Pianori dell'Alto Ionio - Stop allo scempio ambientale e allo sperpero di denaro pubblico.

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 Chiedo l’aiuto di voi tutti per bloccare la distruzione di Territori paesaggisticamente protetti che sta per compiersi nell’Alto Ionio Cosentino con la costruzione del 3° Megalotto della statale 106 Jonica – costo € 1.335.118.435,56 Unmiliardotrecentotrentacinque…. milioni di euro, superficie produttiva occupata per l’equivalente di 833 campi da calcio regolamentari. 


Chiarendo sin da subito che questa petizione non è contro la realizzazione del 3° Megalotto della S.S. 106 Jonica ma è contro questo tipo di tracciato per gli impatti che genera sul territorio e per lo spreco di denaro pubblico, considerato che l’alternativa esiste, ed è più vantaggiosa sotto tutti i punti di vista, e consiste nella modifica del tracciato raddoppiando l’esistente E90.

Pensate che l’opera in progetto sarebbe la terza arteria stradale che corre parallela al mare e cioè

-  S.S. 106 Jonica;

-  Poco più a monte corre l’attuale E90 una vera e propria “superstrada” di recente costruzione già variante della vecchia SS 106 e che a questa corre parallela;

Ancora più a monte, alla distanza di 4/500mt dalla E90, è prevista la realizzazione del 3° Megalotto Roseto – Sibari, ulteriore strada a 4 corsie con un fronte di circa 80m per una lunghezza di circa 38 Km ed occuperà una superficie di circa 500 Ha.


La soluzione proposta - raddoppio dell’esistente E90 – permetterebbe i seguenti risparmi
1-      spreco di denaro pubblico - Costo dell’opera € 1.335.118.435,56
Risparmio possibile con il raddoppio 400/500 Milioni di Euro pari al 30/35% di € 1.335.118.435,56
2-       sperpero di suolo agricolo - Superficie occupata - 500 Ha pari a 833 campi da calcio regolamentari
Risparmio di circa il 50% di superficie pari a 250 Ha circa 400 campi da calcio in meno.
3-      violazione dei vincoli ambientali e paesaggistici.

  • -D.M. P.I del 02/10/1974
  • -D.M. Mibac del 11/04/1990

Il raddoppio proposto andrebbe ad incidere su un territorio già compromesso e comunque con impatto dimezzato rispetto al progetto attuale, mentre il rispetto completo si avrebbe solo prevedendo le gallerie.

1)Spreco di denaro pubblico

L’attuale SS 106 Jonica (E90), già variante della vecchia SS 106, nel tratto da Amendolara sud a Sibari-scavi è composta da due corsie di recente costruzione, un allargamento in sede con la nuova costruzione di due sole nuove corsie, anziché quattro (consentirebbe un notevole risparmio di costi e di tempi realizzativi) e occupando superfici limitrofe libere da qualsiasi insediamento.                                                                                                                              Tale ipotesi non è stata presa in considerazione per la redazione del progetto preliminare, preferendo “rottamare” l’attuale - pur moderna - strada, per costruire la nuova infrastruttura a 4 corsie.

Si abbandona una strada costruita ex novo trent’anni fa, che diventa reliquato inutile e abbandonato ovvero che richiede ulteriore spesa per la sua riqualificazione ai fini dell’inserimento ambientale, anziché utilizzarla ove possibile –allargandola in sede- per la costruzione della nuova infrastruttura.

I vantaggi in termini di risparmio di risorse patrimoniali, finanziarie e temporali, con l’attuazione del raddoppio dell’esistente ove possibile (prevedendo le necessarie gallerie per sottopassare gli abitati di Roseto, Amendolara e Trebisacce), sarebbero molteplici:

  •  si dovrebbero costruire ex-novo solo due corsie, anziché quattro;
  • ·le opere d’arte maggiori (viadotti e gallerie) sarebbero limitate;
  • ·le indennità per espropri e danni sarebbero minori;
  • ·non si sprecherebbe inutilmente l’attuale strada E90 che il progetto prevede di “rottamare”;
  • ·minori tempi di realizzo;
  • ·non si dovrebbe spostare il metanodotto, si consideri che l’infrastruttura in progetto interseca più volte il metanodotto, risolvere l’interferenza costa circa 25 Milioni di Euro;

La soluzione proposta è stata studiata e quindi elaborata da autorevoli tecnici già Prof. Universitari e Professionisti del settore.

Il costo complessivo per 38 km è di 1,335 miliardi, per un costo a Km di 15,86 Ml di € per il tratto Sibari -Trebisacce di 18 Km e di ben 52,48 Ml di € per il tratto Trebisacce -Roseto C.S. un’enormità se paragonata ad altre infrastrutture similari ad es. il cosiddetto Quadrilatero - Direttrice Foligno-Civitanova Marche, già realizzata, estesa per 31 Km con oltre la metà realizzata con gallerie profonde, è costata 35,5 Ml/Km, inoltre come è storicamente dimostrato, è da attendersi che i costi effettivi lievitino prima che l’opera sia compiuta.

Si consideri che la soluzione proposta cioè il raddoppio dell’esistente consentirebbe un risparmio del 30/35% dell’importo totale, parliamo di 400/500 Milioni di Euro.

Le economie derivate potrebbero essere più proficuamente indirizzate al miglioramento ed alla messa in sicurezza della rete viaria in tutta l’area dell’Alto Jonio, in particolare su ambiti stradali in cui il tasso di incidentalità è assai più rilevante rispetto all’arteria in questione. 

Il raddoppio proposto, vedrebbe il consenso unanime delle popolazioni locali, dei cittadini e degli operatori agricoli ed economici. Più in generale andrebbe incontro agli interessi della collettività perché la soluzione implica un minor aggravio finanziario per la finanza pubblica.

2) sperpero di suolo agricolo

Il tracciato dell’infrastruttura progettata, anziché incidere su aree già compromesse dalle presenti infrastrutture o per lo meno invadere suoli agricoli con minimo impatto, passa attraversando (spesso spaccandole in diversi tronconi non più funzionali all’uso e creando relitti inutilizzabili) fertili e specializzate aziende agricole, si pensi che tutta la tratta occupa una superficie di circa 500 Ha che si potrebbero dimezzare (il dato è riferito alla penultima versione del progetto visto che non è possibile visionare l’ultima versione) senza considerare la perdita di posti di lavoro che una perdita di superficie coltivabile di questa portata genera.

Se rapportiamo la superficie occupata a campi da calcio regolamentari per partite internazionali (dimensioni 100mx60m = 6.000 mq) avremo che l’opera occupa una superficie pari a 833 campi da calcio un dato impressionante.

(1 Ha = 10.000mq → 500 Ha x 10.000 = 5.000.000 di mq → 5.000.000/6.000=833,33)

Questo vale sia nell’attraversamento collinare dei terrazzi marini, tanto più nella Piana di Sibari.

Tale scelta, oltre a comportare maggiori indennità di espropriazione e di risarcimento danni, contrasta i principii e gli obiettivi perseguiti con le recenti norme sul risparmio del suolo agricolo.

3) Violazione dei vincoli ambientali e paesaggistici

Sull’area interessata dal progetto, insistono specifici vincoli naturalistici e paesaggistici, di fatti l’infrastruttura va ad interferire con un contesto generale di obiettivo pregio sotto il profilo ambientale, paesaggistico, archeologico, agricolo e rurale. Si può ragionevolmente sostenere, che l’economia locale e le sue possibilità di sviluppo sono esclusivamente legate alla conservazione dei profili identitari che poggiano sulle soprarichiamate vocazioni.

Sotto il profilo ambientale, l’opera attraversa i famosi Terrazzi Marini (trattasi di vere e proprie terrazze affacciate sul mare, uniche aree su cui è possibile fare agricoltura) deturpandoli irrimediabilmente, trattasi di aree sottoposte a vincolo paesaggistico apposto con D. M. della Pubblica Istruzione del 02/10/1974 ad oggetto “Dichiarazione di notevole interesse pubblico di una zona in Comune di Albidona”, rileva che “la zona predetta ha notevole interesse pubblico per i quadri naturali formati dal mare e dai rilievi collinari ricchi di lussureggiante vegetazione, ed ha in particolare interesse pubblico in quanto costituisce un belvedere che offre visuali di suggestiva bellezza”;

D. M. del Ministero dei Beni Culturali del 11-04-1990 ad oggetto “Dichiarazione di notevole interesse pubblico di una zona dei Comuni di Albidona, Amendolara e Trebisacce”, rileva che l’area in esame “è una delle più interessanti della fascia costiera jonica, caratterizzata da terrazzi naturali a mare, con aree ancora allo stato vergine e macchie di vegetazione con specie arboree in via di estinzione quali il pino di leppo” e persegue l’esigenza di tutelare “le pregevoli valenza ambientali della zona suindicata nonché quella di conservare l’indiscussa panoramicità dei luoghi medesimi”.

Inoltre, l’area rientra per due tratti nella “Zona a Protezione Speciale” (“ZPS”) dell’Alto Jonio cosentino elencata nel D.M. 19.6.2009 del MATTM ai sensi della direttiva 79/409/Cee (cd. direttiva “Uccelli”). Si tratta di zone di protezione poste lungo le rotte di migrazione dell'avifauna, finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione di idonei habitat per la conservazione e gestione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori.

L’area si sovrappone anche all’area IBA “Alto Jonio cosentino”, che comprende il letto di alcuni torrenti e fiumare che sfociano nel mare Jonio. In base a criteri definiti a livello internazionale una IBA (“Important Bird and Biodiversity Area”) è un’area considerata un habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli selvatici.

Nell’area di progetto sono compresi due “Siti di Interesse Comunitario” (“SIC”) istituiti ai sensi della direttiva 94/43/Cee (cd. direttiva “Habitat”) – recepita dal D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 “Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche” – ed elencati nella decisione di esecuzione della Commissione 2013/739/EU del 7.11.2013 per i siti della regione biogeografica mediterranea.

I SIC interessati dal progetto sono SIC Fiumara Saraceno in comune di Trebisacce, e il SIC Fiumara Avena in comune di Albidona.

L’ opera in progetto attraversa il territorio, tutelato da vincoli paesaggistici come sopra riportato, con poche galleria artificiali e per il resto in un alternarsi di rilevati e trincee distruggendo il territorio e la sua continuità, spesso spaccando le aziende agricole che si trovano sul suo percorso, gli attraversamenti delle fiumare viene effettuato con viadotti alti fino ad 100 mt, mentre depositi e cantieri spesso sono previsti in aree con vincoli ambientali (zone Sic e Zps).

Più avanti in direzione sud, da Trebisacce a Sibari per circa 18 Km, l’opera corre solo in rilevato, quasi parallela all’attuale E90, costituendo nella fertile Piana di Sibari un vero e proprio muraglione con fronte di 80mt ed un’altezza di 8/10mt.  

Pensate che la procedura VIA conclusa con i pareri del 2014, accompagnata da prescrizioni vincolanti che pretendevano ancora più coperture nelle aree protette, emettono pareri negativi a fine 2017 davanti alla versione modificata secondo desideri Cons Sup LL PP, proprio richiamando i precedenti pareri del 2014 e l’incoerenza fra quanto prescritto e quanto rimaneggiato nel 2017.

Nel tempo si sono succeduti vari pareri emessi  da CTVIA e MIBACT tutti con prescrizioni che, di fatto, hanno rispedito il progetto al mittente per gli adeguamenti richiesti, le ultime modifiche al progetto del gennaio 2018 –e ovviamente le pressioni politiche per giungere all’approvazione del Cipe a Governo in carica per questioni ordinarie e 4 giorni prima delle elezioni - NON RISPONDONO alle prescrizioni che hanno motivato i pareri negativi del dicembre 2017, ma portano CTVIA e MIBACT a “cedere un pochino”, emettendo parere favorevole giustificato dall’affermazione che “manca il 17% delle gallerie artificiali richieste al posto delle trincee o viadotti, ma tutto sommato i vincoli si possono considerare rispettati”.

Considerato il tenore del parere se ne deduce che il vincolo paesaggistico può essere violato per il 17%, soglia di tolleranza stabilita dal ministero Beni culturali nel suo parere finale sul progetto 3° Megalotto ss 106.

Polemizzando un attimo si potrebbe affermare che d’ora in avanti, le Soprintendenze territoriali dovranno tener conto di tale limite dinanzi alle richieste di autorizzazioni per interventi in aree vincolate. Solo per l’83% delle opere progettate vale il rigore, per il resto il paesaggio e le sue emergenze protette passano in secondo piano.

Veramente, la Costituzione all’art. 9 “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, senza fissare percentuali o benevole concessioni in deroga.

Ma il Ministero, evidentemente, può scendere ad accomodamenti, in barba a chiare sentenze della Corte Costituzionali che confermano l’annessione ai suoi compiti di esclusiva discrezionalità tecnica, da cui è estranea ogni altra valutazione di vantaggio socio-economico e territoriale.

Persino il Consiglio superiore dei lavori pubblici, nel suo parere espresso con voto dell’Assemblea n. 8/2018, considera che la valutazione d’impatto ambientale si sia conclusa con un “compromesso”.

Condividete la petizione!
Spiegatene il senso a quante più persone possibile!
“Costa” solo qualche minuto di tempo, ma vale tantissimo!!!



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