Contro risposta ai "dubia" su Traditionis Custodes

PETIZIONE CHIUSA

Contro risposta ai "dubia" su Traditionis Custodes

Questa petizione aveva 111 sostenitori
Ecclesia Dei ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Congregazione del Culto Divino e Disciplina dei Sacramenti

Quando, il 16 luglio 2021, uscì l’aborrito motu proprio Traditionis Custodes, pensammo a questa frase di Orazio: est modus in rebus (Satire I 1 106). Basta. C’è un limite nelle cose. Già da tempo conosciamo lo scarso interesse (chiaro eufemismo) del Romano Pontefice per la Messa in rito antico. Potremmo in generale parlare di scarso interesse per la liturgia in generale, dal momento che non risulta che l’abito corale e la dalmatica pontificale siano riservati al Vetus Ordo, eppure il papa non ne ha mai fatto uso. Per favore, non si tiri fuori l’argomentazione che il papa è sovrano assoluto e quindi può fare quello che vuole; “il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire” (Benedetto XVI, Omelia del 7 maggio 2005)

Per anni, però, si è andati avanti con questa logica non di accettazione ma di tolleranza del rito antico. Tolleranza, poiché, anche ammettendo la validità giuridica del Summorum Pontificum di Benedetto XVI (difatti non c’è bisogno di concedere qualcosa che già appartiene alla Chiesa), si viveva in un regime di continua restrizione. Quante volte a chi chiedeva una Messa in rito antico è stato detto “Sì, è vero, le norme lo concedono ma non è opportuno” oppure che tale rito “non fa parte dello stile celebrativo della parrocchia” (?). Ora, a partire dalla scorsa estate, e ancor più dai tragicomici responsa ad dubia di dicembre, appare evidente un cambio di rotta. Coloro che tentarono, con un colpo al cerchio ed uno alla botte, di mettere una pezza (non di Lundini, quindi assai poco divertente e utile) alla situazione decretata dalle decisioni di Francesco sono stati clamorosamente delusi: l’obiettivo è eliminare questi gruppi, rinchiuderli in riserve indiane e aspettare il loro dissolvimento per motivi anagrafici o la loro “conversione” a quella che sarebbe l’unica forma della lex credendi (TC 1), secondo un principio uniformatore e centralista che neppure Pio IX avrebbe concepito.

Una delle ferite aperte nel cuore di tanti pastori contrari al rito antico è proprio la questione numerica: negli anni ’70 Papa Paolo VI pensava che la questione si fosse risolta nel giro di pochi anni, con un ristretto gruppo di anziani nostalgici che, prima o poi, sarebbe scomparso per forza. Invece è accaduto qualcosa: oggi, nel 2022, la Messa tradizionale è ancora viva, celebrata da sacerdoti ordinati col rito nuovo, partecipata da giovani nati e cresciuti col rito nuovo ma folgorati da un incontro col Mistero.

Come sezione liturgica di Ecclesia Dei ci siamo occupati tante volte del rito antico: eppure siamo nati tutti dopo la riforma liturgica, non siamo malinconici contemplatori di un bel passato perduto. Siamo giovani del 2022, che hanno capito una cosa che a Roma non è chiara: la Tradizione è viva. Pensavano di chiudere un museo, non hanno capito che non si può arrestare il corso di un fiume impetuoso; anzi, cercando di porre degli argini il corso d’acqua aumenta la sua agitazione.

Vivere la tradizione liturgica non significa che siamo morti, ma che i morti sono vivi (secondo la bella definizione di Chesteron): non solo Pio V e Gregorio Magno, ma anzitutto Colui nel quale abbiamo riposto la nostra fede e che celebriamo nella Messa: Gesù Cristo Signore.

Abbiamo pensato di raccogliere alcuni pensieri, che verranno inviati alle autorità competenti. Tante cose non sono state capite, perché assurde: il divieto di utilizzare il Rituale ed il Pontificale, di costituire nuovi gruppi, di non poter celebrare in chiese parrocchiali; la follia pura. Siamo stanchi di farci derubare. Est modus in rebus.

Per leggere la "Contro responsa ad dubia" clicca qui

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