PETIZIONE CHIUSA

OBBLIGO DI PUBBLICITA’ PER I FINANZIATORI DEI PARTITI POLITICI

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PREMESSA

In Italia, la legge numero 13/2014 ha eliminato i rimborsi pubblici ai partiti ma al tempo stesso ha abolito la trasparenza sui donatori privati dei partiti. Il donatore, infatti, non può essere rivelato se non firma il consenso al trattamento dei dati personali. Il paradosso è che risulta ancora in vigore la legge 659 del 1981 che impone le “dichiarazioni congiunte”, del donatore e di chi riceve la donazione, da inviare a Montecitorio. Nessuna privacy è prevista, infatti, il partito “dovrebbe” comunicare quando, quanto e da chi ha incassato il denaro. La suddetta legge recita:

“Nel caso di erogazione di finanziamenti o contributi ai soggetti indicati nell'art. 7, L. 2 maggio 1974, n. 195, e nel primo comma del presente articolo, per un importo che nell'anno superi euro cinquantamila, somma da intendersi rivalutata nel tempo secondo gli indici ISTAT dei prezzi all'ingrosso sotto qualsiasi forma, compresa la messa a disposizione di servizi, il soggetto che li eroga ed il soggetto che li riceve sono tenuti a farne dichiarazione congiunta, sottoscrivendo un unico documento, depositato presso la Presidenza della Camera dei deputati ovvero a questa indirizzato con raccomandata con avviso di ricevimento. Detti finanziamenti o contributi o servizi, per quanto riguarda la campagna elettorale, possono anche essere dichiarati a mezzo di autocertificazione dei candidati. La disposizione di cui al presente comma non si applica per tutti i finanziamenti direttamente concessi da istituti di credito o da aziende bancarie, alle condizioni fissate dagli accordi interbancari”.

Ma la politica preferisce applicare la legge più recente, nonostante sia ampiamente risaputo che la trasparenza nel finanziamento della politica stessa sia lo strumento più efficace per contrastare la corruzione. Persino lo studio del 2016 dell’OECD, Financing Democracy, ribadisce che:

“pietra miliare per assicurare trasparenza e responsabilità nel finanziamento della politica è che i partiti politici e i loro candidati divulghino le informazioni su come essi raccolgono e spendono denaro. Tali informazioni possono meglio facilitare le decisioni consapevoli degli elettori così come un più efficace controllo del finanziamento della politica. Una divulgazione globale delle informazioni finanziarie può anche essere utile come deterrente per minimizzare l’impatto di indebite influenze”.

L'ultimo rapporto del Corruption Perceptions Index di Transparency International, l'organizzazione non governativa che monitora il livello di corruzione pubblica percepita, colloca l'Italia al 61esimo posto tra i 168 paesi censiti ed è penultima nella classifica dei 28 paesi membri dell'Ue. Secondo i dati pubblicati in un dossier preparato da Libera, Legambiente e Avviso pubblico (Enti e Regioni contro le mafie), il 10% dei parlamentari italiani della scorsa legislatura è risultato indagato, condannato o arrestato per corruzione, concussione, truffe o abuso d’ufficio: in totale 90 (59 del Pdl, 13 del Pd e 8 dell’Udc). E non finisce qui. La corruzione nazionale ha un costo insostenibile per i cittadini italiani. Secondo il Dipartimento della Funzione Pubblica, circa 60 miliardi di euro l'anno, cioè circa il 3,8% del Pil nazionale. Significa che ad ogni cittadino italiano vengono sottratti, ogni anno, 1000 euro a causa della corruzione sistemica del nostro paese. Lo strumento più incisivo per debellare questo male endemico del nostro Paese è formulare una seria legge sul conflitto di interesse e approvarla al più presto. E per non vanificare gli effetti di una tale legge, una volta approvata, è necessario sancire l'obbligo per i partiti di rendere pubblici gli elenchi di tutti i propri finanziatori, banche comprese. 

PROPOSTA

Assicurare una maggiore trasparenza nel finanziamento dei partiti politici permette di ridurre il rischio di corruzione che può mettere in pericolo il funzionamento della democrazia e dei processi sociali. I decisori politici dovendo operare nell’interesse pubblico, devono essere responsabili verso il pubblico stesso. I cittadini devono avere la possibilità di conoscere le modalità con cui sono finanziati i partiti politici e i loro rappresentati nonché  le fonti di tutti i fondi investiti per evitare ogni possibile abuso.

Si chiede dunque di sancire in via definitiva “l’obbligo per i partiti politici e per i loro candidati di pubblicare l’elenco di tutti i finanziatori delle proprie campagne elettorali, ivi comprese le banche, con indicazione dell’importo finanziato nonchè l’obbligo di rendicontare quanto speso. L’obbligo deve essere applicato a tutti quei finanziatori che nell’arco di un anno abbiano donato una cifra pari o superiore a € 1.000,00”.

Il Diritto alla Privacy deve essere subordinato al Pubblico Interesse che va tutelato come bene comune, in ragione del fatto che tutte le scelte dei decisori politici sono finanziate con il denaro dei contribuenti.

Si auspica dunque, che il Parlamento proceda quanto prima a fare chiarezza in materia con una legge univoca sul finanziamento della politica.



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