CONGEDI RETRIBUITI per i percorsi di fecondazione assistita (PMA)

CONGEDI RETRIBUITI per i percorsi di fecondazione assistita (PMA)

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Ascolto Donna ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Daniele Franco (Ministro dell'Economia e delle Finanze) e a

Ogni anno sempre più coppie si trovano ad affrontare la diagnosi di infertilità.

Solo nel 2018, secondo i dati pubblicati nella relazione annuale sullo stato di attuazione della L. 40/2004, presentata in Parlamento a dicembre 2020, sono state più di 70.000 le coppie che hanno fatto ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Una coppia, che per due anni non riesce a concepire in maniera naturale, viene di norma definita infertile. Che la diagnosi sia legata ad una problematica femminile o maschile, la via per ottenere una gravidanza, in questi casi, è il ricorso a tecniche mediche.

La PMA di primo livello (IUI – Inseminazione Intrauterina), di secondo e terzo livello (FIVET, ICSI) necessita di fasi ben definite che spesso fanno cadere la coppia in un vortice di domande, incertezze, confusione e paure.

In particolare, la FIVET e la ICSI richiedono quattro stadi:

  •  Induzione farmacologica dell’ovulazione multipla: durante la quale, attraverso la combinazione di farmaci somministrati attraverso iniezioni sulla pancia, si stimola la crescita follicolare.
  •  Prelievo ovocitario (pick up): mediante una puntura in aspirazione (effettuata in anestesia generale), il medico preleva i follicoli “maturi”
  •  Inseminazione e fecondazione
  •  Trasferimento degli embrioni (transfer).

Oltre all’evidente e notevole condizione di stress psicofisico al quale vengono sottoposte le coppie durante queste fasi, è durante l’induzione farmacologica dell’ovulazione (stimolazione) che alla donna viene richiesto il maggior sforzo fisico.

Le  quotidiane iniezioni sulla pancia devono essere fatte ad orari prestabiliti; a circa una settimana dal pick up, in associazione, vengono richieste altre punture intramuscolari con l’obiettivo di inibire il rilascio dell’ovulo (che dovrà “scoppiare” in un momento ben preciso e dopo un’ulteriore iniezione fatta esattamente 36 ore prima del pick up); a giorni alterni è obbligatorio (ed assolutamente necessario) sottoporsi a prelievi del sangue per monitorare i livelli ormonali e di estradiolo in circolazione nel corpo e a specifici monitoraggi follicolari.

L’INPS riconosce alla donna che affronta un percorso di fecondazione assistita, un periodo di congedo di 3 settimane (1 settimana prima del pick up e 2 dopo il transfer embrionario) equiparate alla malattia, le quali incidono conseguentemente sul periodo di comporto.

Non sono, tuttavia, previsti ulteriori permessi retribuiti fruibili durante la fase della stimolazione, rendendo difficoltoso per le donne organizzare i monitoraggi follicolari, i prelievi del sangue e le iniezioni, ma è proprio durante questa prima fase che è necessario adeguarsi a quelli che sono gli orari imposti dai medici, soprattutto nel caso di PMA convenzionata con il SSN.

Capita sempre più spesso, tuttavia, che questi orari non coincidano con i turni al lavoro o rendano impossibile (si pensi ad esempio ai prelievi del sangue da effettuare ogni 48 ore) arrivare in tempo al lavoro.

Il timore di ripercussioni sul posto di lavoro, di ritardi ingiustificati o la difficoltà nell’ottenere giornate di ferie o permessi, minano quella che già è di per sé una condizione psicologica estremamente provata e rendono il percorso ancora più faticoso e stressante.

Con questa petizione chiediamo ai Sig.ri Ministri di intercedere per noi, al fine che vengano riconosciuti congedi orari retribuiti e fruibili ad ore, a tutte le coppie che si trovano ad affrontare questo difficile percorso, con l’obiettivo di agevolare quanto più possibile la strada già di per sé estremamente tortuosa.

Chiediamo inoltre che venga prestata particolare attenzione alla necessità di fornire un supporto psicologico e gratuito alle coppie, affinché la diagnosi dell’infertilità possa essere vissuta nella maniera più serena e positiva possibile, soprattutto nei casi di fallimento, purtroppo diffusi.

Anche se questa problematica non ti riguarda direttamente, firmando questa petizione, potresti aiutare una sorella, un’amica, una cugina.

Sono i piccoli gesti che possono fare davvero la differenza.

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