No alla vendita di Villa Emo a Fanzolo

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Chiediamo al consiglio di amministrazione del Credito Trevigiano di non vendere Villa Emo a Fanzolo, progettata dal Palladio. La villa è un bene unico e fondamentale per l'identità del nostro territorio e solo se rimarrà di proprietà del Credito Trevigiano, una banca di credito cooperativo con 6000 soci, potrà continuare ad essere pienamente fruibile da tutti.

La nostra richiesta su basa su queste motivazioni:

  • La villa non deve essere considerata alla stregua di un bene di lusso di cui disporre a piacimento. Si tratta di un bene culturale che appartiene a tutta la comunità. Perché questo si realizzi concretamente, e non solo su base teorica, deve esserne garantita la fruibilità completa. Questa invece verrebbe messa a rischio vendendo la villa ad un privato in quanto la gestione del bene seguirebbe il solo interesse del privato stesso. Dall'altra parte invece, il possesso di Villa Emo da parte di un'istituzione come il Credito Trevigiano, potrà garantirne la piena fruibilità, presente e futura, in virtù della natura stessa della banca, una banca che ha le sue radici nel territorio e la cui vocazione è da sempre la tutela e lo sviluppo della nostra comunità. Non esiste nel nostro territorio un bene più importante e più rappresentativo della nostra identità di Villa Emo. Venderla sarebbe un atto miope e contrario ai valori e allo spirito con cui è stato fondato l'istituto.
  • Il mantenimento della villa è un onere economicamente pesante. Tuttavia Villa Emo può essere portata alla redditività. Deve rappresentare un'opportunità e non un fardello. Negli ultimi anni la sua gestione è stata caratterizzata da molta dedizione e buona volontà, tuttavia il Credito Trevigiano non ha fornito le risorse necessarie per fare in modo che una strategia di ampio respiro nella valorizzazione del bene potesse essere attuata. Non esiste nessun tipo di attività che possa prosperare senza investimenti. Ci sono molti esempi virtuosi nella nostra stessa provincia che dimostrano come sia possibile una valorizzazione anche economica di questi immobili.
  • Data l'importanza della villa per la comunità, la decisione di venderla non può essere presa in maniera unilaterale dal consiglio, senza il parere dei soci che invece erano stati consultati al momento dell’acquisto. Sarebbe un ulteriore tradimento dello spirito cooperativo della banca. Notiamo una mancanza di trasparenza nel modo in cui si sta conducendo la negoziazione e i tempi strettissimi in cui si vorrebbe chiudere la trattativa non permettono alla comunità stessa di elaborare la notizia e di valutarne le conseguenze.
  • Dalle cifre che sono trapelate sui giornali, il ricavato della vendita non inciderebbe in maniera determinante nel bilancio della banca. Non riteniamo comunque accettabile che si metta a repentaglio la fruibilità di un bene così importante per la nostra identità per pure ragioni contabili.


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