No al Polo Logistico a Manerbio (BS)

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Quattrocento posti di lavoro dequalificato e un consumo di 127.000 metri quadri di suolo.

Era proprio questa la linea di sviluppo strategico tanto attesa per la rinascita di Manerbio?

Non agriturismo biologico e a chilometro zero, non le nuove frontiere della tecnologia con la sfida delle stampanti 3d e le connessioni a banda ultralarga, non la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio di storia e cultura di questa terra, ma un polo logistico, decine di tir che movimentano merci con corollario di rotonde e bretelle.

Si dice da parte di chi è aduso al gioco delle tre carte: ma quell’area è già industriale.

Basterebbe togliersi le fette di salame dagli occhi per vedere che stiamo parlando di un campo incolto da adibire a capannoni e piazzole, perché come noto a Manerbio e zone limitrofe vi è un grave deficit di capannoni e piazzole. I giocatori seriali di cui sopra aggiungono che loro hanno le mani legate dalle precedenti decisioni e dalla libertà di iniziativa economica del privato.

Occorre esser consapevoli che quel terreno, una volta impermeabilizzato sarà perduto per sempre.

Sul numero di posti di lavoro l’annuncio roboante è stato seguito da smentita.

Ma al di là dei numeri occorre esser consapevoli dall’esperienza di altri poli logistici che si tratta di lavoro di bassa qualifica (facchini) e che di solito viene gestito con contratti di lavoro precario da cooperative che sfruttano gli extracomunitari.

Quindi i disoccupati (magari laureati) di Manerbio non si facciano illusioni.

Polo logistico richiama altri poli logistici. Della serie l’appetito vien mangiando.

La logistica richiama altra logistica. Più il territorio verrà infrastrutturato per il trasbordo di merci e più le merci troveranno conveniente trovare casa da noi. A vantaggio di chi?

Perché non cogliere in una situazione di crisi economica come l’attuale, l’occasione per riflettere tutti insieme, in una logica partecipativa, per pianificare progetti sostenibili nel campo della riqualificazione urbana, dell’efficienza energetica, dell’agricoltura sostenibile, dell’ agriturismo, dell’industria manifatturiera d’eccellenza.

I cambiamenti climatici ci dicono che non abbiamo più molto tempo e che le decisioni sbagliate o di retroguardia di oggi possono avere un costo molto salato.

 



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