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Sindaco del Comune di Novara
Andrea Ballarè
Assessore all'Istruzione del Comune di Novara
Margherita Patti

Comune di Novara: il diritto alla salute dei bambini non si tocca! Reintroducete i cibi biologici, DOP e IGP nel menu scolastico 2013/2014.

Per tutelare il diritto alla salute dei bambini, promuovere un consumo responsabile e rilanciare l'economia locale.


Letter to
Sindaco del Comune di Novara Andrea Ballarè
Assessore all'Istruzione del Comune di Novara Margherita Patti
Egregi Signori/e,
siamo venuti a conoscenza del fatto che nei menu scolastici novaresi 2013/2014 gli alimenti biologici, DOP e IGP sono stati eliminati, diminuendo al contempo le quantità di ogni porzione, e inoltre l'acqua minerale in bottiglia è stata sostituita con acqua del rubinetto. Ciò che invece è rimasto invariato, aggiungendo scherno all'onta, è il costo della tariffa che le famiglie devono sostenere.

Come apprendiamo dai giornali, l'amministrazione comunale afferma di aver ridotto le quantità per combattere gli sprechi quotidiani e che il cibo biologico sarà sostituito da cibo della "stessa qualità". Questa generica rassicurazione non ci convince, e anzi ci lascia perplessi sulla competenza di chi si assume la responsabilità di scelte così delicate. Innanzitutto la qualità del biologico è indiscutibilmente superiore rispetto a quella del non biologico: come infatti oramai tutti sanno, e soprattutto come molti medici nutrizionisti sostengono, la filiera del biologico è l'unica in grado di certificare – mediante una rigorosa regolamentazione e scrupolosi controlli – alimenti sani e genuini, privi di residui di pesticidi e altre sostanze pericolose per la salute presenti, purtroppo, in molti alimenti "convenzionali". A maggior ragione quando in gioco c'è il futuro dei nostri figli, il principio di precauzione dovrebbe essere la stella polare che guida le decisioni degli amministratori, soprattutto in un paese in cui gli scandali per frodi alimentari, anche ad opera di aziende famose, sono all'ordine del giorno. Dunque ben venga la scelta dell'acqua di rubinetto, ma perché non limitarsi a modificare le quantità invece di mettere mano anche sulla "qualità"?.

Si cita inoltre il fatto che numerose famiglie risultano in ritardo con il pagamento della mensa, creando un ammanco nel bilancio del Comune. Tuttavia non si comprende perché non si proceda con il recupero di questi crediti invece di penalizzare, come al solito, i soggetti più deboli e quelli onesti che invece sono sempre stati in regola con i versamenti. Perché far indiscriminatamente cassa sulla totalità delle famiglie e non perseguire solo gli inadempienti?

Qualcuno poi dirà: è colpa della crisi, certe decisioni sono difficili ma inevitabili. Pur comprendendo la complessità della congiuntura economica, non siamo d'accordo sulle modalità con cui questa viene affrontata.

Innanzitutto siamo sicuri che ci sia qualche altra voce di spesa, estranea al mondo dell'infanzia, più voluttuaria rispetto a quella della salute dei nostri bambini. Già siamo costretti a rifornire le scuole di carta igienica, saponi e fogli per stampante: di quali altri diritti saremo ancora privati e quali altri costi dovremo ancora sobbarcarci, a fronte di un peggioramento dei servizi pubblici?

In secondo luogo, se ci si vuole incamminare sulla strada virtuosa della lotta agli sprechi, perché non coinvolgere nelle forniture della mensa scolastica i tanti imprenditori agricoli e gli allevatori del novarese che operano nel campo del biologico? Di questa scelta coraggiosa non solo beneficerebbero i bambini, ma si ridarebbe slancio e ossigeno all'economia locale "strangolata" dalla contrazione dei consumi e dalla grande distribuzione. Inoltre, un approvvigionamento rispettoso delle stagionalità e a "km 0" ridurrebbe l'emissione di CO2 e altri inquinanti, generando un impatto positivo sull'ambiente che ci circonda e dunque, con un circolo virtuoso, anche sulla nostra salute.

Molte altre realtà territoriali italiane hanno optato per le mense scolastiche biologiche, ottenendo risultati positivi e incoraggianti sotto tutti gli aspetti sopra menzionati: salute, economia locale, ambiente. E spesso riuscendo persino a risparmiare, grazie all'ottimizzazione della filiera produttiva e all'eliminazione delle inefficienze, ad esempio contenendo il consumo di carne ma migliorandone al contempo la qualità, e incrementando il consumo di legumi e piatti unici completi dal punto di vista nutrizionale.

Vi esortiamo dunque a tornare sui vostri passi e inserire nuovamente nel menu scolastico 2013/2014 i cibi biologici, DOP e IGP (preferibilmente a filiera corta), mettendo la SALUTE dei bambini, non ragioni politico-economiche di secondaria importanza, al centro delle vostre scelte!