alle esigenze di una grande comunità organizzata. Infine occorre osservare che la cosiddetta "rottamazione" non ha funzionato. Non basta mettere da parte i protagonisti di stagioni passate per generare, in automatico, nuova classe dirigente preparata e competente. Per questo dobbiamo ricostruire un rapporto con i giovani con l'obiettivo di avvicinarli al PD e di dare loro spazi e strumenti per affrontare i temi che li riguardano: questo non significa come è accaduto di recente, promuovere individualità non ancora mature per affrontare temi e ruoli. Ma deve significare un'apertura tangibile alle questioni giovanili e un supporto concreto ai giovani democratici.

IL PARTITO DEGLI ISCRITTI
Il primo vero errore del gruppo dirigente che ha guidato il PD in provincia di Padova è stato commesso nei confronti degli iscritti. Un corpo sano di iscritti è la condizione irrinunciabile su cui far poggiare ogni attività politica. Gli iscritti devono formare una comunità coesa, anche se con differenti sensibilità, e non un insieme disaggregato di persone, unite solo dall’adesione ad un partito. Da questo si deve partire, per aprire realmente le porte a simpatizzanti ed elettori. Oggi gli iscritti sono coinvolti solo in occasione delle conte congressuali e nelle attività di campagna elettorale. Nel resto dell'anno ci si è colpevolmente dimenticati di questa grande risorsa. Mancano gli spazi di approfondimento e discussione, a tutti i livelli. E questo si è tradotto in un calo di attivismo, di coinvolgimento e di capacità di analisi. Ha prodotto stanchezza, disillusione, calo di passione, abbandoni. Gli iscritti, al contrario, hanno voglia di riflettere e ragionare attorno alle questioni che interessano sia la vita di tutti i giorni, sia il futuro del proprio paese e del mondo. Dalle discussioni sul territorio possono arrivare soluzioni positive e indicazioni fondamentali. I circoli devono riunirsi, confrontarsi, dibattere e giungere a decisioni. Decisioni che non devono rimanere all’interno della cerchia ristretta del circolo, ma che devono trovare dei meccanismi di trasmissione a tutti i livelli del partito. Non si può chiedere ai nostri iscritti di limitarsi ad assumere in modo passivo le posizioni trasmesse dai mass media. Il senso critico e la capacità di analisi vanno recuperati ed esercitati anche attraverso una relazione più solida e costante tra le zone e l'insieme dei circoli della provincia, proprio a partire dai problemi concreti: crisi aziendali, problemi ambientali, salute delle persone, sviluppo urbanistico. Il tesseramento deve tornare ad essere una forma di adesione ideale e di concreta partecipazione, evitando i tesseramenti finalizzati solo al voto nei congressi.

L'ORGANIZZAZIONE POLITICA
Il partito provinciale deve avere la funzione di offrire strumenti e servizi ai circoli locali, sia sul piano organizzativo che politico. Attualmente, invece, i circoli sono lasciati soli nelle attività, e le rare iniziative pubbliche vengono realizzate solo grazie alla buona volontà di eletti e segretari di base. Dobbiamo recuperare una regìa a livello provinciale, condivisa con i territori, sulle campagne e sulle iniziative politiche da intraprendere. Le zone territorialmente omogenee possono essere uno strumento efficace per elaborare proposte per l'iniziativa politica. Su questo fronte esistono esempi utili per migliorare la funzionalità delle zone, sia nel rapporto col PD provinciale sia nel reciproco sostegno tra circoli. Inoltre un rappresentante per zone omogenee può essere utile in Segreteria per rappresentare il territorio e fare da collegamento. Infine, serve un forte impulso rispetto all'autofinanziamento per riconquistare indipendenza e capacità di mettere in campo iniziative adeguatamente supportate: attraverso pari condizioni di autofinanziamento sarà possibile valorizzare azioni concrete locali e provinciali e i territori potranno ritrovare i mezzi per migliorare il lavoro e dotarsi di sedi nelle quali incontrare cittadini e associazioni, tornando concretamente ad essere riferimento per le realtà territoriali vicine al PD. Accanto al rilancio dei Circoli occorre rifondare il rapporto con il livello regionale e nazionale, esprimendo così la nostra idea di partito per concorrere alla definizione della linea politica regionale e nazionale, come previsto dalle carte fondative del PD.

IL PARTITO TRASPARENTE
Un partito politico appartiene a chi sceglie di farne parte: gli iscritti. Essi devono poter assumere facilmente tutte le informazioni che desiderano, comprese quelle relative alle condizioni economiche, a partire dall’andamento dei conti delle Feste Democratiche fino allo stato di salute delle casse provinciali, passando per la regolarità dei versamenti degli eletti. Sentirsi a casa significa certamente condividere ideali, ma anche sentirsi responsabile del buon andamento della casa comune. In questi anni, invece, e informazioni sono state lacunose e riservate a un ristretto numero di persone. Il risultato è un progressivo aumento della sfiducia verso la “casa comune”, anche rispetto all’impegno per la raccolta fondi (tesseramento, feste, iniziative di autofinanziamento). Viceversa, dove si è praticata trasparenza e condivisione, come alcune Feste de l'Unità della provincia, non solo le persone sono molto motivate a partecipare ma sentono di poter condividere un impegno comune, generando entusiasmo e attraendo energie positive, anche all'esterno.

GLI ORGANISMI DIRIGENTI
Gli organismi dirigenti servono a scegliere le linee guida di un partito politico, non a ratificare decisioni già prese altrove e comunicate attraverso la stampa. La Direzione del PD padovano negli ultimi tre anni è stata svuotata da qualsiasi compito e funzionalità. Le discussioni sono spesso state precedute da comunicati stampa, i punti di vista diversi prima derisi e poi isolati, le decisioni assunte spesso solo sulla base delle appartenenze correntizie. Tutto ciò ha prodotto diversi risultati negativi: il progressivo disimpegno dei dirigenti a partecipare a discussioni la cui conclusione era già precedentemente concordata, l’individuazione dei media (stampa e socialnetwork) come luoghi unici di discussione, l’assenza totale di analisi del merito nelle discussioni. Un partito politico non può essere attraente se mancano i luoghi di confronto, se non si discute, se non si determinano scelte, se non si può concorrere a formare gli orientamenti. E' urgente invertire questa tendenza e ricominciare a dare valore alle decisioni da assumere e all’impegno per realizzarle.

IL RAPPORTO CON GLI ELETTI
Gli eletti sono i rappresentanti del PD nelle istituzioni. Sono iscritti che la comunità del Partito Democratico e i cittadini hanno scelto per portare i propri interessi nello Stato, nelle Regioni e nei Comuni. Il rapporto con gli eletti deve essere bilaterale: i militanti del PD devono sostenere le attività degli eletti, e gli eletti devono portare nelle istituzioni le proposte, le idee e le problematiche degli elettori. Il PD non ha svolto adeguatamente il ruolo di connessione tra eletti ed elettori e spesso ha mancato anche nella funzione di divulgazione dei risultati ottenuti. Il Partito deve tornare ad essere stimolo per gli eletti e non si può ridurre a strumento di propaganda dell'eletto di turno o semplice filiera di potere. Il centro del confronto deve essere il PD con i suoi luoghi di discussione. L'attività del Partito non si può limitare a megafono delle nostre virtù al governo e a condanna dell'avversario quando siamo all’opposizione. Questa attitudine è sbagliata e controproducente e alla lunga non funziona nemmeno dal punto di vista pratico. Il PD deve tornare ad essere un luogo di riflessione e approfondimento, valorizzare il lavoro degli eletti e le buone pratiche, farsi tramite per le questioni nate nel territorio e strumento di collegamento tra eletti e iscritti.

LA FORMAZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE
Se c’è un aspetto in cui la sinistra si è sempre contraddistinta, è la preparazione della sua classe dirigente. Questa caratteristica spesso diveniva anche stimolo per i più giovani ad approfondire e studiare. E ci veniva riconosciuta anche all'esterno, dove mai veniva messa in discussione la preparazione e la serietà della nostra classe dirigente. Grazie a questo investimento politico siamo riusciti spesso ad intercettare, soprattutto a livello locale, consensi più ampi di quelli politici e di essere sempre avvertiti come un interlocutore affidabile e puntuale. La classe dirigente poteva così crescere attraverso l'esperienza e la verifica progressiva nelle responsabilità. Purtroppo nel tempo abbiamo perduto anche questa nostra qualità. Spesso si è privilegiata la fedeltà alla preparazione sui temi, al punto di favorire incarichi per persone non ancora preparate a ricoprirli e di emarginare iscritti formati e preparati ma non "affini alla linea". Bisogna, invece, tornare ad investire sulla nostra risorsa più preziosa: gli iscritti. Occorre destinare una parte delle risorse del PD alla loro formazione, non solo attraverso “lezioni frontali”, ma anche attraverso convegni, esperienze dirette, seminari di confronto e approfondimento. E bisogna costruire una nuova classe dirigente che parta dal basso, dal territorio, che lì si formi e cresca, in autorevolezza e competenze. La formazione consente di costruire gruppi dirigenti indipendenti ed evita il rischio, concretizzatosi nel recente passato, che il PD utilizzi le istituzioni per collocare qualche proprio rappresentante. Se non si inverte subito la rotta il PD si allontana dai cittadini e contribuisce ad alimentare un giudizio negativo sulla politica. Per questo è fondamentale che dirigenti e candidati del PD possano svolgere l’attività politica in piena autonomia, anche dal punto di vista professionale. Quando dirigenti ed eletti terminano il mandato devono tornare a svolgere il proprio lavoro senza cercare, e magari ottenere, altri incarichi pubblici. La politica deve tornare ad essere un’attività al servizio dei cittadini e non un ufficio di collocamento per eletti e dirigenti.

IL PARTITO DI PARTE
Accanto alla visione di governo, il PD deve saper rappresentare interessi, classi sociali, categorie e farsi portatore di istanze. Dobbiamo tornare ad essere un partito popolare e progressista. Se i cittadini non percepiscono con chiarezza i nostri programmi sceglieranno altri canali per dialogare con le istituzioni e il ruolo del PD sarà svuotato. Così proseguirà la disintermediazione già in atto e i cittadini si rivolgeranno sempre di più a espressioni civiche. Per questo proponiamo che il Partito Democratico definisca con maggiore determinazione il suo ruolo, anche nelle realtà in cui amministra, impegnando i propri eletti (parlamentari, consiglieri regionali e comunali) nella rappresentanza dell'interesse generale.

L'ASSETTO ORGANIZZATIVO:
PROPOSTE PER MIGLIORARE LA GESTIONE DEL PARTITO
La direzione politica del Partito deve essere affidata a una persona capace, autorevole e indipendente, che abbia la disponibilità di dedicare alla nostra comunità passione, impegno e dedizione. La militanza è prima di tutto mettersi al servizio della propria comunità. Questa regola deve valere ad ogni livello di responsabilità. Per questo il prossimo Segretario provinciale dovrà essere economicamente indipendente, in modo da essere libero nelle scelte e vicino alla società reale.
Dovrà indicare una squadra capace di mettere in campo un lavoro collettivo di coinvolgimento concreto della comunità democratica. Non vogliamo un Segretario Provinciale che sia “uomo solo al comando”, ma un gruppo dirigente responsabile e di qualità, scelto non solo in base alle appartenenze di corrente, ma in base alle capacità politiche ed organizzative dimostrate nel tempo, valutate anche nel corso del mandato, capace di rappresentare istanze e dialogare con il territorio.
Non servono tanti organismi pletorici, costituiti solo per accontentare le correnti interne. Oltre all’assemblea, eletta dagli iscritti insieme al segretario in occasione del congresso, servono due organismi intermedi: una direzione, eletta dall’assemblea, come organo di indirizzo politico, e una segreteria, eletta dalla direzione, come organo esecutivo, nella quale entrino anche figure del territorio che garantiscano il collegamento e la comunicazione con le zone e i circoli.
Il lavoro della direzione deve essere organizzato attraverso gruppi di lavoro tematici aperti anche all’esterno per ricostruire un rapporto con la società. Deve essere rafforzato l’ufficio di tesoreria con l’obiettivo di riorganizzare il bilancio del partito e di ripensare il tema dell’autofinanziamento. Il partito può crescere ed essere indipendente e autorevole soltanto se organizza fonti di entrata trasparenti senza dipendere dai candidati alle competizioni elettorali, come si è evidenziato nell’ultima campagna amministrativa per il comune di Padova.
Inoltre per recuperare un corretto funzionamento degli organismi dirigenti proponiamo:
1. Organismi meno pletorici e discussioni più cadenzate per arrivare a decidere azioni concrete;
2. Assemblea provinciale convocata almeno tre volte all’anno e itinerante;
3. Assemblea permanente dei segretari di circolo da tenersi una volta al mese in data prestabilita;
4. Consultazione almeno annuale dei circoli e promozione di Circoli e Zone sovracomunali;
5. Convenzione programmatica promossa annualmente. Partendo dal presupposto che il Partito a tutti i livelli non è in grado di dare risposte alle complessità delle tematiche attuali, serve ascoltare alcuni esperti: economisti, amministratori esterni, docenti universitari, imprenditori;
6. Giornate del tesseramento: ogni circolo dovrà essere in grado di organizzare alcuni momenti dedicati a favorire il tesseramento o l’adesione a percorsi tematici preparati per l’occasione;
7. Scuola di formazione provinciale: puntare sulla formazione è il modo più efficace di ricostruire una classe dirigente locale e guardare al futuro.
8. Presentazione semestrale della situazione economica del partito;
9. Cura dell'anagrafe e revisione degli strumenti di comunicazione;
10. Segreteria del partito autorevole e che faccia squadra con il segretario provinciale per il governo del PD e nelle zone della provincia anche ricostruendo rapporti di collaborazione tra circoli;
11. Sobrietà ed economicità delle scelte in tutti i settori insieme alla trasparenza;
12. In previsione delle prossime scadenze elettorali va costruito un gruppo che si occupi di: evidenziare i risultati positivi dei governi nazionali di centrosinistra; mettere in luce le contraddizioni del malgoverno della Regione Veneto abbandonando posizioni subalterne alla Lega e promuovendo azioni e posizioni di reale opposizione alla giunta regionale;
13. Gruppo dedicato al supporto dei tanti Circoli per le prossime elezioni amministrative;
14. Costruzione di alleanze politiche e sociali, riconoscibili;
15. Collaborazione e supporto all'attività dei Giovani Democratici;
16. Promozione di campagne di ascolto nella società e nel territorio di Padova e della sua Provincia;
17. Vanno studiati format da proporre ai circoli su alcuni temi prioritari, ad esempio: Economia - Enti Locali - Lavoro - Fiscalità - Turismo e valorizzazione del territorio - Sicurezza e legalità - Salute e Sanità - Immigrazione – Diritti

Queste sono alcune idee, da cui partire, relative in particolare agli aspetti organizzativi di rilancio del PD padovano, aperte al contributo di tutti coloro che vorranno sviluppare una elaborazione più compiuta. Nelle prossime settimane apriremo il dibattito anche sul profilo politico e programmatico del PD padovano con la stessa disponibilità al confronto più largo possibile e agli apporti di coloro che intendono contribuire a ridare il profilo di partito popolare e progressista ai Democratici padovani.

 

Le prime sottoscrizioni:

Enrico Beda, Manuela Bettella, Carlo Bettio, Jacopo Biasin, Sara Bolcato, Pietro Bonato, Stefania Borghesan, Enrico Brocca, Vanessa Camani, Nicola Caporello, Luca Carnio, Giorgia Cassandro, Adriana Circo, Gino Favero, Gianluca Gaudenzio, Fabio Giacomini, Davide Gianella, Daniele Giangiulio, Roberto Giaretta, Emanuele Martino, Paola Miotti, Margherita Miotto, Massimo Morbiato, Alessandro Naccarato, Spartaco Nasi, Alessandro Paiusco, Alessia Pittelli, Matteo Poretti, Francesco Pozza, Matteo Rettore, Marilena Segato, Arianna Toniolo, Laura Trovò, Deborah Tufarini, Leonardo Volpin, Umberto Zampieri, Lara Zanasca, Mario Zanon.



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