Una nuova città per la scuola - Sosteniamo la scuola imolese

0 hanno firmato. Arriviamo a 1.000.


Il prossimo settembre, le scuole imolesi dovranno affrontare una sfida senza precedenti per la loro riapertura.
Non possiamo educare i bambini da 0 ai 6 anni in conference call. Non possiamo istruire i bambini dei primi anni delle elementari con la scuola virtuale. Non è nemmeno possibile educare per un intero anno i ragazzi delle scuole medie e superiori senza entrare in un’aula scolastica.
Non avremo a disposizione quella grande risorsa umana  e culturale  della nostra città che sono le persone anziane. Loro non saranno disponibili, perché dovremo proteggerli.
Quando si riprenderà il lavoro anche la scuola dovrà ripartire.
Una ripartenza con genitori che dovrebbero ancora farsi carico dell’accudimento e dell’istruzione primaria dei propri figli è impensabile.
Non possiamo penalizzare il lavoro dei genitori, soprattutto quello delle donne, facendo permanere condizioni che le costringerebbero inevitabilmente a rimanere a casa.

Per mettere in sicurezza la scuola servirà una profonda operazione di riorganizzazione dei servizi scolastici basata sul perseguimento di un obiettivo principale: il distanziamento dei bambini, dei ragazzi, degli insegnanti, degli educatori e di tutti i collaboratori scolastici.
Per fare ciò dovremo seguire le indicazioni del Ministero dell’Istruzione e della Regione Emilia Romagna, ma per assicurare la loro efficace applicazione nella nostra dimensione cittadina  e garantire la stessa offerta dei servizi scolastici precedenti alla crisi, servirà, da parte di tutta la città, un grande sforzo.
Le classi degli alunni andranno dimezzate, le entrate del mattino scaglionate, i servizi delle mense e i trasporti verso la scuola andranno riorganizzati, una vera rivoluzione della scuola.
Non si può, quindi, sottovalutare un problema di tale portata e non pensare alle conseguenze che avrà sui minori e sull’organizzazione delle famiglie.
Le nostre strutture scolastiche, dall’infanzia alle scuole superiori, se lasciate sole, non potranno affrontare una sfida di tale portata.
Servono più personale, maggiori spazi a disposizioni e tecnologie informatiche di supporto.
Le scuole dovranno riorganizzare i propri programmi didattici potenziando l’organico docenti con quello che ogni scuola ha in dotazione ma servirà di più.
Si dovrà rinforzare il supporto dato alle scuole dagli operatori ed educatori del terzo settore e del volontariato.
Per aiutare la scuola imolese dobbiamo chiamare a raccolta tutti i soggetti, pubblici e privati che possono offrire spazi e servizi a favore delle misure e delle soluzioni necessarie per la riapertura.
Noi pensiamo che fare ciò è possibile ma serve un impegno straordinario di tutta la città, a favore della nostra scuola.

Facciamo appello al Commissario straordinario e all’amministrazione comunale perché si istituisca, da subito, un tavolo cittadino per un forte coinvolgimento di tutti gli imolesi, a partire dai cittadini stessi, alla nostra Ausl, alla cooperazione sociale e il terzo settore, ai sindacati, alle fondazioni di settore, alle imprese e a tutte le forze politiche.
La scuola, i ragazzi e le famiglie imolesi hanno bisogno dell’aiuto di tutta la città, dobbiamo impegnarci tutti ed essere all’altezza di questa nuova sfida, con coraggio, competenza, determinazione e con la capacità di lavorare insieme, come sempre abbiamo fatto nel passato.

Giuseppina Brienza
Presidente dell’associazione Futuro in Comune Imola