Trasformare in un monumento alle migrazioni la barca di Torre Melissa

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Nella notte di giovedì 10 gennaio a Torre Melissa, piccola località di mare in provincia di Crotone, sbarcarono 51 migranti di origine curda (tra cui un bimbo di pochi mesi) a bordo di un'imbarcazione a vela che si era incagliata e capovolta a pochi metri dalla riva. Le urla strazianti degli esseri umani - uomini, donne madri e bambini - in preda alle onde di un gelido mar Ionio, non lasciarono i cittadini indifferenti a quella tragica scena che si stava consumando sulla loro spiaggia.


Come una reazione a catena, dopo il primo tempestivo soccorso di coloro che si trovavano nelle vicinanze, un paese intero si svegliò nel cuore della notte per avvolgere in un caldo abbraccio le vittime del naufragio che raggiungevano la riva. Molti si tolsero le proprie giacche per coprire i naufraghi, alcuni portarono coperte e stufe e pensarono anche a preparare un piatto caldo nei locali di un villaggio turistico prospiciente il mare mentre altri, con l’aiuto del personale della guardia costiera che cominciava ad arrivare sul posto, si gettarono in mare per salvare tanti disperati rimasti incagliati nella barca e che urlavano a pochi metri dalla spiaggia. Mentre tutto ciò accadeva, un albergatore di una struttura ricettiva nei paraggi chiuse a chiave nella stanza i due scafisti, contribuendo in maniera decisiva all'arresto di questi che nel frattempo si erano dati alla fuga cercando alloggio proprio in questo hotel.


Purtroppo, non tutti riuscirono a salvarsi. Il corpo di un disperso venne ritrovato esanime riverso sulla battigia dieci giorni dopo il naufragio: un ragazzo di 21 anni con in tasca qualche moneta e una scatoletta di tonno, l’ennesima vittima di questo “olocausto silenzioso” che si sta consumando nel Mediterraneo.


Una storia incredibile, che ebbe una risonanza mediatica enorme, finendo sulle cronache nazionali di tutti i principali quotidiani del Paese.


Oggi l'imbarcazione è destinata alla demolizione e, se questa iniziativa non avrà il tuo sostegno, non rimarrà alcuna traccia di questo momento importantissimo per la storia di Torre Melissa. La presenza del veliero è fondamentale per conservare la memoria nel tempo: i racconti orali o le foto non saranno mai così eloquenti come gli squarci sullo scafo.


La nostra volontà è quella di spostare l'imbarcazione dalla spiaggia e collocarla in uno spiazzale che si trova a qualche metro dal luogo del naufragio per farne un monumento pubblico. Così come è stato fatto ad Otranto, in Puglia, con il relitto della Kater, chiediamo il sostegno delle istituzioni locali, della cittadinanza e degli artisti per trasformare l’imbarcazione arenata a Torre Melissa in un monumento per tutti i migranti morti in mare. Un gruppo di artisti sta già elaborando un progetto sostenibile per recuperare il relitto e renderlo un'opera d'arte che perduri nel tempo.


Un monumento che rimanga, quindi, testimonianza dell'unione della nostra comunità, della vittima di questo naufragio e di tutte quelle che, nella speranza di un futuro migliore, sono state costrette a fuggire dalla propria terra andando incontro alla morte. Un monumento simbolo della resistenza di esseri umani coesi contro ogni forma ingiustificata di odio e dell'eroismo spontaneo di chi è accorso in piena notte per dare riparo e soccorso ai naufraghi.


Il veliero non può e non deve scomparire ma presiedere come documentazione di un tragico evento che è rimasto nella mente e nel cuore delle persone che hanno partecipato disinteressatamente, e con mirabile spirito umanitario, a questo atto di grande solidarietà.


Per non dimenticare le urla delle mamme e dei bambini e la vittima di questo e di altri sbarchi, ma anche le lacrime del sindaco Gino, la prontezza di Roberto, il coraggio di Carmelo e di tutti quei cittadini presenti che, al di fuori di qualsiasi bandiera politica, hanno agito nell'interesse umano, vi chiediamo di firmare questa petizione come primo passo verso questa importante iniziativa.