#CORONAVIRUS E L'ARROGANZA DEL CALCIO ITALIANO: FERMIAMOLI!!!

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“Da alcune settimane apprendiamo dai media, con stupore e dispiacere, che il calcio italiano vuole a tutti i costi riprendere i campionati, nonostante il perdurare della pandemia Covid 19.

Riteniamo che questo sia completamente sbagliato, per i motivi che seguono.

Tutti, in questo difficile momento, stanno facendo sacrifici enormi per contrastare l'avanzare del virus: siamo tutti, nella stragrande maggioranza, costretti a rimanere a casa, molte fabbriche e ditte sono chiuse; i commercianti, gli artigiani, molti professionisti non possono più svolgere le loro attività; i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari lottano in prima linea e rischiano la vita per assistere gli ammalati.

E come non ricordare le migliaia di decessi causati da questo nemico “invisibile”.

E' già in atto una spaventosa crisi economica, che colpisce singoli e famiglie intere, alcune delle quali mancano del necessario per sopravvivere.

Di fronte a questa immane tragedia, giustamente, la quasi totalità delle discipline sportive si sono fermate, a livello nazionale ed internazionale, e perfino le Olimpiadi sono state rinviate.

Riteniamo che anche il calcio italiano debba fermarsi, non essendo né un'impresa essenziale e nemmeno latore di privilegi che, in ogni caso, sarebbero inaccettabili, indifendibili ed anacronistici.

Riprendere in questo momento a giocare al calcio, significherebbe non solo non avere rispetto per le migliaia di persone che sono morte e per il dolore dei loro familiari, ma anche mettere a repentaglio la salute stessa di tutti gli addetti: calciatori, allenatori, massaggiatori, dirigenti.

Non ha senso nemmeno l’appello del ‘rifateci vivere’ lanciato di recente dal Commissario Tecnico della Nazionale di calcio Roberto Mancini, come se si potesse ‘vivere’ a discapito del pericolo e del rischio della salute pubblica che la ripresa indiscriminata di ogni attività sportiva necessariamente comporterebbe. Neppure ha un senso invocare le perdite economiche che l’interruzione delle attività stesse determina, a vari livelli, per i club, le società sportive, gli atleti, ecc..: prima ancora di quelle perdite, ci sono gli sforzi e i sacrifici di tanti cittadini di cui si diceva e che meritano rispetto e dignità. Ogni diversa soluzione integrerebbe di certo la manifestazione di quell’ “egoismo indifferente” delle cui lacerazioni e negatività bisognerebbe guardarsi e rendersi ‘immuni’, prima ancora di quelle del COVID-19, come ha ricordato il Santo Padre in più di un’occasione, in tempi recenti.

Noi riteniamo che non si possa inseguire sempre e solo il "business" e gli interessi economici seppur rilevanti, mettendo in secondo piano, ed anzi in pericolo, la salute - pubblica e privata - che è un bene prezioso, garantito dalla nostra Costituzione.

Chiediamo, perciò, con forza che il calcio italiano e i suoi massimi dirigenti diano un segnale forte a tutto il Paese, facendo un passo indietro, rinunciando alla ripresa delle partite ed anzi dichiarando chiusa la presente stagione calcistica.

Preghiamo, infine, i nostri Governanti non solo di farsi portavoce di questa nostra istanza presso gli organi direttivi del calcio, invitandoli a desistere dalla richiesta di ripresa delle partite, ma anche e, soprattutto, in accoglimento della stessa, di disporre la sospensione sine die di tutti i campionati di calcio."